La risposta dell’Iran all’UPR promette male per i baha’i e per i diritti umani

La risposta dell’Iran all’UPR promette male per i baha’i e per i diritti umani

Ginevra, 19 marzo 2015, (BWNS) — Che l’Iran abbia accettato, in modo limitato e condizionato, solo due delle dieci raccomandazioni che gli altri governi le hanno presentato quanto alle persecuzioni dei baha’i suggerisce che non ci saranno cambiamenti significativi nella politica del governo, una brutta prospettiva per i diritti umani in Iran.

«La triste realtà è che l’Iran ha rifiutato di accettare molte delle raccomandazioni presentate dalla comunità internazionale che il governo smetta di discriminare i baha’i e ha offerto al Consiglio per i diritti umani solo concessioni nominali sul tema», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community a Ginevra.

La signora Ala’i ha osservato che l’Iran ha accettato solo parzialmente due raccomandazioni che menzionano i baha’i nella sua risposta alla Revisione periodica universale di ottobre e ha totalmente respinto le altre otto.

«In ottobre alcuni governi avevano offerto raccomandazioni forti e significative su come l’Iran avrebbe potuto smettere di perseguitare i baha’i, ma l’Iran ne ha accettate solo due con certi limiti e condizioni e ha respinto tutte le altre.

«Basandoci su questo fatto e sul fatto che l’Iran non ha rispettato le raccomandazioni presentate nell’UPR del 2010, dubitiamo che nel prossimo futuro ci possano essere miglioramenti per i baha’i, che sono perseguitati in Iran unicamente per le loro convinzioni religiose», ha detto la signora Ala’i.

In un comunicato che ha letto oggi al Consiglio, la signora Ala’i ha osservato che durante l’UPR di ottobre «il signor Javad Larijani, capo della delegazione che ha redatto la Carta dei diritti della cittadinanza, ha affermato che i baha’i rientrano «nel cosiddetto contratto di cittadinanza» e «godono degli stessi privilegi di cui godono tutti i cittadini iraniani» e che hanno «professori e studenti nelle università».

«Ma di recente l’ayatollah Bojnourdi, uno di coloro che hanno redatto la Carta dei diritti della cittadinanza, ha detto pubblicamente: “Non abbiamo mai detto che i baha’i hanno diritto agli studi, i baha’i non hanno nemmeno i diritti della cittadinanza».

«Questa è la triste realtà in Iran», la signora Ala’i ha detto al Consiglio.

La signora Alai ha espresso la speranza che l’Iran, il quale desidera dimostrare al mondo il proprio rispetto, ripetutamente affermato, della Revisione periodica universale, incominci dal semplice provvedimento di dare ai baha’i libero accesso agli studi superiori, cosa che sarebbe in linea con le due raccomandazione che ha parzialmente accettato.

Le raccomandazioni accettate dall’Iran e quelle respinte

Durante la sessione formale dell’UPR dell’Iran in ottobre, altri governi hanno presentato 291 raccomandazioni su come l’Iran potrebbe migliorare la situazione dei diritti umani. Nella sessione del 19 marzo l’Iran ne ha accettate 130. Ne ha accettate con riserva 59 e ne ha respinte 102. Di quelle che menzionano specificamente i baha’i due (del Cile e della Repubblica Ceca) sono state accettate con riserva. Esse sono:

138.111. Adottare provvedimenti per impedire ogni forma di discriminazione contro le donne e le ragazze e, in particolare, permettere ai membri della comunità baha’i e di altre minoranze religiose l’accesso agli studi superiori (Cile).

138.131. Rivedere la legislazione e la politica per assicurare la libertà di religione alle persone che appartengono alle minoranze religiose, come i baha’i, e la protezione degli altri diritti umani senza discriminazioni (Repubblica Ceca).

L’Iran le ha accettate con riserva, specificando che «la piena applicazione di alcune di queste raccomandazioni confligge con la nostra costituzione, con alcune leggi fondamentali e con i valori islamici» e che «la procedura necessaria per correggere le attuali leggi richiede tempo e lunghe discussioni fra le differenti parti costituenti del sistema legislativo».

Le otto raccomandazioni che menzionano i baha’i e che sono state respinte sono le seguenti:

138.125. Mettere fine agli atti di repressione contro le minoranze etniche e religiose, in particolare i baha’i, e prendere provvedimenti efficaci per mettere fine alle politiche discriminatorie contro di loro (Lussemburgo).

138.126. Eliminare le discriminazioni contro le minoranze religiose come i baha’i e offrire a queste comunità una migliore protezione legale (Sierra Leone).

138.128. Prendere provvedimenti per impedire la discriminazione nella legge e nella pratica contro le minoranze etniche e religiose, come la detenzione arbitraria e l’esclusione dagli studi superiori e dagli impieghi governativi, nonché l’interferenza del governo nell’impiego privato, contro le persone che appartengono alla comunità baha’i (Svezia).

