Los Angeles osserva la Giornata «Education is Not a Crime»

Los Angeles osserva la Giornata «Education is Not a Crime»

Venerdì 27 febbraio, oltre 1100 persone si sono incontrate nell’Albergo Ace nel centro di Los Angeles per onorare i baha’i ai quali è stato negato il diritto di proseguire gli studi superiori in Iran.

«L’educazione non è un crimine – Live 2015» è stata una grande manifestazione della campagna «L’educazione non è un crimine» lanciata nel novembre 2014 da Maziar Bahari, giornalista e produttore irano-canadese che è stato messo in prigione in Iran nel 2009. La campagna si è ispirata al film «To Light a Candle», un documentario prodotto dal signor Bahari.

«To Light a Candle» illustra la resilienza costruttiva dei giovani baha’i che hanno manifestato il loro desiderio di proseguire gli studi organizzando una sistemazione informale, l’Istituto Baha’i di Studi Superiori (BIHE), che permetteva loro di accedere agli studi di livello universitario.

Il film è stato proiettato durante lo scorso week-end in oltre trecento località sparse per il mondo, nel Regno Unito, in Brasile, in India, in Olanda. Molti lettori universitari che lavorano gratuitamente per gli studenti del BIHE sono stati intervistati e hanno parlato dei giovani dell’Iran ai quali è stato vietato di proseguire gli studi. Articoli e relazioni sono stati pubblicati da molti siti web, come Daily Beast, Globe and Mail, Star Tribune, Australian Broadcasting Corporation (ABC), Irish Times, The Telegram, Pittsburg Post-Gazette, Amnesty International e World Religion News.

Durante la manifestazione di Los Angeles, è stato annunciato che quattro membri della delegazione del Congresso della California – Karen Bass, Janice Hahn, Alan Lowenthal e Edward Royce (presidente del Comitato affari esteri della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti) – avevano ricevuto diverse lettere appositamente scritte per sostenere la manifestazione che evidenziavano l’importanza dell’educazione universale.

La sera della manifestazione ci sono state esibizioni musicali, letture di racconti e interviste dal vivo, condotte dal signor Bahari, di baha’i che hanno parlato delle persecuzioni subite in Iran.

Durante una conversazione sul palcoscenico con il presentatore della serata, l’attore Rainn Wilson, il signor Bahari ha commentato che quando ha saputo della storia dei bahai, egli è stato sorpreso «dal modo in cui essi avevano resistito facendo ricorso agli studi e alla non violenza«. Ha aggiunto che «molti nel mondo devono imparare dai baha’i…».

L’attrice Eva LaRue ha recitato una storia drammatica scritta da Alistaire Taylor e basata sulle riflessioni di Keyvan Rahimian, un baha’i condannato a quattro anni di prigione per aver lavorato per il BIHE, sui giorni in cui aspettava che lo convocassero per la detenzione.

Inoltre, Quattro Sound, un complesso strumentale nominato per la Grammy Award, ha eseguito un pezzo ritmico.

È seguita un’intervista condotta dal signor Bahari, con Farideh Samimi, moglie di uno degli otto membri della seconda Assemblea Spirituale Nazionale iraniana (il direttivo dei baha’i) che sono stati arrestati, sottoposti a un processo sommario e messi a morte nel dicembre 1981.

L’attore Justin Baldoni ha recitato un pezzo incentrato sulla storia di una giovane di nome Behfar che vuole fare l’esame di ammissione all’università, ma non è ammessa perché è baha’i. Allora dichiara: «il governo non potrà mai impedirci di studiare, perché l’istruzione è uno dei dodici pilastri della nostra religione».

Il signor Bahari ha intervistato anche Marjan Davoudi che agli inizi degli anni ’90 è stata espulsa dall’università. Narjan ha raccontato che il rettore dell’università le ha detto: «Non sei un essere umano. Sei meno di un animale. Esci subito dal mio ufficio». Pur essendo affranta, in quel momento si è detta che non avrebbe mai smesso di imparare. Ha poi avuto la possibilità di studiare per corrispondenza con l’università dell’Indiana, grazie a materiale fotocopiato, a parte un unico libro di testo. Le sono occorsi dodici anni per laurearsi.

Poi l’attore Anthony Azizi ha letto un commovente racconto che parlava di Sonia, un’immaginaria studentessa baha’i, alla quale era stato insegnato fin da bambina che i baha’i non mentono sulla propria identità. Sonia è messa alla prova quando le dicono che potrà ricevere il premio che ha vinto come migliore studentessa della sua scuola solo se nega di essere baha’i. Si rifiuta di farlo, perde la possibilità di frequentare l’università e infine si iscrive al BIHE.

