In occasione dell’anniversario degli arresti alcuni membri del Parlamento canadese parlano delle violazioni de i diritti umani in Iran

In occasione dell’anniversario degli arresti alcuni membri del Parlamento canadese parlano delle violazioni dei diritti umani in Iran

In un ampio dibattito che si è svolto in occasione del quarto anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i, alcuni membri del Parlamento canadese hanno espresso la loro preoccupazione per il peggioramento delle violazioni dei diritti umani in Iran.

Lunedì 14 maggio, il Ministro degli esteri canadese, John Baird, ha ricordato l’anniversario dichiarando che «le autorità iraniane continuano a violare il diritto alla libertà di religione tollerando e incoraggiando la persecuzione dei baha’i, dei cristiani e di membri di altre comunità religiose minoritarie. La libertà di religione è un diritto umano universale».

«Esortiamo l’Iran a mantenere i propri impegni internazionali, a consentire la libertà di religione e a rispettare i diritti fondamentali del suo popolo», ha detto il ministro Baird.

In apertura del dibattito nella Camera, Deepak Obhrai, Segretario parlamentare del Ministro degli esteri, ha detto che il rifiuto dell’Iran di rispettare i propri obblighi nei confronti dei diritti umani è una «violazione non solo di norme e standard universalmente riconosciuti, ma anche di norme e standard inclusi nella sua costituzione».

Il signor Obhrai e altri oratori hanno parlato, fra l’altro, anche della soppressione dei diritti delle donne, degli attacchi contro giornalisti, artisti, sindacalisti indipendenti e contro la società civile, nonché della persecuzione delle minoranze da parte delle autorità iraniane.

«Quanto alle minoranze religiose, l’Iran è ancora un luogo pericoloso per numerose comunità, come quella baha’i», ha detto il Obhrai, membro del parlamento conservatore dello stato di Alberta.

«Per molti anni questa pacifica comunità è stata colpita dalle autorità iraniane e sottoposta a discriminazioni e arresti. Dirigenti baha’i sono stati arrestati e messi in prigione per aver praticato la propria fede.

«I funzionari iraniani hanno anche pubblicamente tentato di collegare i baha’i all’instabilità politica del paese. Ma si tratta di accuse inventate che destano preoccupazione per la sicurezza e il benessere di tutte le persone ingiustamente detenute in Iran.”

Irwin Cotler, membro del parlamento liberale di Montreal, ha detto che la sorte dei baha’i in Iran fa comprendere la situazione dei diritti umani in Iran in generale e la «criminalizzazione dell’innocenza».

«In parole povere, la persecuzione e la condanna di questi baha’i è un caso emblematico della sistematicità, se non della strutturalità, dell’ingiustizia iraniana», ha detto il signor Cotler, «che prevede arresti arbitrari, segregazioni e accuse false e inventate».

Scott Reid, conservatore dell’Ontario, ha aggiunto: «I baha’i devono affrontare l’equivalente di uno sforzo sistematico di sterminare la loro religione» e ha detto che la persecuzione dell’Iran contro i baha’i è «una delle grandi tragedie dei tempi moderni».

Susanne Tamas, responsabile dei rapporti con il governo per la comunità baha’i canadese, ha apprezzato il dibattito e ha osservato che è significativo che abbiano parlato, esprimendo unanimemente le loro preoccupazioni, rappresentati di tutti i principali partiti canadesi.

«Il dibattito è stato molto incoraggiante e molto apprezzato», ha detto la signora Tamas.

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In prigione da cinque anni gli ex dirigenti baha’i e le persecuzioni si intensificano

Oggi gli ex dirigenti baha’i incominciano il quinto anno di prigione e le persecuzioni contro i loro correligionari si intensificano.