138.129. Cessare ogni discriminazione contro i membri delle minoranze etniche e religiose, come i baha’i, i dervisci, i cristiani, gli arabi ahwaziti, i baluci e i curdi, e assicurare il rispetto della libertà di religione (Australia).

138.130. Cessare le discriminazioni nella legge e nella pratica contro tutte le minoranze etniche e religiose, come i baha’i, i sufi, i curdi e gli arabi sunniti e assicurare la piena protezione dei loro diritti (Austria).

138.132. Porre fine alla discriminazione e alla repressione contro le persone a causa dell’affiliazione etnica e religiosa, come i bahai, i curdi, gli ahwaziti e i cristiani (Francia).

138.133. Porre fine alla discriminazione nella legge e nella pratica contro le minoranze etniche e religiose, come la comunità baha’i (Lituania).

138.134. Prendere provvedimenti per impedire la discriminazione e l’incitamento all’odio contro i baha’i o altre minoranze religiose, anche se non sono ufficialmente riconosciute (Messico).

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Alti funzionari dell’ONU affermano che in Iran si continua a violare i diritti umani

Alti funzionari dell’ONU affermano che in Iran si continua a violare i diritti umani

Secondo due alti funzionari dell’ONU, in Iran si continua a perseguitare i membri dei gruppi minoritari, come i baha’i, malgrado il governo abbia promesso di non farlo.

In alcuni rapporti al Consiglio dei diritti umani, il relatore speciale per i diritti umani, Ahmed Shahid, e il segretario generale Ban Ki-moon hanno espresso la loro preoccupazione perché in Iran è sempre alto il numero delle esecuzioni capitali e dei giornalisti e degli attivisti dei diritti umani messi in prigione e si continua a negare il diritto alla libertà di espressione e a discriminare le donne.

I rapporti sono stati redatti in previsione della sessione dedicata alla risposta dell’Iran alla Revisione periodica universale del 2014 (UPR). Nell’ottobre 2014, quando il Consiglio ha esaminato la situazione dei diritti umani in Iran, i governi del mondo hanno presentato all’Iran 291 raccomandazioni che suggerivano alcuni provvedimenti da prendere per migliorare la situazione dei diritti umani nel paese. In una sessione prevista per il 19 marzo il governo iraniano dovrà dire quali di questi suggerimenti ha deciso di accettare.

In un rapporto del 12 marzo il dottor Shahid ha espresso la sua preoccupazione perché le violazioni dei diritti umani in Iran proseguono immutate sebbene durante la sessione dell’UPR 2010 il governo abbia promesso di prendere provvedimenti per eliminarle o attenuarle.

«Il relatore speciale riconosce che il Governo ha preso alcuni provvedimenti per rispettare gli impegni presi nel 2010, ma si rammarica che nel 2014 la maggior parte di quegli impegni non sia stata rispettata e che il governo non abbia affrontato le cause delle violazioni messe in luce durante l’UPR e nei suoi rapporti semestrali del 2012, 2013 e 2014», ha detto il dottor Shahid.

Inoltre, ha aggiunto, il fatto che nell’ottobre 2014 altri governi abbiano presentato all’Iran 291 raccomandazioni «rispecchia questo fatto», che i diritti umani non sono migliorati.

Il dottor Shahid ha detto, per esempio, che le violazioni dei diritti della comunità baha’i in Iran proseguono immutate.

«Sebbene alti funzionari governativi abbiano affermato che i baha’i godono dei diritti della cittadinanza, essi continuano a essere discriminati e messi in prigione a causa della loro religione», ha detto il dottor Shahid.

«È giunta notizia che fra settembre e dicembre 2014 le forze di polizia delle città di Isfahan, Teheran, Shiraz, Hamadan, Karaj e Semnan hanno arrestato almeno 24 baha’i, portando il numero totale dei baha’i attualmente in carcere a 100».

Nel suo rapporto del 3 marzo anche il signor Ban ha espresso le sue preoccupazioni per le persecuzioni contro i baha’i.

«I membri dei membri minoritari etnici e religiosi continuano a essere perseguitati, arrestati e detenuti. Si continua a negare loro opportunità economiche, a espellerli dalle scuole e dalle università, a privarli del diritto di lavorare. Si continua a chiudere i loro esercizi commerciali e a distruggere i loro siti religiosi, come cimiteri e centri di preghiera», ha detto il signor Ban.

I due alti funzionari hanno espresso la loro preoccupazione anche per la detenzione e la vessazione di giornalisti, difensori dei diritti umani e attivisti dei diritti delle donne.

«La repressione degli operatori dei media, le restrizioni della libertà di opinione e di espressione, come la chiusura di giornali e riviste e il controllo, la censura e il blocco di siti web che divulgano notizie e analisi politiche, suscitano grande preoccupazione», ha detto il signor Ban.