Sono poi stati proiettati tre brevi spezzoni di «To Light a Candle». Il signor Bahari ha commentato che il governo iraniano continuerà a lanciare contro i baha’i le accuse più disparate, ma quelle accuse non fanno altro che stimolare la curiosità dei musulmani sulla Fede baha’i.

Il programma è durato due ore e si è concluso con un vivace finale musicale eseguito da Ozomatli, Quattro Sound, Ellis Hall e K.C. Porter, una degna conclusione della serata che, malgrado i molti momenti di malinconia, è stata molto ispirante. È stata una degna celebrazione della resilienza della comunità baha’i iraniana davanti alle avversità.

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/1041

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Trovata una sede permanente per un’importane raccolta di letteratura baha’i

Trovata una sede permanente per un’importane raccolta di letteratura baha’i

Una grande biblioteca di libri baha’i e di letteratura affine è stata aperta ai ricercatori, esattamente 35 anni dopo la morte del suo fondatore.

Quando morì a Londra il 12 febbraio 1980, l’illustre studioso, storico e scrittore Hasan M. Balyuzi (1908-1980) lasciò una straordinaria raccolta di circa diecimila libri e una vasta quantità di manoscritti, lettere autentiche, carte geografiche, documenti, periodici e testi inediti, alcuni dei quali risalgono al XIX secolo.

Il signor Balyuzi desiderava che la sua raccolta fosse messa «a disposizione di tutti coloro che ricercano il sapere» e in un codicillo del suo testamento ha chiesto di fondare una «biblioteca Afnan». Il signor Balyuzi era membro dell’illustre famiglia Afnan ed era pronipote di un cognato del Bab (1819-1850), uno dei due Profeti Fondatori della Fede baha’i.

«I libri sono stati per tutta la vita l’amore di mio padre», ha detto Robert Balyuzi, uno dei cinque figli dello studioso, quattro dei quali erano presenti all’inaugurazione della sede permanente della biblioteca.

«Egli amava l’aspetto dei libri, la sensazione di tenerli in mamo, il loro odore e i libri sono stati sempre i suoi compagni . . .Non pensava che i libri che possedeva fossero suoi, ma li considerava temporaneamente sotto la sua custodia», ha detto il signor Balyuzi.

La Fondazione della biblioteca Afnan è nata nel 1985 per gestire e arricchire la raccolta e per trovare un edificio adatto ad accoglierla. Lo scorso aprile si è presentata l’occasione di acquistare un locale dignitoso, una cappella recentemente restaurata nella cittadina di Sandy, nei pressi di Cambridge.

«Subito dopo la sua morte abbiamo incominciato a raccogliere fondi e a pensare a trovare un sede ideale», ha detto Moojan Momen, il fiduciario della Biblioteca Afnan.

«Abbiamo provato con tre diversi edifici nel passato ma nessuno di essi si è dimostrato adatto. Ora abbiamo questo che ha tutte le comodità», ha detto il dottor Momen, che è stato assistente per le ricerche del defunto signor Balyuzi. «Perciò siamo molto felici di questa sistemazione che pensiamo sarà la sede permanente della biblioteca».

L’edificio è stato ufficialmente inaugurato il 12 febbraio u.s. dallo sceriffo di Bedfordshire, Colin Osborne.

«Questo edificio che è una parte importante del patrimonio di Sandy si trova in un’ottima posizione nella zona della Piazza del mercato», ha detto il signor Osborne. «Sono molto lieto che gli amministratori della Biblioteca Afnan abbiamo scelto Sandy e questo edificio in particolare».

«Auguro alla biblioteca un grande successo e spero che i suoi visitatori trovino un luogo pacifico e tranquillo e possano fare le ricerche che desiderano», ha concluso il signor Osborne.

Il signor Balyuzi non ha raccolto solo letteratura baha’i, ma anche testi che riguardano altre religioni, la storia, il Medio Oriente e molti altri temi. Dal 1980 la biblioteca ha ricevuto donazioni di libri e documenti dai membri della comunità baha’i e ha continuato ad acquisire nuove pubblicazioni per tenere la raccolta aggiornata.

Ci si aspetta che i ricercatori si servano ora della biblioteca come era desiderio del signor Balyuzi.

«Chiunque ne abbia bisogno può venire per appuntamento e aver accesso al suo materiale», ha detto il dottor Momen. «In questo momento, la biblioteca è unica nel mondo perché non c’è alcun altro posto dove si possa andare e accedere a un materiale baha’i così vasto, diverso e profondo».

