Arresti nel corso di una campagna ufficiale per bloccare lo sviluppo dei baha’i iraniani

26 mag

Le incursioni fatte in una trentina di case di baha’i che offrivano corsi di studio a giovani membri della comunità ai quali il governo impediva di accedere alle università è la più recente azione nella politica in atto in Iran di confinare la sua maggiore minoranza religiosa non musulmana ai margini della società.

Dopo la rivoluzione islamica del 1979, i baha’i sono stati sistematicamente privati della possibilità di accedere ai corsi universitari. Non potendo rivolgersi altrove, la comunità ha avviato i propri programmi educativi.

«Le autorità iraniane sono chiaramente determinate a impedire alla comunità baha’i di dare un’istruzione ai propri giovani le cui opportunità sono bloccate dallo stato», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Negare alle persone il diritto all’educazione significa negare loro il diritto a un’esistenza di esseri umani liberi e produttivi e il diritto a offrire un contributo alla società», ha detto.

Circa 16 baha’i sono stati arrestati sabato 21 maggio o subito dopo. Uno è già stato rilasciato. Altri otto baha’i sono stati interrogati da funzionari del Ministero dei servizi segreti e poi rilasciati.

«Questa azione dimostra fino a che punto l’Iran è disposta ad arrivare nella sua campagna per demoralizzare i giovani baha’i, frustrare le loro speranze di studio e distruggere la comunità baha’i come gruppo produttivo nel paese», ha detto Bani Dugal.

La signora Dugal ha anche notato che, nel perseguire la propria politica, il governo iraniano sta flagrantemente violando la legge internazionale.

Secondo il Patto internazionale sui diritti civili e politici, «tutti hanno diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione».

L’articolo 13 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali riconosce a tutti «il diritto all’educazione» e «gli studi superiori saranno parimenti accessibili a tutti, in base alle capacità».

«L’Iran ha ratificato i due Patti nel 1975», ha osservato la signora Dugal.

Una vergognosa persecuzione

Le prime notizie degli arresti hanno suscitato la condanna di governi, organizzazioni non governative, attivisti dei diritti umani e altri.

La Campagna internazionale per i diritti umani in Iran (ICHRI) ha chiesto che i prigionieri siamo immediatamente liberati.

«Questi attacchi contro l’Istituto baha’i di educazione superiore devono fermarsi e le autorità devono liberare immediatamente i baha’i recentemente arrestati», ha detto Hadi Ghaemi, portavoce dell’ICHRI.

«La discriminazione esercitata dall’Iran contro i baha’i nel campo dell’educazione fa parte di una costante politica di persecuzione religiosa ed è una chiara violazione dei suoi obblighi internazionali», ha detto.

Il presidente della Commissione per la libertà religiosa internazionale degli Stati Uniti, Leonard Leo, ha detto: «Il governo iraniano non si ferma davanti a nulla nella sua vergognosa persecuzione dei baha’i in Iran».

«Non era abbastanza che le autorità già perseguissero una politica per impedire ai baha’i di frequentare le università iraniane. Adesso il governo sta anche cercando sistematicamente di smantellare l’iniziativa interna della comunità baha’i per assicurare ai giovani la possibilità di studiare dopo le scuole superiori».

Con questi arresti, ha detto il signor Leo, «i baha’i attualmente in prigione sono quasi 100, cosa che non accadeva da oltre vent’anni».

Bloccati il progresso e lo sviluppo

Negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione islamica del 1979, molti giovani baha’i sono stati espulsi da scuole e università. Nelle università, sono stati espulsi praticamente tutti.

La brutale persecuzione dei baha’i da parte del nuovo regime, che ha visto anche l’esecuzione capitale di oltre 200 eminenti baha’i, ha suscitato vaste critiche internazionali, compresa una serie di risoluzioni ONU che condannavano le violazioni dei diritti umani in Iran.

Il governo si è ammorbidito e ha permesso ai bambini delle scuole elementari e medie di ritornare a scuola. Ma gli studenti universitari sono rimasti esclusi.

Che con le sue politiche il governo sperasse di far sparire nell’oscurità i 300 mila baha’i iraniani, evitando sanzioni internazionali, è stato confermato dalla scoperta di un memorandum segreto che delineava un piano per «bloccare . . . il progresso e lo sviluppo» della comunità baha’i.

Il memorandum, firmato nel 1991 dal Leader supremo Ali Khamenei, specificava una serie di misure repressive contro i baha’i, fra cui l’espulsione degli studenti dalle università qualora si fosse saputo che erano baha’i.

L’Istituto baha’i di educazione superiore

Per escludere i baha’i dagli studi universitari è stato adottato un meccanismo molto semplice. Chiunque facesse un esame di ammissione a un’università nazionale doveva dichiarare la propria religione. I candidati che non erano di una delle quattro religioni ufficialmente riconosciute in Iran, le religioni musulmana, cristiana, ebraica e zoroastriana, era respinto.