Diane Ala’i, la rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha elogiato entrambi i rapporti e ha esortato i governi a votare per il proseguimento del controllo internazionale della situazione dei diritti umani in Iran quando questo mese il Consiglio dovrà prendere in esame la decisione di rinnovare il mandato al relatore speciale.

«Come Ahmed Shahid e il Segretario generale hanno chiaramente indicato, l’Iran continua a violare i diritti umani della sua gente a tutti i livelli della società: donne, giornalisti, legali, membri di minoranze religiose o etniche o perfino semplici cittadini», ha detto la signora Ala’i.

«L’Iran ha promesso da lungo tempo di rispettare i diritti umani dei suoi cittadini ma è evidente che le sue promesse sono vuote e che la sola protezione per gli iraniani proviene dalla sorveglianza e dall’attenzione della comunità internazionale», ha detto.

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Un convegno esplora il collegamento fra l’arte di governo e la religione

Un convegno esplora il collegamento fra l’arte di governo e la religione

Oltre 50 persone hanno partecipato al «Convegno sull’arte di governo e la religione» che si è recentemente svolto nel famoso Palau Robert di Barcellona.

Il convegno è stato cosponsorizzato dalla comunità baha’i spagnola in collaborazione con altre sette organizzazioni e istituzioni, compresa l’Università di Barcellona, l’Associazione per il dialogo interreligioso dell’UNESCO e la Direzione generale degli affari religiosi del Governo catalano.

Gli organizzatori hanno voluto promuovere un dialogo su forme di organizzazione sociale nuove, giuste e pacifiche avvalendosi delle idee della scienza e della religione, ha spiegato Sergio Garcia, uno dei rappresentanti della comunità baha’i.

«Il convegno si proponeva di aprire uno spazio di riflessione sul contributo della religione al progresso sociale in generale e alle strutture, ai processi e agli strumenti del buon governo in particolare», ha detto il dottor Garcia. «Una sfida da affrontare era come generare uno spazio collettivo invece di uno spazio nel quale varie persone venissero a pronunciare i loro discorsi per poi andarsene».

Il primo giorno della manifestazione si è parlato della dimensione teorica dell’argomento «arte di governo e religione» e di alcuni temi pertinenti. Il secondo giorno ci sono state varie presentazioni del contributo pratico della religione al progresso sociale.

Il primo dei cinque interventi ha cercato di definire il concetto di arte di governo e il suo rapporto con la religione. «Il concetto di arte di governo», ha notato Nuria Vahdat, la prima oratrice, «riguarda il modo in cui i governi formali, le ONG, le organizzazioni comunitarie e il settore privato gestiscono gli affari e le risorse pubblici».

Lo storico Amin Egea ha poi parlato di come la religione ha ispirato nobili standard morali che hanno reso possibili forme progressiste di organizzazione sociale nelle varie ere. «L’efficacia delle istituzioni che governano la società», ha detto l’oratore, «dipende dalle qualità delle persone che vi partecipano».

Successivamente, Mar Griera, direttore dell’Istituto di sociologia della religione dell’Università autonoma di Barcellona ha contestato l’idea molto diffusa che le società pluralistiche e moderne tendono a emarginare la religione. L’oratrice ha spiegato che la religione può fiorire nelle società moderne e ha citato alcuni dati pratici a sostegno della sua affermazione.

I commenti della dottoressa Griera sono stati confermati da Silvia Albareda Tiana, professoressa di educazione presso l’Università internazionale di Barcellona. «Le dimensioni umanistiche offerte dalla religione possono favorire uno sviluppo umano più olistico», ha detto la dottoressa Tiana, «e l’esistenza di fondamenta religiose aiuta a migliorare le condizioni per avere società più giuste, eque e sostenibili».

Il secondo giorno, due presentazioni hanno chiarito il ruolo della religione nel progresso sociale. La prima ha spiegato che il dialogo interreligioso in Spagna ha promosso la libertà e la diversità religiosa e la seconda ha esaminato il contributo offerto dalla religione al mondo globalizzato.

Nell’ultima sessione Jose Rodriguez, professore di sociologia presso l’Università di Barcellona ha parlato di alcuni studi che suggeriscono che la religione contribuisce in modo significativo alla felicità promuovendo la coesione sociale e azioni altruistiche.

Riflettendo sullo sforzo compiuto dalle organizzazioni che hanno lavorato assieme per promuovere il dialogo sull’arte dei governo, il dottor Garcia ha spiegato che il convegno «può essere visto come uno sforzo per aprire un nuovo forum nel quale differenti attori che rappresentano tutti i settori della società possono contribuire collettivamente all’evoluzione de pensiero sociale in aree di interesse per il miglioramento della società».

Il congresso è stato il secondo di una serie che avranno luogo nei prossimi anni per esplorare differenti aspetti dell’arte di governo, come il governo globale, l’economia politica, i media e l’ordine del giorno e la sicurezza collettiva.