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la campagna si intensifica

«L’istruzione non è un crimine»: la campagna si intensifica

«L’istruzione non è un crimine», una campagna mondiale che intende far conoscere la risposta costruttiva della comunità baha’i al rifiuto del governo iraniano di consentire ai giovani baha’i di accedere agli studi superiori, sta intensificandosi mentre si avvicina la sua giornata di mobilitazione globale il 27 febbraio 2015.

Il sito web della campagna illustra ciò che le autorità in Iran stanno facendo per perseguitare i baha’i del paese e offre un contesto storico della persecuzione.

Nell’invitare tutto il mondo a partecipare alla campagna, la homepage del sito afferma: «In Iran studiare è un crimine. Ma noi possiamo cambiare le cose».

Lanciata nel novembre 2014, la campagna, organizzata da Maziar Bahari, giornalista e cineasta irano-canadese che è stato anche lui in prigione in Iran nel 2009, è stata ispirata dal film «To Light a Candle», un documentario prodotto dal signor Bahari.

Il film utilizza interviste, storie personali e materiale d’archivio, spesso fatto uscire dall’Iran con grandi rischi personali, per mostrare la creatività dei baha’i nel rispondere alle ingiustizie, di fronte a una costante oppressione. In particolare esso illustra la resilienza costruttive dei giovani baha’i che hanno espresso il loro desiderio di continuare a studiare sviluppando una sistemazione informale che permettesse loro di accedere agli studi di livello universitario.

La campagna proseguirà con un grande evento intitolato «L’istruzione non è un crimine live 2015», che si svolgerà a Los Angeles il 27 febbraio, durante il quale si proietterà il film «To Light a Candle». Lo stesso giorno il film sarà proiettato su centinaia di schermi in tutto il mondo.

Un importante elemento della campagna è il sostegno che essa ha ricevuto in tutto il mondo. Un gran numero di iraniani ha significativamente deciso di difendere i diritti dei baha’i contro decenni di sforzi da parte delle autorità e dei capi religiosi del paese in Iran di mistificare la comunità baha’i.

«Molte persone imparano dai baha’i», ha detto il signor Bahari in occasione della prima del film a Londra lo scorso settembre. Egli ha aggiunto che in passato gli iraniani «erano indifferenti alla sorte dei baha’i. Non ce ne curavamo affatto».

«Oggi molto giovani iraniani hanno amici baha’i anche se il governo continua a vessarli e a presentarli in termini negativi», ha detto il signor Bahari.

La campagna «L’istruzione non è un crimine» è stata appoggiata da molte eminenti personalità. Fra queste vi sono premi Nobel come l’arcivescovo Desmond Tutu, Shirin Ebadi, Tawakkol Karman, Jody Williams e Mairead Maguire. Inoltre la campagna è stata appoggiata da artisti e intellettuali come Nazanin Boniadi, Abbas Milani, Mohsen Makhmalbaf, Azar Nafisi, Omid Djalili, Eva LaRue e Mohammad Maleki, ex presidente dell’Università di Teheran.

Una sezione del sito dice alle persone come possono partecipare all’iniziativa. Inoltre, molte persone di tutto il mondo hanno mandato messaggi di sostegno al diritto allo studio dei baha’i in Iran e postato numerosi video sul sito web e sulla pagina Facebook della campagna.

«L’istruzione è un diritto umano fondamentale», dice una persona nel video postato sul sito web. «È come il diritto ai mezzi di sussistenza, alla sicurezza o al lavoro, il diritto a una casa. È un diritto umano fondamentale, non è un crimine. È un crimine esserne privati».

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L’arcivescovo Tutu condanna il rifiuto di permettere ai baha’i in Iran di studiare

L’arcivescovo Tutu condanna il rifiuto di permettere ai baha’i in Iran di studiare

CITTÀ DEL CAPO, 1° febbraio 2015, (BWNS) — In una dichiarazione pubblicata il 30 gennaio l’arcivescovo Desmond Tutu, l’attivista sudafricano per i diritti sociali e premio Nobel per la pace, ha aggiunto la sua voce al coro di condanna del rifiuto di permettere ai baha’i in Iran di accedere agli studi superiori da parte del governo dell’Iran.

Pubblicato sul sito web della fondazione Desmond e Leah Tutu la dichiarazione dice: «Il governo iraniano dice che per i baha’i l’istruzione è un crimine. Ma io vi dico che noi possiamo cambiare questo stato di cose, possiamo parlare a loro nome. Possiamo dire al governo iraniano e al mondo che escludere dagli studi superiori i baha’i o qualsiasi altro gruppo danneggia l’Iran e il popolo iraniano. La nostra dura esperienza dell’apartheid dimostra che ogni tipo di discriminazione danneggia tutti. Il governo iraniano nega al suo stesso popolo i servizi di migliaia di ingegneri, medici e artisti baha’i, che potrebbero aiutare l’Iran, gli iraniani e il mondo.