I baha’i hanno cercato di mitigare gli effetti del bando avviando alla fine degli anni 1980 un loro programma di istruzione, noto come Istituto baha’i di educazione superiore (BIHE). Professori e lettori baha’i che erano stati licenziati offrirono gratuitamente il loro tempo e la loro esperienza per impartire agli studenti baha’i corsi a domicilio e per corrispondenza.

«Il governo iraniano ha cercato ripetutamente di fermare questa pacifica, tranquilla e vitale iniziativa», ha spiegato Bani Dugal.

Nel 1998, agenti del governo hanno arrestato almeno 36 persone dopo aver fatto irruzione in oltre 500 case e aver confiscato la maggior parte delle attrezzature e dei documenti del BIHE. Le irruzioni hanno suscitato molte reazioni di condanna in tutto il mondo.

In seguito a queste pressioni, alla fine del 2003 l’Iran annunciò ufficialmente che avrebbe tolto dai moduli per le domande la dichiarazione sull’appartenenza religiosa.

Il bando prosegue

Dopo di che i funzionari del governo iraniano hanno detto che il loro sistema educativo era aperto ai baha’i e libero da ogni pratica discriminatoria.

Ma sono stati escogitati mille altri modi per impedire ai baha’i di accedere ai corsi universitari. Per esempio il sistema computerizzato nazionale è stato munito di barriere all’ammissione e sono stati fatti molti sforzi per espellere i baha’i che cercavano di iscriversi nelle varie classi.

Un giovane baha’i ha recentemente raccontato all’ICHRI: «Mi è stato impedito di entrare nel sistema educativo ancor prima che mi iscrivessi come studente universitario. Invece di ricevere i risultati degli esami di ammissione che avevo sostenuto, ho ricevuto la frase “Documentazione incompleta” e non ho mai avuto la possibilità di iscrivermi».

Nel 2006, una comunicazione confidenziale del direttore generale dell’Ufficio centrale della sicurezza del Ministero della scienza, della ricerca e della tecnologia, che sovrintende a tutte le università statali dell’Iran, ha ordinato a 81 università di espellere tutti gli studenti baha’i.

«Se si viene a conoscere la loro identità di baha’i nel momento dell’iscrizione o nel corso degli studi, devono essere espulsi dall’università», diceva la lettera.

Nel ultimi mesi diversi studenti baha’i sono stati espulsi a Teheran, Yazd, Mazandaran e Isfahan. In alcuni casi il provvedimento è stato eseguito poco prima che gli studenti sostenessero gli ultimi esami.

Un baha’i iscritto a ingegneria a Yazd non ha più potuto accedere al suo account online come studente dopo che il suo nome è stato cancellato dal sistema. L’organizzazione per la valutazione dell’istruzione nazionale a Teheran lo ha informato che i baha’i non hanno diritto agli studi universitari. Lo studente ha chiesto un documento scritto che attestasse la ragione della sua espulsione, ma il documento gli è stato negato.

Avendo poche altre scelte, molti giovani baha’i hanno proseguito gli studi con il BIHE.

«Impedire l’accesso agli studi può sembrare meno rilevante delle aggressioni fisiche contro la comunità o la detenzione dei suoi capi», ha detto Bani Dugal, «ma le conseguenze di questa politica si ripercuoteranno su intere generazioni».

«Queste ingiustizie sono un riflesso della terribile oppressione che ha sommerso l’intero Iran. Moltissimi giovani sono esclusi dagli studi universitari per le loro convinzioni politiche o religiose o non possono esercitare la loro libertà di espressione», ha detto.

«Il nostro appello è a favore dei baha’i dell’Iran e di tutti coloro che sono vittime di questi abusi: che ad essi siano riconosciuti il pieno diritto della cittadinanza affinché possano realizzare la loro ardente aspirazione di contribuire al progresso della loro nazione.

«Mostrare rispetto ora per i diritti dei baha’i iraniani sarebbe un segno della volontà delle autorità di rispettare i diritti di tutti i loro cittadini», ha detto la signora Dugal.

I sedici baha’i che sono stato arrestati sabato 21 maggio o subito dopo (e le città in cui risiedono) sono Afrouz Farmanbordari (Gohardasht), Foad Moghaddam (Isfahan), Vahid Mahmoudi, Vahid Mokhtari, Farhad Sedghi e Ramin Zibaie (Karaj), Amir-Houshang Amirtabar, Navid Asadi and Sadaf Sabetian (Sari), Amanollah Mostaghim (Shiraz), Mahmoud Badavam, Soheil Ghanbari, Noushin Khadem, Kamran Mortezaie e Shahin Negari (Tehran) e Danial Oji (residenza sconosciuta). Si è saputo che Vahid Mokhtari è già stato liberato.

Per leggere l’articolo in inglese on-line e vedere le fotografie, si vada a: http://news.bahai.org/story/827

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