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Los Angeles osserva la Giornata «Education is Not a Crime»

Los Angeles osserva la Giornata «Education is Not a Crime»

Venerdì 27 febbraio, oltre 1100 persone si sono incontrate nell’Albergo Ace nel centro di Los Angeles per onorare i baha’i ai quali è stato negato il diritto di proseguire gli studi superiori in Iran.

«L’educazione non è un crimine – Live 2015» è stata una grande manifestazione della campagna «L’educazione non è un crimine» lanciata nel novembre 2014 da Maziar Bahari, giornalista e produttore irano-canadese che è stato messo in prigione in Iran nel 2009. La campagna si è ispirata al film «To Light a Candle», un documentario prodotto dal signor Bahari.

«To Light a Candle» illustra la resilienza costruttiva dei giovani baha’i che hanno manifestato il loro desiderio di proseguire gli studi organizzando una sistemazione informale, l’Istituto Baha’i di Studi Superiori (BIHE), che permetteva loro di accedere agli studi di livello universitario.

Il film è stato proiettato durante lo scorso week-end in oltre trecento località sparse per il mondo, nel Regno Unito, in Brasile, in India, in Olanda. Molti lettori universitari che lavorano gratuitamente per gli studenti del BIHE sono stati intervistati e hanno parlato dei giovani dell’Iran ai quali è stato vietato di proseguire gli studi. Articoli e relazioni sono stati pubblicati da molti siti web, come Daily Beast, Globe and Mail, Star Tribune, Australian Broadcasting Corporation (ABC), Irish Times, The Telegram, Pittsburg Post-Gazette, Amnesty International e World Religion News.

Durante la manifestazione di Los Angeles, è stato annunciato che quattro membri della delegazione del Congresso della California – Karen Bass, Janice Hahn, Alan Lowenthal e Edward Royce (presidente del Comitato affari esteri della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti) – avevano ricevuto diverse lettere appositamente scritte per sostenere la manifestazione che evidenziavano l’importanza dell’educazione universale.

La sera della manifestazione ci sono state esibizioni musicali, letture di racconti e interviste dal vivo, condotte dal signor Bahari, di baha’i che hanno parlato delle persecuzioni subite in Iran.

Durante una conversazione sul palcoscenico con il presentatore della serata, l’attore Rainn Wilson, il signor Bahari ha commentato che quando ha saputo della storia dei bahai, egli è stato sorpreso «dal modo in cui essi avevano resistito facendo ricorso agli studi e alla non violenza«. Ha aggiunto che «molti nel mondo devono imparare dai baha’i…».

L’attrice Eva LaRue ha recitato una storia drammatica scritta da Alistaire Taylor e basata sulle riflessioni di Keyvan Rahimian, un baha’i condannato a quattro anni di prigione per aver lavorato per il BIHE, sui giorni in cui aspettava che lo convocassero per la detenzione.

Inoltre, Quattro Sound, un complesso strumentale nominato per la Grammy Award, ha eseguito un pezzo ritmico.

È seguita un’intervista condotta dal signor Bahari, con Farideh Samimi, moglie di uno degli otto membri della seconda Assemblea Spirituale Nazionale iraniana (il direttivo dei baha’i) che sono stati arrestati, sottoposti a un processo sommario e messi a morte nel dicembre 1981.

L’attore Justin Baldoni ha recitato un pezzo incentrato sulla storia di una giovane di nome Behfar che vuole fare l’esame di ammissione all’università, ma non è ammessa perché è baha’i. Allora dichiara: «il governo non potrà mai impedirci di studiare, perché l’istruzione è uno dei dodici pilastri della nostra religione».

Il signor Bahari ha intervistato anche Marjan Davoudi che agli inizi degli anni ’90 è stata espulsa dall’università. Narjan ha raccontato che il rettore dell’università le ha detto: «Non sei un essere umano. Sei meno di un animale. Esci subito dal mio ufficio». Pur essendo affranta, in quel momento si è detta che non avrebbe mai smesso di imparare. Ha poi avuto la possibilità di studiare per corrispondenza con l’università dell’Indiana, grazie a materiale fotocopiato, a parte un unico libro di testo. Le sono occorsi dodici anni per laurearsi.

Poi l’attore Anthony Azizi ha letto un commovente racconto che parlava di Sonia, un’immaginaria studentessa baha’i, alla quale era stato insegnato fin da bambina che i baha’i non mentono sulla propria identità. Sonia è messa alla prova quando le dicono che potrà ricevere il premio che ha vinto come migliore studentessa della sua scuola solo se nega di essere baha’i. Si rifiuta di farlo, perde la possibilità di frequentare l’università e infine si iscrive al BIHE.

Sono poi stati proiettati tre brevi spezzoni di «To Light a Candle». Il signor Bahari ha commentato che il governo iraniano continuerà a lanciare contro i baha’i le accuse più disparate, ma quelle accuse non fanno altro che stimolare la curiosità dei musulmani sulla Fede baha’i.

