Un cupo quadro della libertà religiosa in Iran

2 ago

In una relazione pubblicata lunedì scorso, gli Stati Uniti dipingono un cupo quadro della libertà religiosa in Iran, dimostrando che il governo iraniano opprime i seguaci di quasi tutte le minoranze religiose del paese, ostacolandone le attività religiose, limitandone le prospettive economiche e imprigionandoli quando parlano ad altri delle loro credenze.

«Le parole e le azioni del governo hanno creato un’atmosfera minacciosa per quasi tutti i gruppi religiosi non sciiti, soprattutto per i baha’i, ma anche per i musulmani sufi, i cristiani evangelici, gli ebrei e i gruppi sciiti che non condividono le idee religiose ufficiali del governo», afferma la relazione annuale sulla libertà religiosa internazionale per il 2011 redatta dal Dipartimento di Stato nella sezione sull’Iran.

«Gruppi baha’i e cristiani hanno denunciato arresti arbitrari, detenzioni prolungate e confische di proprietà. Nel corso dell’anno, trasmittenti e organi di stampa semi ufficiali hanno intensificato una campagna negativa contro le minoranze religiose, in particolare i baha’i.

«Tutte le minoranze religiose hanno subito in vario grado discriminazioni sanzionate dalle autorità, soprattutto nell’ambito dell’impiego, dell’istruzione e della casa. I baha’i hanno continuato a essere espulsi dalle università o a non esservi ammessi», afferma la relazione.

Pubblicata ogni anno sin dal 2001, la relazione analizza lo stato della libertà religiosa nel mondo, esaminando i progressi o i regressi compiuti in tutte le nazioni al di fuori degli Stati Uniti.

Quest’anno la relazione ha prestato particolare attenzione all’impatto delle transizioni politiche e demografiche sulle minoranze religiose, gli effetti dei conflitti sulla libertà religiosa e «l’ondata di antisemitismo».

«Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione», ha detto il segretario di stato statunitense Hillary Clinton, presentando la relazione nel corso di una conferenza stampa della Dotazione Carnegie per la pace internazionale.

«Questo diritto include la libertà di cambiare religione o credenze e la libertà di manifestare la propria religione o le proprie credenze sia da soli sia assieme ad altri, per insegnarle, praticarle e osservarle», ha detto il segretario Clinton.

Suzan Johnson Cook, ambasciatrice statunitense per la libertà religiosa internazionale, ha detto che la libertà di religione non è solo un diritto americano, ma un diritto di tutti.

«Questo diritto si accompagna alla libertà di espressione, alla libertà di parola e di assemblea e quando la libertà religiosa viene limitata, tutti questi diritti sono a rischio», ha detto l’ambasciatrice Cook. «Per questa ragione, spesso la libertà religiosa è un indice per valutare altri diritti umani».

La sezione sull’Iran è particolarmente critica, affermando che il «rispetto del governo per il diritto alla liberta religiosa e la sua vigilanza su di esso continuano a peggiorare».

«Il sistema legale favorisce il maltrattamento e la discriminazione», dice la relazione, notando che «la costituzione e altre leggi e politiche limitano gravemente la libertà di religione».

La relazione ha cercato documenti sui maltrattamenti e ha scoperto che praticamente tutti i gruppi religiosi estranei alla maggioranza musulmana sciita hanno subito discriminazioni.

«I sufi hanno continuato a essere vessati e arrestati nel corso dell’anno», dice la relazione, notando che una sessantina di sufi sono stati arrestati in settembre dopo uno scontro con le forze di polizia.

Anche i cristiani hanno continuato a essere discriminati. L’anno scorso il governo ha confiscato circa 6.500 copie della Bibbia, dice la relazione, e ha trattenuto in prigione il pastore cristiano Youcef Nadarkhani, condannato a morte per apostasia.

«Anche gli zoroastriani denunciano detenzioni e vessazioni», dice la relazione, menzionando l’arresto in ottobre dello zoroastriano di Karaj, Yashin Jamshidi.

La situazione dei baha’i

La relazione illustra ampiamente la situazione dei 300.000 membri della comunità baha’i. Fra l’altro, la relazione afferma che ai baha’i non è concesso di iscriversi alle università statali, che essi sono esclusi dal sistema pensionistico e che è fatto loro divieto di «riunirsi ufficialmente o di avere istituzioni amministrative».

La relazione afferma anche chiaramente che i baha’i sono perseguitati per le loro convinzioni religiose.

«Il governo ha arrestato arbitrariamente alcuni baha’i e li ha accusati di violare gli articoli 500 e 698 del codice penale islamico, che riguardano rispettivamente le attività contro lo stato e la diffusione di menzogne», dice la relazione, notando che alla fine del 2011 95 baha’i erano stati messi in prigione e 416 avevano pendenze legali con il sistema giudiziario.

«Spesso le accuse non sono state lasciate cadere alla dimissione dal carcere e le persone con pendenze legale possono essere arrestate in qualunque momento. Molti sono stati rilasciati solo dopo aver pagato multe molto elevate o aver depositato ingenti cauzioni. Alcuni hanno consegnato come cauzione titoli di proprietà o una licenza di lavoro, altri sono stati liberati dopo che un «tutore» aveva garantito di persona che l’imputato si sarebbe presentato al tribunale.

«È stato riferito che alcuni funzionari governativi hanno offerto ai baha’i di smettere di maltrattarli se avessero rinnegato la loro affiliazione religiosa. Ad altri, detenuti in carcere, è stato promesso che sarebbero stati liberati se avessero rinunziato alla propria affiliazione religiosa», dice la relazione.

La relazione osserva che «in diverse città alcune tombe baha’i sono state profanate da ignoti, che il governo non ha cercato di identificare e punire».

Dice anche che alcuni baha’i e le loro proprietà sono stati oggetto di attacchi incendiari dolosi. «La polizia ha sempre detto che non poteva far nulla per identificare i colpevoli», dice la relazione.

La relazione dice anche che «c’è stata un’escalation negli attacchi personali contro i baha’i, come lettere, CD, messaggi e opuscoli minatori».

La relazione discute anche azioni compiute l’anno scorso dal Dipartimento di Stato in difesa dei baha’i iraniani, notando che i suoi portavoce hanno definito «inaudita» la reimposizione di una condanna a 20 anni di prigione ai sette dirigenti baha’i arrestati e hanno criticato «la mancanza di un giusto processo» in quella condanna, dicendo che essa è stata una violazione degli impegni presi dall’Iran con la legge internazionale.

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere le foto, si vada a: http://news.bahai.org/story/919

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