I sette prigionieri devono ora affrontare la cupa prospettiva di altri 16 anni in carcere per crimini che non hanno commesso. La prossima settimana sarà trascorso un anno dalle incursioni in alcune case baha’i associate a un’iniziativa informale per offrire gli studi superiori a membri della comunità ai quali è impedito accedere all’università. Poco dopo nove insegnanti hanno subito dure condanne detentive.

La detenzione e la condanna di questi e di altri baha’i sono un riflesso dell’oppressione che grava su tutti gli iraniani che aspirano alla libertà e al progresso del paese, ha detto la Casa Universale di Giustizia in un lettera del’11 maggio 2012 inviata ai baha’i dell’Iran.

La Casa Universale di Giustizia ha notato nel suo messaggio che l’aggravante crudeltà verso la comunità baha’i iraniana colpisce ora anche i bambini. Fra i recenti attacchi, la lettera menziona un bimbo di due anni trattenuto in prigione per qualche giorno assieme alla madre, una scolara picchiata e bruciata su una mano dall’insegnante perché non aveva partecipato alle preghiere collettive e una madre brutalmente arrestata dalle guardie sotto gli occhi dei due figlioletti.

«Dai bambini in età scolare agli anziani, dai sette ex dirigenti a semplici paesani, nessun baha’i in Iran sfugge alle crudeli e calcolate persecuzioni escogitate dal governo iraniano e dai suoi agenti», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.

I sette ex dirigenti hanno subito la condanna più dura, vent’anni, di qualsiasi altro prigioniero di coscienza oggi detenuto nelle carceri iraniane, ha aggiunto la signora Ala’i. «Le condizioni sono difficili, il cibo è scadente e l’igiene è scarsa, tanto che la maggior parte di loro ha avuto problemi di salute. Ciononostante in questi quattro anni, nessuno di loro ha avuto alcun periodo di licenza, come pure la legge iraniana prevede».

Il sostegno del mondo

La Casa Universale di Giustizia ha scritto nella sua lettera che, l’anno precedente, diversi governi e organizzazioni hanno continuato a difendere i diritti dei baha’i e degli altri iraniani oppressi. Fra questi sostenitori, uomini di stato e funzionari – compresi diversi politici musulmani in oriente e in occidente – agenzie civili, università ed eminenti personalità hanno dichiarato che la persecuzione dei baha’i è ingiusta e ne hanno chiesto la cessazione.

Fra gli ultimi provvedimenti c’è l’approvazione unanime di una risoluzione del Senato degli Stati Uniti, il 29 marzo u.s., che chiede la liberazione dei sette ex dirigenti. Tre giorni dopo, la triste sorte dei prigionieri è stata ricordata al pubblico in 12 delle maggiori città del mondo, quando varie manifestazioni hanno commemorato i 10.000 giorni che i sette avevano trascorso dietro le sbarre.

Anche diversi iraniani, fra i quali alcuni artisti, difendono i diritti dei loro compatrioti baha’i oppressi e ne chiedono la libertà, ha osservato la Casa Universale di Giustizia.

«L’Iran è oggi pervaso da un cieco pregiudizio e dalla superstizione e il nome e la reputazione dell’Islam hanno subito un danno irreparabile», ha detto Diane Ala’i. «Noi ci uniamo ad ogni sforzo compiuto dalle persone di buona volontà, tanto in Iran quanto nel resto del mondo, per condannare le dimensioni e la violenza dell’oppressione subita dal popolo iraniano».

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Cinquant’anni dopo, alcune comunità europee ricordano importanti elezioni

In occasione del cinquantenario della formazione dell’Assemblea Spirituale Nazionale norvegese è stato reso omaggio alla Fede baha’i.

In Oslo, un centinaio di ospiti speciali hanno partecipato a un incontro celebrativo. Fra questi, Shazia Mushtaq, rappresentante del Consiglio islamico norvegese, ha elogiato «i numerosi begli elementi» dell’evento commemorativo, come discorsi ed esibizioni musicali.