La dichiarazione fa parte della campagna L’istruzione non è un crimine, che ha avuto inizio nel novembre 2014, dopo l’uscita del film To Light a Candle, un documentario del signor Maziar Bahari, acclamato giornalista e produttore cinematografico, già corrispondente di Newsweek a Teheran.

La campagna L’istruzione non è un crimine ha avuto il sostegno di numerosi eminenti personalità di tutto il mondo. Fra questi vi sono i premi Nobel, signora Mairead Maguire, dottoressa Shirin Ebadi, signora Tawakkol Karman e signora Jody Williams. Hanno dato il loro sostegno anche il signor Mohsen Makhmalbaf, cineasta iraniano, il dottor Mohammad Maleki, già presidente dell’Università di Teheran, e la signora Azar Nafisi, scrittrice e professoressa iraniana.

Il film illustra la resilienza costruttiva dei giovani baha’i in Iran i quali, davanti ai sistematici tentativi del regime iraniano di negare loro l’accesso agli studi superiori, hanno creato un’organizzazione informale grazie alla quale essi possono accedere a studi di livello universitario. La campagna ha ottenuto in tutto il mondo voci di supporto per i baha’i in Iran e prevede una giornata globale di azione il 27 febbraio.

«Il diritto all’istruzione è un diritto umano che non deve essere negato a nessun essere umano», dice la dichiarazione del dottor Maleki, pubblicata sul sito web di L’istruzione non è un crimine. «Non è accettabile che questo diritto sia negato a qualcuno per motivi di credo, religione, sesso o altri criteri».

I baha’i in Iran hanno subito sistematiche e continue persecuzioni nella loro terra sin dalla rivoluzione islamica del 1979. In linea con la sua intenzione di sradicare la Fede baha’i, il governo del paese ha negato loro anche i più elementari diritti. Oltre al diritto di accedere alle università, i baha’i hanno il divieto di lavorare nel settore pubblico e sono ripetutamente ostacolati nelle loro attività per guadagnarsi da vivere. Nel corso degli anni molti baha’i sono stati illegalmente messi in prigione solo a causa delle loro credenze.

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Lanciato il nuovo sito web inglese della comunità baha’i

Lanciato il nuovo sito web inglese della comunità baha’i

Il sito web inglese della comunità baha’i è stato lanciato in una nuova versione accessibile a www.bahai.org . Questo sito che rappresenta ufficialmente la Fede baha’i in rete è stato aperto nel 1996 e questa è la sua più recente versione. Esso esamina le credenze e gli scritti della Fede baha’i e presenta le esperienze delle persone che, ispirate dagli insegnamenti di Baha’u’llah, cercano in tutto il mondo di contribuire al miglioramento della società.

Il sito riveduto comprende due sezioni «What Baha’is Believe [Che cosa credono i baha’i]» e «What Baha’is Do [Che cosa fanno i baha’i]» e offre una nuova versione della Baha’i Reference Library.

La sezione intitolata «What Baha’is Believe [Che cosa credono i baha’i]» intende organizzare una selezione delle più importanti credenze della Fede baha’i in alcune aree tematiche, come The Life of the Spirit [La vita dello spirito], God and His Creation [Dio e la Sua creazione]e Universal Peace [La pace universale]. «What Baha’is Do [Che cosa fanno i baha’i]» esamina il lavoro per il progresso sociale svolto dai baha’i, assieme a coloro che condividono le loro aspirazioni.

Il sito comprende anche una nuova versione della Baha’i Reference Library, l’autorevole fonte online degli scritti baha’i che offre una selezione di opere di Baha’u’llah, del Bab, di ‘Abdu’l-Baha, di Shoghi Effendi e della Casa Universale di Giustizia, nonché altri testi baha’i

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Infondatamente incriminato un baha’i yemenita dopo 14 mesi di carcere duro

Infondatamente incriminato un baha’i yemenita dopo 14 mesi di carcere duro

Contro ogni senso di giustizia le autorità yemenite hanno accusato Hamed Kamal bin Haydara, cittadino yemenita, di essere una spia di Israele e di convertire i musulmani alla Fede baha’i.

Queste accuse vengono all’inizio del suo secondo anno di carcere, In tutto questo tempo il signor bin Haydara è stato trattenuto senza alcuna accusa e ha subito vari tipi di torture e gravi violenze psicologiche.