Il programma è durato due ore e si è concluso con un vivace finale musicale eseguito da Ozomatli, Quattro Sound, Ellis Hall e K.C. Porter, una degna conclusione della serata che, malgrado i molti momenti di malinconia, è stata molto ispirante. È stata una degna celebrazione della resilienza della comunità baha’i iraniana davanti alle avversità.

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Trovata una sede permanente per un’importane raccolta di letteratura baha’i

Trovata una sede permanente per un’importane raccolta di letteratura baha’i

Una grande biblioteca di libri baha’i e di letteratura affine è stata aperta ai ricercatori, esattamente 35 anni dopo la morte del suo fondatore.

Quando morì a Londra il 12 febbraio 1980, l’illustre studioso, storico e scrittore Hasan M. Balyuzi (1908-1980) lasciò una straordinaria raccolta di circa diecimila libri e una vasta quantità di manoscritti, lettere autentiche, carte geografiche, documenti, periodici e testi inediti, alcuni dei quali risalgono al XIX secolo.

Il signor Balyuzi desiderava che la sua raccolta fosse messa «a disposizione di tutti coloro che ricercano il sapere» e in un codicillo del suo testamento ha chiesto di fondare una «biblioteca Afnan». Il signor Balyuzi era membro dell’illustre famiglia Afnan ed era pronipote di un cognato del Bab (1819-1850), uno dei due Profeti Fondatori della Fede baha’i.

«I libri sono stati per tutta la vita l’amore di mio padre», ha detto Robert Balyuzi, uno dei cinque figli dello studioso, quattro dei quali erano presenti all’inaugurazione della sede permanente della biblioteca.

«Egli amava l’aspetto dei libri, la sensazione di tenerli in mamo, il loro odore e i libri sono stati sempre i suoi compagni . . .Non pensava che i libri che possedeva fossero suoi, ma li considerava temporaneamente sotto la sua custodia», ha detto il signor Balyuzi.

La Fondazione della biblioteca Afnan è nata nel 1985 per gestire e arricchire la raccolta e per trovare un edificio adatto ad accoglierla. Lo scorso aprile si è presentata l’occasione di acquistare un locale dignitoso, una cappella recentemente restaurata nella cittadina di Sandy, nei pressi di Cambridge.

«Subito dopo la sua morte abbiamo incominciato a raccogliere fondi e a pensare a trovare un sede ideale», ha detto Moojan Momen, il fiduciario della Biblioteca Afnan.

«Abbiamo provato con tre diversi edifici nel passato ma nessuno di essi si è dimostrato adatto. Ora abbiamo questo che ha tutte le comodità», ha detto il dottor Momen, che è stato assistente per le ricerche del defunto signor Balyuzi. «Perciò siamo molto felici di questa sistemazione che pensiamo sarà la sede permanente della biblioteca».

L’edificio è stato ufficialmente inaugurato il 12 febbraio u.s. dallo sceriffo di Bedfordshire, Colin Osborne.

«Questo edificio che è una parte importante del patrimonio di Sandy si trova in un’ottima posizione nella zona della Piazza del mercato», ha detto il signor Osborne. «Sono molto lieto che gli amministratori della Biblioteca Afnan abbiamo scelto Sandy e questo edificio in particolare».

«Auguro alla biblioteca un grande successo e spero che i suoi visitatori trovino un luogo pacifico e tranquillo e possano fare le ricerche che desiderano», ha concluso il signor Osborne.

Il signor Balyuzi non ha raccolto solo letteratura baha’i, ma anche testi che riguardano altre religioni, la storia, il Medio Oriente e molti altri temi. Dal 1980 la biblioteca ha ricevuto donazioni di libri e documenti dai membri della comunità baha’i e ha continuato ad acquisire nuove pubblicazioni per tenere la raccolta aggiornata.

Ci si aspetta che i ricercatori si servano ora della biblioteca come era desiderio del signor Balyuzi.

«Chiunque ne abbia bisogno può venire per appuntamento e aver accesso al suo materiale», ha detto il dottor Momen. «In questo momento, la biblioteca è unica nel mondo perché non c’è alcun altro posto dove si possa andare e accedere a un materiale baha’i così vasto, diverso e profondo».

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la campagna si intensifica

«L’istruzione non è un crimine»: la campagna si intensifica

«L’istruzione non è un crimine», una campagna mondiale che intende far conoscere la risposta costruttiva della comunità baha’i al rifiuto del governo iraniano di consentire ai giovani baha’i di accedere agli studi superiori, sta intensificandosi mentre si avvicina la sua giornata di mobilitazione globale il 27 febbraio 2015.

Il sito web della campagna illustra ciò che le autorità in Iran stanno facendo per perseguitare i baha’i del paese e offre un contesto storico della persecuzione.

Nell’invitare tutto il mondo a partecipare alla campagna, la homepage del sito afferma: «In Iran studiare è un crimine. Ma noi possiamo cambiare le cose».

