Un dichiarazione della Baha’i International Community esplora un nuovo concetto di responsabilizzazione

13 mar

I concetti di responsabilizzazione che mettono un gruppo contro l’altro devono essere accantonati in favore di una nuova visione secondo la quale la trasformazione sociale è vista come un’impresa collettiva alla quale tutti possono di partecipare.

Questo è uno dei temi principali di una dichiarazione scritta dalla Baha’i International Community (BIC) per la recente Commissione ONU sullo sviluppo sociale.

«Il desiderio di correggere le diseguaglianze sociali è sicuramento nobile, ma le dicotomie noi/loro non fanno altro che perpetuare e rafforzare le divisioni esistenti», dice la dichiarazione, intitolata «La responsabilizzazione, un meccanismo per la trasformazione sociale».

«Si deve pensare con attenzione ai modi in cui affrontare la responsabilizzazione come un’impresa universale e condivisa e non come una cosa di cui coloro che hanno fanno dono a coloro che non hanno». Un modo per evitare questi estremi è comprendere che l’umanità è un unico organismo sociale, afferma la dichiarazione.

«Questo concetto implica caratteristiche come l’interdipendenza delle parti e del tutto, l’indispensabilità della collaborazione, la reciprocità e il vicendevole aiuto, la necessità di distinguere nonché di armonizzare i ruoli, la necessità di provvedimenti istituzionali che non opprimano, ma responsabilizzino e l’esistenza di uno scopo collettivo al di sopra di quello dei singoli elementi costituenti».

La dichiarazione è uno dei contributi della BIC alla Commissione di quest’anno, che ha avuto luogo il 6-15 febbraio e che ha trattato il tema «responsabilizzare le persone» mentre si occupava di povertà, integrazione sociale e impiego pieno e decente.

Il 7 febbraio, la BIC ha sponsorizzato una tavola rotonda sul tema. Ha partecipato anche la presidentessa della Commissione, Sewa Lamsal Adhikari, la quale ha detto che le Nazioni Unite considerano la responsabilizzazione un tema fondamentale per chi si occupa di trasformazione sociale.

«La responsabilizzazione delle persone è alla base dello sviluppo sociale», ha detto la signora Adhikari. «Sta diventando uno degli elementi fondamentali degli sforzi per conseguire le tre mete principali del Summit mondiale per lo sviluppo sociale: sradicamento della povertà, impiego pieno e produttivo e lavoro decente per tutti e integrazione sociale».

«La responsabilizzazione è uno strumento per conseguire i fini dello sviluppo sociale». La signora Adhikari è incaricata d’affari della Missione permanente del Nepal presso le Nazioni Unite.

Ming Hwee Chong, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, ha suggerito che non è un caso che il tema sia balzato in primo piano nelle discussioni sullo sviluppo sociale.

«È un’evoluzione naturale del discorso sullo sviluppo», ha detto il signor Chong, moderatore della tavola rotonda. «Questo rispecchia ciò che sta accadendo nel mondo e fa parte dell’accresciuta consapevolezza di quello che siamo, di quello che è il nostro potenziale, personale e collettivo, in quanto razza umana».

Fra gli oratori della manifestazione del 7 febbraio, intitolata «Responsabilizzazione: di chi? Con quali mezzi? Per quale fine?», c’erano Rosa Kornfeld Matte, direttrice del servizio nazionale per gli anziani in Cile, Corinne Woods, direttrice della campagna per il millennio e Yao Ngoran del Dipartimento degli affari socio-economici delle Nazioni Unite.

Una seconda tavola rotonda sponsorizzata dalla BIC l’8 febbraio, intitolata «Responsabilizzazione in azione», ha offerto riflessioni di persone con esperienza diretta nello sviluppo popolare.

Hou Sopheap, direttore esecutivo dell’Organizzazione cambogiana per la ricerca, lo sviluppo e l’educazione (CORDE), ha detto che la sua organizzazione ha adottato un’impostazione «imparare facendo» che si propone di creare capacità nei giovani affinché essi possano servire meglio le loro comunità.

Un’organizzazione di ispirazione baha’i che offre programmi educativi supplementari a oltre 3.000 giovani nella Cambogia nord-occidentale, il CORDE chiede agli studenti di compiere atti di servizio per le loro comunità oltre a lavorare sui libri di testo. «In questo modo ogni cosa prevede una parte di studio e una parte di azione», ha detto .

Anche Judith Therese Eligio-Martinez, coordinatrice dei programmi dell’agenzia di ispirazione baha’i, Associazione Bayan in Honduras, ha detto che il servizio è una parte fondamentale del loro programma, che in questo momento riguarda circa 6.000 studenti delle scuole superiori in 12 dei 18 dipartimenti dell’Honduras.

«L’Associazione si basa sulla convinzione che l’individuo ha la capacità di prendere decisioni per se stesso e di contribuire a sviluppare le capacità di tre grandi attori (nello sviluppo della comunità): l’individuo, la comunità e le istituzioni», ha detto la signora Eligio-Martinez.

Creato in Colombia da un’organizzazione di ispirazione baha’i, FUNDAEC, e noto con l’acronimo SAT, cioè «Sistema de Aprendizaje Tutorial» in spagnolo, il programma forma e coordina nelle comunità facilitatori che offrono educazione a livello di scuola superiore adatta alle zone rurali.

«Noi pensiamo che il SAT sia un modo creativo per proseguire gli studi, ma concentrandosi sull’idea di servire l’umanità e di rendere il mondo un luogo migliore in cui vivere, a livello locale», ha detto la signora Eligio-Martinez. «E in questo modo pensiamo di contribuire alla responsabilizzazione».

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/944

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