Elham, la moglie del signor bin Haydara, ha detto all’agenzia Reuter che suo marito è stato crudelmente torturato in carcere per farlo confessare, cosa che lui non ha fatto. Di conseguenza il signor bin Haydara soffre ora di disturbi di salute cronici.

«Le accuse contro il signor bin Haydara sono infondate e insensate e arrivano dopo oltre un anno di maltrattamenti, compreso l’isolamento. In questo periodo le autorità hanno ripetutamente ammesso in privato che il signor bin Haydara è stato messo in prigione per motivi religiosi», ha detto Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Il signor bin Haydara è un rispettato e sincero padre di famiglia che non ha violato nessuna legge. I baha’i non fanno proselitismo per principio e tutti i nativi yemeniti che hanno accettato la Fede baha’i lo hanno fatto per convinzione», ha aggiunto la signora Dugal

«L’accusa di essere una spia di Israele è una grottesca distorsione della realtà», ha detto la signora Dugal.«Le circostanze storiche che hanno portato all’insediamento in Terra Santa del centro amministrativo e spirituale della Fede baha’i risalgono ad anni in cui lo stato di Israele non esisteva.

«L’obbedienza e la lealtà al governo sono fra i principi centrali della Fede baha’i e l’idea che un baha’i faccia la spia è totalmente assurda», ha detto la signora Dugal.

«Nello Yemen ci sono baha’i da decenni e i baha’i sono noti nella regione araba, anzi in tutto il mondo, per la natura pacifica e per l’atteggiamento di altruistico sevizio alla società».

La signora Dugal ha aggiunto: «La Baha’i International Community condanna questa azione illegale contro il signor bin Haydara e ne chiede l’immediata liberazione. Le accuse sono false e non esiste alcuna prova contro di lui».

Oltre a queste accuse le autorità dicono che il signor bin Haydara non è un cittadino yemenita e ha cambiato nome per entrare nel paese.

Il signor bin Haydara è nato nelle isole yemenite di Socotra e ha vissuto nel paese come cittadino. Suo padre, un medico, si è trasferito nello Yemen dall’Iran negli anni Quaranta e ha avuto la cittadinanza yemenita del sultano di Qishn e Socotra in riconoscimento dei suoi eccellenti servizi ai poveri. La cittadinanza è naturalmente passata al figlio. Il sultano ha dato un cognome yemenita al padre del signor bin Haydara per onorarlo e in riconoscimento del suo rispetto per il paese di adozione.

«Il signor bin Haydara è un marito devoto, padre di tre bambine e un leale cittadino dello Yemen», ha proseguito la signora Dugal. «Ma forse l’elemento più ironico e significativo di questa incriminazione è che le autorità hanno condannato il signor bin Haydara per non essere riuscito a ottenere la fiducia dei suoi concittadini malgrado “abbia dimostrato un alto livello morale”».

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http://news.bahai.org/story/1036

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Una tavola rotonda discute le migrazioni, i media e le errate percezioni

Una tavola rotonda discute le migrazioni, i media e le errate percezioni

In quale misura i media influenzano il nostro senso di identità? Come modellano la nostra percezione di coloro che sono diversi da noi? Come rafforzano la diversità? Queste domande hanno animato una recente tavola rotonda su come i media tedeschi descrivono la migrazione interna in Germania.

Intitolata «L’esclusione in Germania: i media stanno svolgendo il loro compito?», la manifestazione ha avuto luogo il 7 dicembre 2014 nel Centro nazionale baha’i alla periferia di Francoforte in occasione della Giornata dei diritti umani. È stata organizzata dalla comunità baha’i e della Fondazione per le settimane internazionali contro il razzismo, un’ONG tedesca. Fra i partecipanti erano presenti membri del Parlamento europeo, rappresentanti religiosi e un folto pubblico.

Canan Topcu, giornalista di origini turche e membro della Neue deutsche Medienmacher ha moderato la tavola rotonda, formata dalla signora Ursula Russmann, redattrice presso il quotidiano Frankfurter Rundschau, il dottor Markus End, sociologo e Membro del direttivo dell’Associazione per la ricerca sull’ antiziganismo e la signora Mahyar Nicobin, rappresentante della comunità baha’i.

I partecipanti alla tavola rotonda hanno discusso le sfide che i giornalisti devono affrontare quando scrivono sul complesso tema della migrazione. Oltre alle normali pressioni del tempo e dei limiti della lunghezza degli articoli, i giornalisti hanno a che fare anche con la richiesta di storie sensazionali e di ridurre temi complessi in racconti semplicistici.

Parlando di uno studio sulla descrizione dei rom sui media tedeschi che ha recentemente pubblicato, il dottor End ha spiegato che «nei media certe parole sono parole chiave per descrive gruppi di persone».