Ivar Flaten, un sacerdote della Chiesa di Norvegia, ha detto di aver trovato negli insegnamenti baha’i «un accento speciale non solo sulla tolleranza ma anche sul reciproco riconoscimento». Analoghi commenti ha esposto Lise Tørnby, Capo esecutivo del Consiglio per le comunità religiose di Norvegia, che ha detto che ciò che caratterizza i baha’i è la loro «volontà di dialogo».

Nel suo discorso programmatico, Thor Henning Lerstad, giornalista e baha’i, ha detto che «dal unto di vista dei paesi del nord, la più importante sfida lanciata dalla Fede baha’i» è la richiesta che tutti gli esseri umani riconoscano l’unità delle religioni.

«La tolleranza non è sufficiente. È anche necessario riconoscere le credenze degli altri», ha detto.

Oggi in Norvegia le attività baha’i comprendono riunioni che rafforzano il carattere devozionale della comunità, classi per bambini, gruppi che indirizzano le energie dei giovani e circoli di studio i cui partecipanti esaminano l’applicazione di alcuni insegnamenti spirituali nella propria vita e acquisiscono capacità necessarie per servire la comunità.

«Viviamo in un tempo in cui si presta meno attenzione alla cura della natura spirituale degli esseri umani», ha osservato Shahla Bahrami, un’altra baha’i norvegese. Le attività offerte dalla comunità baha’i contribuiscono a raffinare questa natura, ha detto la signora Bahrami durante l’incontro di venerdì 27 aprile.

Quest’anno ricorre il cinquantenario anche della formazione di un’Assemblea Spirituale Nazionale in Belgio, Danimarca, Finlandia, Italia, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia e Svizzera. In alcuni di questi paesi, una parte delle Convenzioni baha’i che hanno luogo durante la festività di Ridvan, dal 21 aprile al 2 maggio, è stata dedicata alla commemorazione dell’evento.

Ai baha’i della Svizzera, il Reggente del Liechtenstein, Sua Serena Altezza il Principe ereditario Alois, ha scritto: «Nell’apprendere che l’Assemblea Spirituale Nazionale della Svizzera, che è attualmente responsabile della comunità baha’i del Liechtenstein, celebrerà il suo cinquantenario, colgo l’occasione per congratularmi con la comunità in questo anniversario e per formulare i miei migliori auguri e invocare la benedizione di Dio per il futuro».

L’Assemblea Nazionale svizzera ha inviato i suoi auguri alla vicina comunità baha’i italiana. Durante la Convenzione nazionale italiana, il signor Mario Piarulli, membro tuttora vivente della prima Assemblea Spirituale Nazionale, ha raccontato le sue memorie della storia degli inizi della comunità.

Il signor Piarulli ha espresso il suo sincero desiderio che «i giovani presenti possano testimoniare tra 50 anni, in occasione della commemorazione del centenario, questi nostri anni come cruciali per aver impresso un’accelerazione nella maturazione di una civiltà mondiale spirituale».

In Olanda, membri ed ex membri dell’Assemblea Spirituale Nazionale hanno celebrato il cinquantenario leggendo il nome dei 51 baha’i che hanno servito nell’istituzione durante questi cinquant’anni.

L’anniversario dell’Assemblea Spirituale Nazionale del Portogallo è stato celebrato durante la convenzione nazionale, che si è svolta per la prima volta in un nuovo centro nazionale baha’i. «Lo spazio fisico che ha ospitato la Convenzione è così stato un simbolo materiale della crescita e del progresso della Fede nell’ultimo mezzo secolo», ha detto l’Assemblea Spirituale Nazionale portoghese.

I baha’i del Lussemburgo hanno celebrato il giubileo d’oro della loro Assemblea Spirituale Nazionale con un ricordo della prima baha’i che si è stabilita nel loro paese, la britannica Honor Kempton. «La convenzione è stata rafforzata dai sacrifici fatti dai baha’i dei decenni trascorsi», ha detto il membro dell’Assemblea Amir Saberin, «e ha esaminato come le fondamenta costruite nell’ultimo mezzo secolo diverranno la base di vittorie ancora più grandi nei prossimi cinquant’anni».

