Una commissione dell’ONU discute i temi etici legati alla crisi ambientale

17 mag

Se ci concentriamo solo sugli aspetti materiali della crisi ambientale, ignorandone le dimensioni morali ed etiche, non garantiremo all’umanità la sopravvivenza a lungo termine.

Questo uno dei temi di discussione affrontati dalla Commissione ONU sullo sviluppo sostenibile, che si è riunita dal 2 al 13 maggio.

«Abbiamo oltrepassato il punto critico che avevamo previsto da decenni», ha detto alla Commissione l’11 maggio Jeffrey Sachs, direttore dell’Istituto della Terra e consulente speciale del segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon.

«In questo momento viviamo su un pianeta ambientalmente turbolento», ha osservato il professor Sachs, il quale ha fatto notare l’aumento delle inondazioni, delle siccità e della scarsità di cibo e di acqua in tutto il mondo.

«Fondamentalmente, abbiamo una crisi globale dell’etica», ha detto, perché, «pur avendo bisogno di trovare una strada verso lo sviluppo sostenibile, combattiamo invece alla ricerca di risorse e di vantaggi».

Anche Ashok Khosla, ex direttore del Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP), ha parlato della necessità di riconoscere i valori che consentono lo sviluppo sostenibile.

Il prodotto interno lordo «misura solo cose che non contano realmente nella vita», ha detto il signor Khosla.

«Quello che ci sta più a cuore, la felicità e l’amore, non figura affatto nel PIL», ha detto.

«Rendere visibile l’invisibile»

Una tavola rotonda che si è tenuta l’11 maggio e che è stata sponsorizzata dalla Baha’i International Community ha cercato di vedere come introdurre temi culturali, educativi e spirituali nel discorso sullo sviluppo sostenibile.

Intitolata «Rendere visibile l’invisibile: valori e transizione verso consumi e produzioni sostenibili», la tavola rotonda è stata moderata da Duncan Hanks dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale baha’i canadese.

«Non ci sono dubbi che è molto importante comprendere bene e svolgere correttamente le considerazioni materiali di questa discussione, se vogliamo affrontare adeguatamente le considerazioni politiche, le basi giuridiche e i meccanismi economici», ha detto il signor Hanks.

«Ma permettere che la discussione si concenti solo sugli aspetti materiali . . . significa occuparsi solo di una parte del problema».

«Nell’ambito della sostenibilità dei consumi e della produzione sappiamo che sono in atto nuove discussioni e che si sta formando un nuovo linguaggio sulla coerenza dinamica fra le dimensioni materiali e le dimensioni basate sui valori, fra hardware e software, ciò che è materiale e ciò che è spirituale, e vediamo una crescente disponibilità a esaminare non solo le politiche e i risvolti tecnici, ma anche tutti quei valori che influenzano gli atteggiamenti e trasformano i comportamenti», ha detto.

Altri quattro partecipanti alla tavola rotonda provenienti da quattro continenti hanno proposto le loro considerazioni sul come introdurre nelle discussioni sulla sostenibilità dei consumi e della produzione anche considerazioni sui valori, al fine di motivare quei cambiamenti del comportamento umano che sono necessari per preservare la vita sul pianeta.

«La discussione sui valori è fondamentale nel determinare quale sarà il nostro futuro», ha detto Vanessa Timmer, cofondatrice e amministratrice di One Earth Initiative, «Rethinking the Good Life».

La signora Timmer ha osservato che i valori e i comportamenti sono strettamente legati e che quando si discute di valori si discute anche di comportamenti.

Secondo alcuni ricercatori, ha detto la signora Timmer, se si dice che è meglio comprare un’automobile ibrida perché si risparmia denaro, e non perché si preserva l’ambiente, la discussione resta a un livello materiale.

«L’ideale è fare entrambe le cose, parlare di cifre ma nel contesto di una discussione più ampia che spieghi che questo ci aiuta ad andare verso un nuovo senso di comunità e verso un nuovo rapporto con gli altri», ha detto.

Victoria Thoresen dell’Associazione per l’educazione e la ricerca su una vita responsabile in Norvegia ha analizzato una serie di valori specifici che riguardano lo sviluppo sostenibile, come il distacco, la moderazione, la fiducia, la giustizia e la speranza.

Il concetto di giustizia, ha detto, «ci consente di superare l’egocentrismo che domina il mondo e di orientarci verso un modo di essere, un modo di condividere, un modo di superare il nostro mondo complicato e confuso, nel quale c’è ben poca speranza».

Alla tavola rotonda hanno partecipato anche Luis Flores Mimica, dell’Ufficio latino-americano (Cile) di Consumers International, Elona Hoover, ricercatrice, ESDinds Project: Sviluppare indicatori per lo sviluppo sostenibile basati sui valori, Università di Brighton (Regno Unito) e Kiara Worth, specialista nello sviluppo sostenibile (Papua Nuova Guinea). L’incontro è stato co-sponsorizzato da PERL, One Earth e Consumers International.

Per contribuire ulteriormente alla discussione della Commissione di quest’anno, la Baha’i International Community ha ricordato il suo documento del 2010, «Ripensando alla prosperità: alternative alla cultura del consumismo».

Per leggere l’articolo in inglese on line e vedere le fotografie, si vada: http://news.bahai.org/story/824

Spiacente, nessuno articolo collegato.

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