«Per esempio», ha detto, «la parola tedesca “Armutszuwanderung” (che significa povertà, migrazione) è diventata un sinonimo degli extracomunitari dall’Europa sudorientale, in particolare dei Rom».

Ha anche spiegato che il linguaggio e le immagini dei media consolidano gli stereotipi e i pregiudizi della società, accentuando la «diversità» che caratterizza gli atteggiamenti popolari verso alcune minoranze etniche.

Quanto alle immagini utilizzate per gli articoli, i partecipanti alla tavola rotonda hanno ricordato che spesso i giornalisti si servono di foto d’archivio fornite da organizzazioni giornalistiche. Le foto disponibili sono spesso fuori contesto, rafforzano gli stereotipi e trattano le popolazioni come oggetti.

Degli oltre 230 milioni di migranti internazionali documentati dall’ONU nel 2013, un milione e 200.000 sono entrati in Germania, che in questo campo è seconda solo agli Stati Uniti.

La signora Saba Detweiler, una delle organizzatrici della manifestazione, ha spiegato che la Germania, come molti altri paesi, ha visto i temi della migrazione venire alla ribalta dell’attenzione del pubblico.

Parlando delle motivazioni della manifestazione, ha spiegato che il tema sta molto a cuore ai baha’i, che lavorano con crescenti numeri di gruppi che la pensano come loro per vincere gli effetti distruttivi del pregiudizio e favorire l’armonia fra i diversi elementi della società.

«Questa manifestazione è stata una fra le molte che gruppi e persone riflessivi stanno organizzando in tutta la Germania», ha detto, «e si spera che ce ne siano ancora molte altre».

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un aspetto della campagna per rendere invisibili i baha’i

Due mesi nell’obitorio: un aspetto della campagna per rendere invisibili i baha’i

Nella grande città meridionale di Ahvaz la salma di un baha’i è stata trattenuta per quasi due mesi nell’obitorio, perché i funzionari locali si sono rifiutati di rilasciare il permesso per la sua sepoltura.

Shamel Bina è trapassato il 28 ottobre ma è rimasto insepolto, malgrado i numerosi appelli della famiglia e di altri, che invano si sono rivolti a molti funzionari, dal governatore generale all’imam della preghiera del venerdì.

L’agonia della famiglia è aggravata dal fatto che, qualche mese fa, il cimitero baha’i della città è stato chiuso dalle autorità, che hanno bloccato e murato l’ingresso al cimitero circondato da mura.

L’episodio è il più recente di una serie di episodi negli ultimi mesi che hanno visto i funzionari iraniani impedire o interferire con la sepoltura di defunti baha’i o decretare la distruzione dei loro cimiteri, apparentemente nel corso di una campagna per costringere i baha’i a rinnegare la propria identità religiosa.

In un’altra città, Semnan, i baha’i sono stati informati che per ottenere il permesso di seppellire i loro parenti deceduti dovevano firmare un impegno. Il modulo chiedeva che si impegnassero a non apporre nessun segno sulla tomba tranne il nome e la data di nascita e di morte e a non creare alcuno spazio verde nel cimitero, perché questo era considerato una promozione della loro fede. Un ordine come questo è stato dato all’inizio dell’anno per il cimitero baha’i di Sangsar.

«Negli ultimi anni oltre 40 cimiteri baha’i sono stati attaccati, devastati o chiusi e in molti casi la sepoltura di un baha’i è stata bloccata o ostacolata dalle autorità», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.

«Ne emerge uno sforzo coordinato dal governo per rendere invisibili i baha’i dell’Iran eliminando uno dei pochi segni pubblici rimasti della loro esistenza, i loro cimiteri, e per costringerli ad attenersi ai riti musulmani come un altro mezzo per obbligarli a rinnegare la propria fede», ha detto la signora Ala’i.

L’episodio più noto in questo ambito è il lavoro di demolizione del cimitero baha’i storico intrapreso a Shiraz da aprile dalle guardie rivoluzionarie per far posto a un nuovo complesso sportivo e culturale.

I lavori di demolizione stanno continuando malgrado in settembre tre esperti ONU di diritti umani abbiano chiesto di fermarli. Le ultime informazioni sono che i lavori stanno proseguendo e che finora 5-6.000 metri quadri di terreno sono stati scavati o costruiti.

«È veramente ingiusto che i baha’i iraniani debbano non solo affrontare gravi persecuzioni nel corso della vita, privati della possibilità di studiare, di lavorare e di pregare, ma debbano anche essere privati di una dignitosa sepoltura», ha detto la signora Ala’i.