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Una commissione esamina il ruolo dei giovani nel cambiamento sociale

Per preparare la popolazione giovanile del mondo al futuro occorrono nuovi orientamenti nell’educazione che mettano in luce il loro ruolo di cittadini del mondo.

È questa una delle idee presentate a New York durante una tavola rotonda, organizzata il 23-27 aprile u.s. dalla Baha’i International Community, in occasione della Commissione delle Nazioni Unite sulla popolazione e lo sviluppo.

Intitolata «Giovani e adolescenti: educare i protagonisti del cambiamento sociale», la tavola rotonda ha esaminato i temi principali della Commissione per quest’anno.

L’ambasciatore William A. Awinador-Kanyirige, rappresentante permanente della missione permanente del Ghana presso le Nazioni Unite ha detto che dobbiamo insegnare ai giovani «il concetto dei diritti umani fondamentali e i concetti della tolleranza, della pace e della diversità».

«Se, mentre insegniamo anche le scienze e le competenze comunicative fondamentali, non insegniamo anche questi concetti, non aiutiamo i giovani a realizzarsi pienamente nella vita», ha detto.

In apertura della discussione, Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, ha detto: «Vogliamo esaminare processi educativi che aiutino i giovani a riconoscere e a sviluppare i propri potenziali . . . e a considerarsi protagonisti del cambiamento nella propria vita, nella vita delle loro comunità e nel mondo».

«Molti dei moderni metodi educativi trattano gli studenti in modo molto passivo, come recipienti di informazioni invece che come membri attivi della comunità», ha detto la signora Dugal.

Il membro della commissione Alicia Cundall, studente dell’Università di Toronto, ha detto che i giovani vogliono partecipare strategicamente alla pianificazione del mondo che erediteranno.

«Ho imparato che gli adolescenti e i giovani sono idealisti nel modo migliore», ha detto la signora Cundall. «Non accettiamo un no come risposta, lottiamo per ciò in cui crediamo, sfidiamo lo status quo, le nostre mentalità e i nostri atteggiamenti sono flessibili e malleabili e siamo più capaci degli adulti di modificare i nostri comportamenti per adattarci ai tempi che cambiano. Abbiamo grande energia e grandi entusiasmi».

La signora ha anche detto che i programmi per i giovani devono mettere in luce l’importanza del servizio alla comunità e dell’apprendimento attraverso l’esperienza.

Fra i contributi che ha offerto alla Commissione di quest’anno, la Baha’i International Community ha pubblicato una dichiarazione che tratta questo tema. Il documento nota che nel mondo ci sono circa un miliardo di persone fra i 10 e i 19 anni, che la metà di loro vive in povertà e che il 25 per cento circa sopravvive con meno di un dollaro al giorno.

«Il futuro della società odierna dipende in gran parte dal modo in cui i programmi e i metodi educativi sanno sprigionare il potenziale latente dei giovani e prepararli al mondo che erediteranno», dice la dichiarazione.

Il testo inglese della dichiarazione si trova qui: http://bic.org/statements-and-reports/statements/youth-and-adolescents-education-in-service-of-community

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La 51a Convenzione nazionale bahá’í italiana

Ieri alle 12.30 si è conclusa ad Acuto (Frosinone) la 51a Convenzionale nazionale bahá’í italiana, l’incontro durante il quale 57 bahá’í, appositamente eletti a suffragio universale, hanno eletto l’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia.

