Le disparità fra i ricchi e i poveri illustrate da una commissione dell’ONU

7 feb

Mentre la crisi economica ha comportato una maggiore attenzione alle disparità nelle nazioni, gli estremi di ricchezza e povertà in ambito internazionale sono divenute una minaccia per la stabilità del mondo.

Questo è stato uno dei temi discussi da una commissione delle Nazioni Unite, durante la sessione della Commissione ONU per lo sviluppo sociale che in questo momento è in corso e proseguirà fino a venerdì.

Organizzata dalla Baha’i International Community e co-sponsorizzata da ATD Quarto Mondo, la discussione, che affronta il tema dell’eliminazione della povertà proposto dalla Commissione, ha riunito alti diplomatici dell’ONU, funzionari di agenzie dell’ONU e rappresentanti di varie ONG.

L’ambasciatore Jorge Valero, rappresentante permanente del Venezuela presso le Nazioni Unite e presidente della Commissione per lo sviluppo sociale, ha attribuito la responsabilità delle crescenti disparità agli eccessi del capitalismo globale.

«Le disparità e la povertà, i cambiamenti climatici e la distruzione degli ecosistemi sono importanti voci dell’agenda internazionale», ha detto l’ambasciatore Valero.

«Queste calamità possono essere efficacemente combattute affrontando le cause strutturali che le producono: un sistema globale consumistico, egoista e predatore che si basa sulla mercificazione dell’uomo e della natura».

Jomo Kwame Sundaram, assistente del Segretario generale dell’ONU per lo sviluppo economico, ha detto che il tema delle disparità è spesso esaminato dal punto di vista delle nazioni, ma due terzi delle disparità globali dipendono dalle differenze fra i paesi.

Le differenze internazionali sono «molto, molto forti», ha detto, notando che esse sono cresciute negli ultimi trent’anni.

«La grande promessa della globalizzazione economica era che se si fossero mitigate le restrizioni, ci sarebbe stato un libero flusso del capital e che questo flusso sarebbe andato dai ricchi verso i poveri. Non è stato così. Il capitale è risalito, dai poveri ai ricchi», ha detto il dottor Sundaram.

Fra i partecipanti alla discussione, che si è svolta mercoledì 1° febbraio, ci sono stati Isabel Ortiz, direttore associato delle politiche dell’UNICEF; Christine Bockstal, Capo della cooperazione tecnica per il dipartimento di sicurezza sociale dell’ILO e Sara Burke, analista politica del Friedrich-Ebert-Stiftung.

La dottoressa Ortiz ha detto che il 20 per cento della popolazione mondiale ha oltre l’80 per cento del reddito mondiale, mentre il 20 per cento più povero ha meno dell’1 per cento del reddito mondiale.

«La ridistribuzione nazionale non basta a combattere le disparità», ha detto. «C’è un forte legame fra grandi disparità di reddito e disordini sociali e instabilità economica».

Il signor Ming Hwee Chong della Baha’i International Community (BIC) ha ricordato le recenti osservazioni del segretario dell’ONU Ban Ki-moon sull’incremento della disparità dei redditi a tutti i livelli negli ultimi 25 anni e sul grave impedimento che questo rappresenta per l’eliminazione della povertà e l’integrazione sociale.

Il signor Chong ha detto che è tempo di porci importanti domande sul rapporto fra l’eliminazione della povertà e gli estremi economici che esistono oggi nel mondo.

Il signor Chong, che ha presentato una dichiarazione che la BIC ha redatto per la Commissione, ha notato che il rapporto di dominanza, una nazione sull’altra, una razza sull’altra e una classe sociale o un genere sull’altro, è responsabile di un iniquo accesso alle risorse e al sapere.

La dichiarazione afferma con preoccupazione che la «visione materialistica del mondo, sulla quale per lo più si fonda il moderno pensiero economico, riduce i concetti dei valori, dello scopo della vita umana e delle interazioni umane a un egoistico perseguimento della ricchezza materiale».

La dichiarazione inglese si trova seguendo questo link. La traduzione italiana è disponibile qui.

Il signor Chong ha detto che si è dato molto rilievo alle dimensioni politiche e transazionali dell’attuale crisi, ma lo scopo della discussione era di contribuire a «creare uno spazio per scavare più a fondo al fine di portare alla luce alcune delle fondamentali ipotesi che plasmano la nostra realtà economica e sociale».

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere le fotografie si vada a: http://news.bahai.org/story/886

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