Altri incidenti di questa campagna sono:

● Il caso di Ziba Rouhani deceduta in ottobre a Tabriz. Per otto giorni le autorità locali hanno negato il permesso di seppellirla nel cimitero di Tabriz se non senza cassa, cosa che sarebbe stata contraria alle leggi funerarie baha’i.

● Il caso della signorina Mahna Samandari, una giovane di talento successivamente divenuta disabile, che è recentemente morta a Tabriz a 11 anni. In novembre si è saputo che anche a lei era stato negato di essere sepolta nel cimitero di Tabriz.

● In novembre le autorità hanno chiuso il cimitero baha’i di Mahmoudiyeh, nella provincia di Isfahan, e hanno detto che i baha’i non potevano più esservi sepolti.

● In giugno a Tabriz le autorità hanno vietato che Tuba Yeganehpour e altri due baha’i fossero sepolti nel cimitero pubblico.

● In aprile, la tomba di un eminente baha’i sepolto nel cimitero baha’i di Sabzevar è stata distrutta con una ruspa da ignoti. Come in altri episodi di quest’anno, è chiaro che nessuno avrebbe potuto usare un veicolo così grande senza il permesso delle autorità.

● In un periodo di otto mesi nella città di Tabriz le autorità hanno negato il permesso per seppellire i resti di almeno 15 baha’i nel cimitero pubblico e le famiglie sono state costrette a traslare le salme in un’altra città.

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/1034

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Sulle pendici delle Ande la luce sale e ispira

Sulle pendici delle Ande la luce sale e ispira

È uscito un altro telegiornale sulla costruzione della Casa di culto baha’i per il Sud America.

Fra gli sviluppi dei lavori di costruzione, il video illustra il notevole progresso compiuto sull’involucro del tempio che ha nove ali. Le strutture di acciaio delle nove ali sono state completate e ora si stanno inserendo le migliaia di pannelli di cristallo che le copriranno. Una volta completate queste nove ali trasparenti, esse lasceranno filtrare la luce naturale illuminando l’interno della Casa di culto.

Una tema abbondantemente evidenziato nel telegiornale è il contributo di giovani di tutto il mondo che sono stati ispirati dalla Casa di culto a dedicare un periodo della loro vita a servire nel terreno del tempio e in attività per la costruzione di comunità nelle località adiacenti.

«Quello che mi piace di più di questo tempio è che è per tutti», dice uno dei giovani volontari nel video. «Non è solo per uno specifico gruppo di persone. È aperto a tutti».

Oltre allo spirito di servizio che anima il lavoro dei giovani volontari, il telegiornale illustra anche alcuni recenti eventi, elencati sotto, che danno un’idea del fatto che l’intera popolazione delle zone attorno al tempio ne sta acquisendo una crescente consapevolezza.

● Oltre 130 studenti di una scuola vicina hanno partecipato a un tour durante il quale si è discusso l’importante ruolo svolto dai giovani nel miglioramento della società.

● Alcuni giovani baha’i del progetto del tempio hanno partecipato a una commemorazione a Penaloen per la Giornata dei giovani e la solidarietà.

● 30 impiegati statali di vari dipartimenti della municipalità hanno visitato il terreno del tempio e hanno sentito parlare della Fede baha’i e della natura e dello scopo della Casa di culto.

● L’Università Adolfo Ibanez ha ospitato un convegno sullo sviluppo della Casa di culto, con la partecipazione dell’architetto Siamak Hariri.

● Per la prima volta un senatore della Repubblica del Cile ha fatto visita al terreno del tempio.

Il link per vedere questo telegiornale si trova nella pagina dell’articolo.

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http://news.bahai.org/story/1032

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Preoccupazioni per i baha’i di Rafsanjan dopo una campagna d’odio contro di loro

Preoccupazioni per i baha’i di Rafsanjan dopo una campagna d’odio contro di loro

In un’atmosfera di crescenti difficoltà economiche una recente dimostrazione anti-baha’i e un acceso discorso pronunciato da un prelato hanno suscitato preoccupazioni per la sicurezza dei baha’i di Rafsanjan, una cittadina iraniana.

L’Hojatoleslam Abbas Ramezani-Pour, l’imam della preghiera del venerdì di Rafsanjan ha dichiarato in un discorso alla fine di novembre che, secondo le fatva [decreti] religiose, i baha’i sono «impuri» e che è «proibito» fare affari e commerciare con loro.

«Si deve finalmente realizzare il giusto desiderio della gente, che non ci siano baha’i in questa città», ha detto il signor Ramezani-Pour.