Questa istituzione è l’organo direttivo nazionale della comunità, riconosciuto dallo Stato italiano, i cui membri servono la comunità senza percepire alcun tipo di emolumento. Fra gli scopi fondamentali del suo lavoro vi è la promozione del progresso della civiltà mediante la realizzazione degli ideali bahá’í, come l’unità dell’umanità e delle religioni, il rispetto dei diritti umani, l’equilibrio fra la scienza e la religione, l’educazione universale, l’equilibrio fra gli aspetti materiali e spirituali della vita. I delegati convenuti si sono consultati su vari temi, fra i quali un programma per la valorizzazione spirituale dei giovanissimi, i ragazzi fra i 12 e i 15 anni.

Riconosciuta la particolare importanza di questa fase della vita e le difficoltà che la società italiana sta incontrando nel dare un proficuo indirizzo a questa categoria di suoi cittadini, la comunità bahá’í si è organizzata per trasmettere loro vitali strumenti come la capacità di compiere una libera e indipendente ricerca della verità e importanti valori come l’onestà, la rettitudine, il senso di giustizia, lo spirito di servizio alla società, con la dichiarata intenzione di prepararli a divenire buoni cittadini non solo della nazione, ma del mondo intero.

Questa Convenzione nazionale è stata allietata da una particolare ricorrenza, il cinquantenario dell’elezione della prima Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia avvenuta nel 1962. Era presente uno dei credenti che ne fu membro e che ha intrattenuto i presenti ricordando aneddoti, ma soprattutto lo spirito di quei giorni passati i cui frutti sono evidenti nella comunità di oggi.

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Annunciato un progetto di costruzione di nuove Case di culto

Mentre in Cile si sta costruendo l’ultima della Case di culto continentali, è stato annunciato il progetto per la costruzione dei due primi templi baha’i nazionali nella Repubblica Democratica del Congo e in Papua Nuova Guinea.

Lo storico annuncio è stato fatto ieri dalla Casa Universale di Giustizia nel suo messaggio annuale del primo giorno di Ridvan, la più sacra festività dell’anno baha’i.

Le Case di culto baha’i sono particolari edifici, aperti a tutti, nei quali i visitatori possono pregare e meditare in un’atmosfera serena oppure ascoltare le sacre scritture delle religioni del mondo recitate e cantate. Ogni Casa di culto è un centro spirituale attorno al quale sorgono strutture di servizio sociale, umanitario ed educativo per la popolazione circostante.

Questa istituzione combina «due aspetti essenziali e inseparabili della vita bahá’í: culto e servizio», scrive la Casa Universale di Giustizia.

Oltre ai due nuovi Templi nazionali, sarà presto avviata in cinque regioni del mondo una consultazione per la creazione di Case di culto locali. Le località sono: Battambang, Cambogia; Bihar Sharif, India; Matunda Soy, Kenya; Norte del Cauca, Colombia e Tanna, Vanuatu.

Esse sono fra i luoghi del mondo nei quali le comunità baha’i stanno coltivando «uno spirito devozionale che si esprime in incontri di preghiera e in un processo educativo che costruisce capacità per servire l’umanità», scrive la Casa Universale di Giustizia.

Parlando delle Case di culto la lettera si conclude dicendo: «Da questi Orienti del Ricordo di Dio risplenderanno i raggi della Sua luce e risuoneranno gli inni della Sua lode».

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Dignitari cristiani fanno gli auguri alla comunità per uno storico anniversario

Eminenti prelati cristiani hanno reso omaggio alla comunità bahá’í cent’anni dopo che la nave che portava ‘Abdu’l-Baha negli Stati Uniti d’America è attraccata a Napoli.

Le loro osservazioni sono state menzionate durante una speciale commemorazione alla quale hanno partecipato oltre 250 ospiti, che ha avuto luogo nel porto della città per celebrare il centenario della presenza di ‘Abdu’l-Baha nel porto, a bordo del piroscafo Cedric.

In una lettera che è stata letta durante l’incontro, l’Arcivescovo di Napoli, cardinal Crescenzio Sepe ha espresso la speranza che le celebrazioni «siano occasione di arricchimento spirituale e di nuovo slancio nell’edificazione di una società più giusta e fraterna».