Lanciata nel novembre 2014, la campagna, organizzata da Maziar Bahari, giornalista e cineasta irano-canadese che è stato anche lui in prigione in Iran nel 2009, è stata ispirata dal film «To Light a Candle», un documentario prodotto dal signor Bahari.

Il film utilizza interviste, storie personali e materiale d’archivio, spesso fatto uscire dall’Iran con grandi rischi personali, per mostrare la creatività dei baha’i nel rispondere alle ingiustizie, di fronte a una costante oppressione. In particolare esso illustra la resilienza costruttive dei giovani baha’i che hanno espresso il loro desiderio di continuare a studiare sviluppando una sistemazione informale che permettesse loro di accedere agli studi di livello universitario.

La campagna proseguirà con un grande evento intitolato «L’istruzione non è un crimine live 2015», che si svolgerà a Los Angeles il 27 febbraio, durante il quale si proietterà il film «To Light a Candle». Lo stesso giorno il film sarà proiettato su centinaia di schermi in tutto il mondo.

Un importante elemento della campagna è il sostegno che essa ha ricevuto in tutto il mondo. Un gran numero di iraniani ha significativamente deciso di difendere i diritti dei baha’i contro decenni di sforzi da parte delle autorità e dei capi religiosi del paese in Iran di mistificare la comunità baha’i.

«Molte persone imparano dai baha’i», ha detto il signor Bahari in occasione della prima del film a Londra lo scorso settembre. Egli ha aggiunto che in passato gli iraniani «erano indifferenti alla sorte dei baha’i. Non ce ne curavamo affatto».

«Oggi molto giovani iraniani hanno amici baha’i anche se il governo continua a vessarli e a presentarli in termini negativi», ha detto il signor Bahari.

La campagna «L’istruzione non è un crimine» è stata appoggiata da molte eminenti personalità. Fra queste vi sono premi Nobel come l’arcivescovo Desmond Tutu, Shirin Ebadi, Tawakkol Karman, Jody Williams e Mairead Maguire. Inoltre la campagna è stata appoggiata da artisti e intellettuali come Nazanin Boniadi, Abbas Milani, Mohsen Makhmalbaf, Azar Nafisi, Omid Djalili, Eva LaRue e Mohammad Maleki, ex presidente dell’Università di Teheran.

Una sezione del sito dice alle persone come possono partecipare all’iniziativa. Inoltre, molte persone di tutto il mondo hanno mandato messaggi di sostegno al diritto allo studio dei baha’i in Iran e postato numerosi video sul sito web e sulla pagina Facebook della campagna.

«L’istruzione è un diritto umano fondamentale», dice una persona nel video postato sul sito web. «È come il diritto ai mezzi di sussistenza, alla sicurezza o al lavoro, il diritto a una casa. È un diritto umano fondamentale, non è un crimine. È un crimine esserne privati».

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L’arcivescovo Tutu condanna il rifiuto di permettere ai baha’i in Iran di studiare

L’arcivescovo Tutu condanna il rifiuto di permettere ai baha’i in Iran di studiare

CITTÀ DEL CAPO, 1° febbraio 2015, (BWNS) — In una dichiarazione pubblicata il 30 gennaio l’arcivescovo Desmond Tutu, l’attivista sudafricano per i diritti sociali e premio Nobel per la pace, ha aggiunto la sua voce al coro di condanna del rifiuto di permettere ai baha’i in Iran di accedere agli studi superiori da parte del governo dell’Iran.

Pubblicato sul sito web della fondazione Desmond e Leah Tutu la dichiarazione dice: «Il governo iraniano dice che per i baha’i l’istruzione è un crimine. Ma io vi dico che noi possiamo cambiare questo stato di cose, possiamo parlare a loro nome. Possiamo dire al governo iraniano e al mondo che escludere dagli studi superiori i baha’i o qualsiasi altro gruppo danneggia l’Iran e il popolo iraniano. La nostra dura esperienza dell’apartheid dimostra che ogni tipo di discriminazione danneggia tutti. Il governo iraniano nega al suo stesso popolo i servizi di migliaia di ingegneri, medici e artisti baha’i, che potrebbero aiutare l’Iran, gli iraniani e il mondo.

La dichiarazione fa parte della campagna L’istruzione non è un crimine, che ha avuto inizio nel novembre 2014, dopo l’uscita del film To Light a Candle, un documentario del signor Maziar Bahari, acclamato giornalista e produttore cinematografico, già corrispondente di Newsweek a Teheran.

La campagna L’istruzione non è un crimine ha avuto il sostegno di numerosi eminenti personalità di tutto il mondo. Fra questi vi sono i premi Nobel, signora Mairead Maguire, dottoressa Shirin Ebadi, signora Tawakkol Karman e signora Jody Williams. Hanno dato il loro sostegno anche il signor Mohsen Makhmalbaf, cineasta iraniano, il dottor Mohammad Maleki, già presidente dell’Università di Teheran, e la signora Azar Nafisi, scrittrice e professoressa iraniana.