«E in effetti questo imam ha chiesto che i baha’i siano espulsi da Rafsanjan», ha detto la signora Bani Dugal, il principale rappresentate della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite. «Queste parole così negative pronunciate da un noto prelato della città sono estremamente preoccupanti e dimostrano quanto sia profonda la discriminazione».

«La chiusura di alcune ditte della città e la vessazione economica dei baha’i stanno già mettendo a dura prova i baha’i», ha detto la signora Dugal.

Diversi giorni prima del discorso del signor Ramezani-Pour, una dimostrazione anti-baha’i si è svolta davanti all’ufficio del governatore di Rafsanjan.

La stampa filogovernativa sostiene che le dimostrazioni sono state spontanee e volute dalla popolazione locale. Ma le foto dimostrano che è stato un evento organizzato, dato l’uso di cartelloni prestampati che erano ovviamente stati preparati in anticipo. Alcuni cartelloni dicevano: «i baha’i sono intrinsecamente impuri» e altri «nei bazar musulmani non c’è posto per infiltrazioni infedeli».

«Le espressioni di odio e la disseminazione di informazioni false contro i baha’i non sono una novità in Iran», ha detto la signora Dugal. «Ma questi incidenti sono un brutto segno perché in passato simili dichiarazioni da parte di capi religiosi e incitamenti all’odio contro un certo gruppo hanno avuto gravi conseguenze».

Per esempio il 24 agosto 2013 il signor Ataollah Rezvani, un noto baha’i di Bandar-Abbas è stato ucciso con un’arma da fuoco nella sua automobile. Si noti che qualche anno prima del suo assassinio, l’imam della preghiera del venerdì aveva incitato la popolazione locale contro i baha’i, dicendo che erano «anti-islamici». Egli aveva anche invitato i cittadini a «insorgere» contro la comunità baha’i.

Naturalmente i baha’i non sono l’unico gruppo minacciato dal pulpito. Recentemente, l’imam della preghiera del venerdì di Isfahan ha pronunciato un discorso provocatorio durante il quale ha detto che gli avvertimenti non erano più sufficienti nella lotta per assicurare che le donne usassero convenientemente l’hijab, ossia il velo per il capo. Ora si doveva ricorrere alla forza e alla violenza. Poco dopo questo discorso dell’acido è stato gettato in faccia a molte donne che non portavano quello che le autorità considerano un abito conveniente per uscire di casa in città.

«In Iran le parole dei prelati hanno una grande influenza sui pensieri di coloro che li seguono», ha detto la signora Dugal. «Dov’è il governo? È possibile negare la sua complicità?».

L’ottobre scorso, cinquanta negozi baha’i sono stati chiusi nella città di Kerman, 23 a Rafsanjan e sei a Jiroft, tutte cittadine della medesima provincia. Negli ultimi mesi l’aumento del numero delle ditte e dei negozi baha’i che sono stati chiusi dimostra un piano coordinato per esercitare una pressione maggiore sui baha’i dell’Iran

● In luglio la chiusura di una ditta baha’i ha lasciato senza lavoro 20 cittadini di Ghaemshahr.

● Nel settembre 2014, una baha’i di Yazd, alla quale era stata rifiutata la licenza commerciale nonostante le sue rimostranze presso gli uffici competenti, è stata informata da un alto dirigente di quegli uffici che aveva ricevuto dalle autorità superiori una circolare che ordinava al suo ufficio di non rilasciare permessi di lavoro ai baha’i e di farlo gradualmente probabilmente per non attrarre l’attenzione dei media internazionali. Si noti inoltre che, mentre cercava di salvare la sua ditta, la signora è stata consigliata dal sindacato locale di registrarla con il nome di un musulmano. E quando l’ha fatto, l’interessato musulmano è stato minacciato dagli impiegati dell’ufficio, i quali hanno insistito, senza successo, di fargli firmare un impegno nel quale dichiarava che né quella baha’i né nessun altro baha’i sarebbero mai entrati nel negozio.

● Nell’agosto 2014 tre veterani, che erano stati prigionieri di guerra e ricevevano per questo una pensione, sono stati convocati dall’ufficio competente e sono stati informati che se non avessero dichiarato di essere musulmani, non avrebbero più ricevuto la pensione. I tre si sono rifiutati di abiurare e ora non ricevono più la pensione.

● Nell’ottobre 2014, le licenze di quattro baha’i di Yazd non sono state rinnovate.

● Nel novembre 2014, in Isfahan agenti del Ministero dei servizi segreti sono entrati nelle residenze di diversi baha’i che lavoravano in casa e hanno sigillato le aree adibite al lavoro per indicare che essi non potevano più lavorare.

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a:

http://news.bahai.org/story/1031

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