In un altro messaggio di auguri, Monsignor Salvatore Giovanni Rinaldi, Vescovo della Diocesi di Acerra, ha detto: «L’augurio mio personale e della comunità cristiana di Acerra è che il messaggio del fondatore della Fede Baha’i Baha’u’llah, messaggero di Dio, che ha promosso un processo di unificazione dell’umanità, possa progredire e affermarsi pienamente per realizzare un’unica famiglia umana attorno all’unico Dio».

Il professor Roberto Tottoli dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale ha detto ai baha’i: «ribadisco il mio interesse per vostre future iniziative, per interesse mio personale ma anche per l’interesse del Dipartimento che rappresento che non può che guardare con favore simpatia attività di comunità religiose la sua».

Fra gli ospiti speciali che hanno partecipato all’evento e che hanno pronunciato discorsi vi sono rappresentanti dell’associazione Soka Gakkai International e della Chiesa Evangelica Valdese. Essi «hanno espresso la loro gioia di celebrare assieme alla comunità baha’i un momento così solenne e significativo», ha detto Julio Savi, segretario dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha’i d’Italia.

‘Abdu’l-Baha (1844-1921) era il figlio maggiore di Baha’u’llah, da Lui nominato Suo successore come capo della Fede baha’i. Dopo la Rivoluzione dei Giovani Turchi del 1908, quando tutti i prigionieri politici e religiosi dell’Impero Ottomano, compreso ‘Abdu’l-Baha e la Sua famiglia, sono stati liberati, Egli ha incominciato a pensare di presentare di persona gli insegnamenti baha’i al di fuori del Medio Oriente. Dall’agosto al dicembre 1911, ha visitato la Francia, la Svizzera e l’Inghilterra prima di ritornare in Egitto per l’inverno.

Poi, il 25 marzo 1912, ‘Abdu’l-Baha Si è imbarcato sul Cedric, che viaggiava fra Alessandria e New York, facendo sosta a Napoli. Era stato suggerito che ‘Abdu’l-Baha viaggiasse sullo sfortunato Titanic, ma si dice che Egli abbia detto che preferiva un viaggio per mare più lungo. È sbarcato nel porto di New York l’11 aprile.

Durante la celebrazione del centenario che ha avuto luogo a Napoli dal 31 marzo al 1° aprile, Hartmut Grossmann, già membro della Casa Universale di Giustizia, ha invitato i partecipanti a riflettere su una lettera scritta dalla Casa Universale di Giustizia il 29 agosto 2010 che dice: «Le parole pronunciate da ‘Abdu’l-Bahá durante i Suoi viaggi e gli atti che compì con tale consumata saggezza e con tanto amore offrono abbondante ispirazione e molte intuizioni . . .».

I partecipanti sono stati allietati da presentazioni musicali, da una tradizionale «tammurriata» napoletana e da un documentario sulla storia della comunità baha’i italiana che ha messo in relazione le attività dei baha’i italiani contemporanei con l’impegno pionieristico dei loro avi.

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Il mondo chiede la liberazione incondizionata dei dirigenti baha’i e di altri prigionieri di coscienza iraniani

La sorte dei sette dirigenti baha’i imprigionati è stata oggetto di attenzione in dodici delle grandi città del mondo, nelle quali una giornata di mobilitazione ha ricordato i diecimila giorni che i dirigenti hanno finora trascorso in carcere.

In un’iniziativa coordinata dall’organizzazione per i diritti umani United4Iran, l’immagine dei sette è stata ampiamente mostrata domenica 1° aprile su pannelli mobili, autobus, biciclette, una chiatta e T-shirt.

Il pannello con l’immagine dei dirigenti baha’i era un mosaico di piccole foto di centinaia di persone attualmente in prigione in Iran, come giornalisti, sindacalisti, politici, studenti, attivisti per le donne e capi religiosi.