Il film illustra la resilienza costruttiva dei giovani baha’i in Iran i quali, davanti ai sistematici tentativi del regime iraniano di negare loro l’accesso agli studi superiori, hanno creato un’organizzazione informale grazie alla quale essi possono accedere a studi di livello universitario. La campagna ha ottenuto in tutto il mondo voci di supporto per i baha’i in Iran e prevede una giornata globale di azione il 27 febbraio.

«Il diritto all’istruzione è un diritto umano che non deve essere negato a nessun essere umano», dice la dichiarazione del dottor Maleki, pubblicata sul sito web di L’istruzione non è un crimine. «Non è accettabile che questo diritto sia negato a qualcuno per motivi di credo, religione, sesso o altri criteri».

I baha’i in Iran hanno subito sistematiche e continue persecuzioni nella loro terra sin dalla rivoluzione islamica del 1979. In linea con la sua intenzione di sradicare la Fede baha’i, il governo del paese ha negato loro anche i più elementari diritti. Oltre al diritto di accedere alle università, i baha’i hanno il divieto di lavorare nel settore pubblico e sono ripetutamente ostacolati nelle loro attività per guadagnarsi da vivere. Nel corso degli anni molti baha’i sono stati illegalmente messi in prigione solo a causa delle loro credenze.

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Lanciato il nuovo sito web inglese della comunità baha’i

Lanciato il nuovo sito web inglese della comunità baha’i

Il sito web inglese della comunità baha’i è stato lanciato in una nuova versione accessibile a www.bahai.org . Questo sito che rappresenta ufficialmente la Fede baha’i in rete è stato aperto nel 1996 e questa è la sua più recente versione. Esso esamina le credenze e gli scritti della Fede baha’i e presenta le esperienze delle persone che, ispirate dagli insegnamenti di Baha’u’llah, cercano in tutto il mondo di contribuire al miglioramento della società.

Il sito riveduto comprende due sezioni «What Baha’is Believe [Che cosa credono i baha’i]» e «What Baha’is Do [Che cosa fanno i baha’i]» e offre una nuova versione della Baha’i Reference Library.

La sezione intitolata «What Baha’is Believe [Che cosa credono i baha’i]» intende organizzare una selezione delle più importanti credenze della Fede baha’i in alcune aree tematiche, come The Life of the Spirit [La vita dello spirito], God and His Creation [Dio e la Sua creazione]e Universal Peace [La pace universale]. «What Baha’is Do [Che cosa fanno i baha’i]» esamina il lavoro per il progresso sociale svolto dai baha’i, assieme a coloro che condividono le loro aspirazioni.

Il sito comprende anche una nuova versione della Baha’i Reference Library, l’autorevole fonte online degli scritti baha’i che offre una selezione di opere di Baha’u’llah, del Bab, di ‘Abdu’l-Baha, di Shoghi Effendi e della Casa Universale di Giustizia, nonché altri testi baha’i

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Infondatamente incriminato un baha’i yemenita dopo 14 mesi di carcere duro

Infondatamente incriminato un baha’i yemenita dopo 14 mesi di carcere duro

Contro ogni senso di giustizia le autorità yemenite hanno accusato Hamed Kamal bin Haydara, cittadino yemenita, di essere una spia di Israele e di convertire i musulmani alla Fede baha’i.

Queste accuse vengono all’inizio del suo secondo anno di carcere, In tutto questo tempo il signor bin Haydara è stato trattenuto senza alcuna accusa e ha subito vari tipi di torture e gravi violenze psicologiche.

Elham, la moglie del signor bin Haydara, ha detto all’agenzia Reuter che suo marito è stato crudelmente torturato in carcere per farlo confessare, cosa che lui non ha fatto. Di conseguenza il signor bin Haydara soffre ora di disturbi di salute cronici.

«Le accuse contro il signor bin Haydara sono infondate e insensate e arrivano dopo oltre un anno di maltrattamenti, compreso l’isolamento. In questo periodo le autorità hanno ripetutamente ammesso in privato che il signor bin Haydara è stato messo in prigione per motivi religiosi», ha detto Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Il signor bin Haydara è un rispettato e sincero padre di famiglia che non ha violato nessuna legge. I baha’i non fanno proselitismo per principio e tutti i nativi yemeniti che hanno accettato la Fede baha’i lo hanno fatto per convinzione», ha aggiunto la signora Dugal

«L’accusa di essere una spia di Israele è una grottesca distorsione della realtà», ha detto la signora Dugal.«Le circostanze storiche che hanno portato all’insediamento in Terra Santa del centro amministrativo e spirituale della Fede baha’i risalgono ad anni in cui lo stato di Israele non esisteva.

«L’obbedienza e la lealtà al governo sono fra i principi centrali della Fede baha’i e l’idea che un baha’i faccia la spia è totalmente assurda», ha detto la signora Dugal.

«Nello Yemen ci sono baha’i da decenni e i baha’i sono noti nella regione araba, anzi in tutto il mondo, per la natura pacifica e per l’atteggiamento di altruistico sevizio alla società».

