Direttori di scuole mediche chiedono all’Iran di liberare i docenti baha’i in prigione

9 dic

Una cinquantina di direttori di scuole mediche negli Stati Uniti si sono uniti alle proteste per le persecuzioni del governo iraniano contro studenti e docenti baha’i.

Quarantotto presidi e vice presidenti anziani, che comprendono oltre un terzo delle scuole mediche americane, hanno firmato una lettera aperta indirizzata al rappresentante dell’Iran presso le Nazioni Unite. La lettera è stata pubblicata nel sito web «Association Against Education Discrimination» in lingua persiana il giorno in cui i movimenti studenteschi iraniani celebrano annualmente la Giornata dello studente.

La dichiarazione in persiano e in inglese si trova in questo indirizzo: http://www.edu-right.net/statement/38-statement/746-medicalschooldeansbiheletter

«Scriviamo come dirigenti di istituzioni educative riconosciute in tutto il mondo per esprimere la nostra preoccupazione per come gli studenti e i docenti baha’i sono trattati in Iran», dice la lettera.

«In quanto dirigenti nell’educazione medica, crediamo che l’educazione sia un intrinseco diritto umano. Nelle nostre rispettive istituzioni, abbiamo ospitato e continuiamo a ospitare studenti, residenti, lettori e docenti di tutto il mondo e di tutte le convinzioni religiose. Abbiamo accolto tutte queste diverse popolazioni nelle nostre istituzioni per contribuire alla scoperta e alla disseminazione del sapere a beneficio dell’umanità».

Il principale firmatario della lettera, il dottor Philip Pizzo, Preside della Scuola di medicina di Stanford, ha aiutato a raccogliere le firme il mese scorso durante l’incontro annuale dell’Association of American Medical Colleges’ Council of Medical School Deans.

La dichiarazione descrive il sistematico attacco sferrato dalle autorità iraniane contro un’iniziativa comunitaria informale, conosciuta come Istituto baha’i per gli studi superiori (BIHE), che è stata fondata per far studiare i giovani baha’i che sono esclusi dalle università. Sette baha’i che lavoravano per il BIHE stanno ora scontando quattro e cinque anni di prigione.

«L’arresto dei docenti e degli amministratori del BIHE e il bando di generazioni di baha’i dagli studi per la sola ragione della loro origine religiosa sono una violazione della Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata dalle Nazioni Unite nel 1948, e del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali che l’Iran ha sottoscritto», prosegue la lettera.

«Pertanto chiediamo al vostro governo di liberare dal carcere i docenti e gli amministratori del BIHE. Chiediamo anche che il vostro governo riconosca agli studenti e ai professori baha’i in Iran gli stessi diritti allo studio che noi offriamo a ogni studente e professore nelle nostre istituzioni, senza tener conto della loro religione o provenienza nazionale o culturale».

La lettera aperta è stata pubblicata nello stesso giorno in cui la situazione dei docenti e degli studenti baha’i è stata presa in esame in una dichiarazione congiunta di un gruppo internazionale di legislatori, i senatori degli Stati Uniti Mark Kirk e Joseph Lieberman, il membro del Parlamento canadese Irwin Cotler, il membro del Parlamento britannico Denis MacShane, il membro del Parlamento australiano Michael Danby, il membro del Parlamento italiano Fiamma Nirenstein e il membro del Parlamento lituano Emanuelis Zingeris.

Questi eventi hanno avuto luogo pochi giorni dopo che la senatrice Mobina Jaffer, il primo senatore canadese musulmano, ha detto durante un’interrogazione parlamentare che l’Iran ha ora criminalizzato l’educazione dei giovani e che questa condanna «non ha precedenti».

Condanne dell’aresto dei sette docenti baha’i sono venute da tutto il mondo. Il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon ha aperto le critiche contro la loro condanna, assieme a figure eminenti come i premi Nobel per la pace arcivescovo Desmond Tutu e Jose Ramos-Horta, e il generale Romeo Dallaire, già comandante delle forse di pace dell’ONU che ha cercato di fermare il genocidio in Ruanda negli anni 1990.

In ottobre, una quarantina di illustri filosofi e teologi di sedici paesi hanno formato una lettera di protesta per l’attacco contro il BIHE.

In Germania, altrettanti eminenti professori hanno chiesto l’immediata liberazione dei sette e in Australia lettere di protesta sono state mandate anche da una settantina di accademici universitari e da «Universities Australia», che rappresenta i vice rettori di tutte le università australiane.

Il mese scorso, oltre cinquanta accademici in Irlanda hanno invitato le autorità iraniane ad aprire gli studi superiori a tutti, mentre ventisei professionisti dell’industria cinematografica hanno raccomandato al governo brasiliano di difendere i diritti dei produttori cinematografici, dei giornalisti e dei docenti baha’i e hanno chiesto all’Iran di liberare subito quelli che si trovano in prigione.

Per leggere l’articolo in inglese online, accedere ai link e vedere l’elenco completo dei firmatari si vada a: http://news.bahai.org/story/874

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