«La sorte di queste sette persone compendia quella di moltissimi uomini e donne iraniani che sono stati messi in prigione per aver difeso la propria libertà e i propri diritti umani», ha detto Firuzeh Mahmoudi, direttrice e fondatrice di United4Iran.

«Noi diciamo ai sette dirigenti: Il mondo non vi ha dimenticati e noi continueremo a lottare per la vostra libertà e per quella degli altri prigionieri di coscienza iraniani».

A Nuova Delhi circa 200 dimostranti che issavano stendardi ha marciato per la città in una dimostrazione co-sponsorizzata dall’Alleanza transasiatica e dal Centro asiatico per i diritti umani. Il direttore del Centro Suhas Chakma ha detto: «L’Iran non ha rispettato gli standard internazionali dei diritti umani sull’equo processo e perciò deve liberare i sette dirigenti incondizionatamente».

In Sud Africa, sono in circolazione autobus che mostrano i ritratti dei sette prigionieri a Johannesburg, Città del Capo e Pretoria.

Una grossa autogru con la stessa immagine ha percorso le strade di Brasilia, la capitale del Brasile. Sostenitori brasiliani hanno indossato T-shirt con la scritta «Libertem Baha’is Irã» («Liberate i baha’i Iran»).

A Berlino la foto dei sette è stata messa in mostra per le strade della città su apposite biciclette. L’iniziativa è stata lanciata dal membro del Parlamento tedesco Serkan Tören, che è di origini turco-musulmane. «Raccomando al Governo iraniano di concedere alla comunità della Fede baha’i il diritto di libertà religiosa che l’Iran è tenuto a rispettare secondo le leggi internazionali. Raccomando alla comunità internazionale di fare pressioni sull’Iran perché si attenga ai suoi obblighi internazionali», ha detto il signor Tören.

In Olanda, un poster con i ritratti dei prigionieri ha percorso su una chiatta i canali di Amsterdam e vari pannelli mobili hanno suscitato interesse mentre percorrevano le strade di Sydney, Parigi, Wellington, Londra e Washington D.C.

I sette prigionieri baha’i sono Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm. Prima di essere arrestati nel 2008, essi erano membri di un gruppo di livello nazionale che si occupava dei bisogni spirituali e sociali della comunità baha’i in Iran. Stanno scontando vent’anni di prigione dopo sei brevi udienze di un tribunale che non si è attenuto all’equo processo. I sette hanno categoricamente respinto tutte le accuse, come spionaggio, propaganda contro la Repubblica Islamica e creazione di un’amministrazione illegale.

«I sette erano e sono completamente innocenti», ha detto Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Diecimila giorni della loro vita sono stati rubati per sempre, giorni che essi avrebbero potuto dedicare al servizio dei loro concittadini», ha detto. «È ora che essi siano liberati per poter lavorare per il loro paese che essi amano».

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Il senato statunitense chiede la liberazione dei prigionieri religiosi in Iran

Il senato statunitense ha approvato una risoluzione che condanna il governo dell’Iran per la sua sistematica campagna di persecuzione dei baha’i e chiede la liberazione di tutti i prigionieri iraniani che sono detenuti unicamente per le loro convinzioni religiose.

La risoluzione, approvata all’unanimità giovedì scorso, chiede anche che siano prese sanzioni contro i funzionari iraniani direttamente responsabili di violazioni dei diritti umani.

«Malgrado cinque trattati internazionali sui diritti umani che l’Iran ha sottoscritto, il governo iraniano continua a perseguitare coloro che cercano di esercitare la loro libertà di espressione, di pensiero, di coscienza e di religione», ha detto il senatore Mark Kirk, repubblicano dell’Illinois che ha presentato la risoluzione.