La signora Dugal ha aggiunto: «La Baha’i International Community condanna questa azione illegale contro il signor bin Haydara e ne chiede l’immediata liberazione. Le accuse sono false e non esiste alcuna prova contro di lui».

Oltre a queste accuse le autorità dicono che il signor bin Haydara non è un cittadino yemenita e ha cambiato nome per entrare nel paese.

Il signor bin Haydara è nato nelle isole yemenite di Socotra e ha vissuto nel paese come cittadino. Suo padre, un medico, si è trasferito nello Yemen dall’Iran negli anni Quaranta e ha avuto la cittadinanza yemenita del sultano di Qishn e Socotra in riconoscimento dei suoi eccellenti servizi ai poveri. La cittadinanza è naturalmente passata al figlio. Il sultano ha dato un cognome yemenita al padre del signor bin Haydara per onorarlo e in riconoscimento del suo rispetto per il paese di adozione.

«Il signor bin Haydara è un marito devoto, padre di tre bambine e un leale cittadino dello Yemen», ha proseguito la signora Dugal. «Ma forse l’elemento più ironico e significativo di questa incriminazione è che le autorità hanno condannato il signor bin Haydara per non essere riuscito a ottenere la fiducia dei suoi concittadini malgrado “abbia dimostrato un alto livello morale”».

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http://news.bahai.org/story/1036

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Una tavola rotonda discute le migrazioni, i media e le errate percezioni

Una tavola rotonda discute le migrazioni, i media e le errate percezioni

In quale misura i media influenzano il nostro senso di identità? Come modellano la nostra percezione di coloro che sono diversi da noi? Come rafforzano la diversità? Queste domande hanno animato una recente tavola rotonda su come i media tedeschi descrivono la migrazione interna in Germania.

Intitolata «L’esclusione in Germania: i media stanno svolgendo il loro compito?», la manifestazione ha avuto luogo il 7 dicembre 2014 nel Centro nazionale baha’i alla periferia di Francoforte in occasione della Giornata dei diritti umani. È stata organizzata dalla comunità baha’i e della Fondazione per le settimane internazionali contro il razzismo, un’ONG tedesca. Fra i partecipanti erano presenti membri del Parlamento europeo, rappresentanti religiosi e un folto pubblico.

Canan Topcu, giornalista di origini turche e membro della Neue deutsche Medienmacher ha moderato la tavola rotonda, formata dalla signora Ursula Russmann, redattrice presso il quotidiano Frankfurter Rundschau, il dottor Markus End, sociologo e Membro del direttivo dell’Associazione per la ricerca sull’ antiziganismo e la signora Mahyar Nicobin, rappresentante della comunità baha’i.

I partecipanti alla tavola rotonda hanno discusso le sfide che i giornalisti devono affrontare quando scrivono sul complesso tema della migrazione. Oltre alle normali pressioni del tempo e dei limiti della lunghezza degli articoli, i giornalisti hanno a che fare anche con la richiesta di storie sensazionali e di ridurre temi complessi in racconti semplicistici.

Parlando di uno studio sulla descrizione dei rom sui media tedeschi che ha recentemente pubblicato, il dottor End ha spiegato che «nei media certe parole sono parole chiave per descrive gruppi di persone».

«Per esempio», ha detto, «la parola tedesca “Armutszuwanderung” (che significa povertà, migrazione) è diventata un sinonimo degli extracomunitari dall’Europa sudorientale, in particolare dei Rom».

Ha anche spiegato che il linguaggio e le immagini dei media consolidano gli stereotipi e i pregiudizi della società, accentuando la «diversità» che caratterizza gli atteggiamenti popolari verso alcune minoranze etniche.

Quanto alle immagini utilizzate per gli articoli, i partecipanti alla tavola rotonda hanno ricordato che spesso i giornalisti si servono di foto d’archivio fornite da organizzazioni giornalistiche. Le foto disponibili sono spesso fuori contesto, rafforzano gli stereotipi e trattano le popolazioni come oggetti.

Degli oltre 230 milioni di migranti internazionali documentati dall’ONU nel 2013, un milione e 200.000 sono entrati in Germania, che in questo campo è seconda solo agli Stati Uniti.

La signora Saba Detweiler, una delle organizzatrici della manifestazione, ha spiegato che la Germania, come molti altri paesi, ha visto i temi della migrazione venire alla ribalta dell’attenzione del pubblico.

Parlando delle motivazioni della manifestazione, ha spiegato che il tema sta molto a cuore ai baha’i, che lavorano con crescenti numeri di gruppi che la pensano come loro per vincere gli effetti distruttivi del pregiudizio e favorire l’armonia fra i diversi elementi della società.

«Questa manifestazione è stata una fra le molte che gruppi e persone riflessivi stanno organizzando in tutta la Germania», ha detto, «e si spera che ce ne siano ancora molte altre».

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/1035

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