Il senatore Richard Durbin, democratico dell’Illinois che ha co-sponsorizzato la risoluzione, ha aggiunto: «La persecuzione di stato contro i baha’i in Iran deve cessare. L’approvazione di questa risoluzione afferma che il popolo americano sostiene i baha’i nella loro richiesta di alcuni dei più fondamentali diritti umani: sicurezza e libertà religiosa».

La risoluzione prende nota delle recenti misure internazionali che hanno menzionato la crescente oppressione dei baha’i e di altre minoranze religiose in Iran, come le recenti relazioni sui diritti umani in Iran presentate dal segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon.

La risoluzione elenca inoltre una serie di episodi che risalgono al 2008 nel quale i baha’i iraniani sono stati arrestati e imprigionati «unicamente per la loro religione».

Fra questi episodi vi sono l’arresto, il processo e la condanna a vent’anni di carcere di sette dirigenti nazionali baha’i.

La risoluzione invita l’Iran a «liberare immediatamente i sette dirigenti e tutte le altre persone che si trovano in prigione soltanto per la loro religione». Raccomanda inoltre al presidente Barack Obama e al segretario di stato Hilary Clinton di utilizzare le misure previste dall’Atto di sanzione dell’Iran del 2010 per «condannare i funzionari del Governo dell’Iran e altre persone direttamente responsabili di eclatanti violazioni dei diritti umani in Iran, comprese quelle contro la comunità baha’i».

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Condannate le violazioni della libertà religiosa in Iran

Secondo un nuovo rapporto, l’Iran resta uno dei peggiori violatori dei diritti della libertà religiosa del mondo.

La Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale (USCIRF) ha scritto che «il governo dell’Iran continua a commettere violazioni della libertà religiosa sistematiche, costanti e gravi, che comprendono prolungate detenzioni, torture ed esecuzioni capitali basate soprattutto o del tutto sulla religione dell’accusato».

L’anno scorso le condizioni hanno continuato a peggiorare soprattutto per i baha’i, ma anche per i cristiani e i sufi musulmani, ha scritto l’USCIRF nel suo rapporto annuale pubblicato il 20 marzo. Il testo inglese del rapporto si trova qui.

«Anche le minoranze religiose non musulmane riconosciute e protette dalla costituzione dell’Iran, ebrei, cristiani armeni e assiri e zoroastriani, hanno subito crescenti discriminazioni, arresti e detenzioni», dice il rapporto.

Una sezione di due pagine dedicata alla situazione dei baha’i in Iran parla di «un trattamento sempre più duro, con un crescente numero di arresti e di detenzioni e di violenti attacchi contro le case private e le proprietà personali». Il rapporto descrive anche gli attacchi contro ditte di proprietà baha’i, la negazione del diritto agli studi superiori, vandalismi contro i cimiteri baha’i, diffamazioni dei baha’i in mezzi di comunicazione di stato e raccolta di informazione sui membri della comunità baha’i e sorveglianza delle loro attività.

Il rapporto raccomanda che gli Stati Uniti continuino a «parlare apertamente e frequentemente ai massimi livelli delle gravi violazioni della libertà religiosa in Iran e a far notare la necessità che in alcuni casi specifici la comunità internazionale ritenga responsabili le autorità iraniane». In particolare, invita i funzionari statunitensi a chiedere che i leader e gli insegnanti baha’i detenuti, nonché altri baha’i che si trovano in prigione per la loro religione, siano liberati e che si facciano cadere tutte le accuse contro i baha’i che sono in attesa di giudizio.

Il rapporto raccomanda ai funzionari anche di chiedere all’Iran di «abrogare immediatamente le leggi che permettono che i membri della Fede baha’i siano uccisi impunemente, di permettere alla comunità baha’i di praticare la loro Fede in Iran e di consentire ai baha’i il pieno accesso alle università pubbliche senza discriminazioni». Il rapporto chiede anche la liberazione di tutti i cristiani che si trovano in prigione per la loro religione e l’annullamento di tutte le accuse in sospeso contro i convertiti al cristianesimo.

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