Dura condanna delle violazioni dei diritti umani in Iran da parte delle Nazioni Unite. Il Parlamento europeo si unisce alle proteste del mondo

21 nov

Dura condanna delle violazioni dei diritti umani in Iran da parte delle Nazioni Unite. Il Parlamento europeo si unisce alle proteste del mondo

Con parole così forti come poche volte ha usato, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha duramente condannato l’Iran per le sue «gravi, costanti e ricorrenti violazioni dei diritti umani».

Con 86 voti contro 32, e 59 astensioni, oggi il Terzo comitato dell’Assemblea ha approvato un risoluzione di sei pagine che elenca una lunga serie di violazioni, fra le quali vi sono «un drastico aumento» delle esecuzioni capitali, dell’uso della tortura, del sistematico bersagliamento dei difensori dei diritti umani, della diffusa violenza contro le donne e delle continue discriminazioni contro le minoranze, come i membri della Fede baha’i.

«Con il suo lungo e dettagliato elenco di crimini contro comuni cittadini, la risoluzione di quest’anno ha condannato il comportamento delle autorità iraniane con parole così forti come non avevamo mai sentito», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Il risultato non lascia dubbi su ciò che la comunità mondiale pensa degli implacabili sforzi dell’Iran per violare praticamente ogni diritto umano», ha detto.

La risoluzione segue le recenti relazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e del nuovo relatore speciale per i diritti umani in Iran che hanno duramente criticato le violazioni dei diritti umani da parte della Repubblica Islamica.

Il testo inglese della risoluzione si trova nel seguente sito: http://news.bahai.org/sites/news.bahai.org/files/documentlibrary/867_Iran_human_rights_situation.pdf

Aree a rischio

Cosponsorizzata da 42 paesi, la risoluzione elenca circa 16 aree a rischio, che comprendono la tortura e un maggior ricorso alla pena capitale, le «sistematiche e gravi restrizioni della libertà di pacifica assemblea» e le «gravi limitazioni e restrizioni del diritto di libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credenza».

Menziona anche, per la prima volta, una preoccupazione per «illecite interferenze» con la privacy personale, citando il controllo esercitato dallo stato sulla corrispondenza, sui messaggi e-mail e v-mail.

La risoluzione afferma anche che l’Iran si rifiuta di rispettare il giusto processo, menzionando «l’uso sistematico e arbitrario di un prolungato confino in isolamento, l’impedimento per i detenuti di accedere a una rappresentanza legale di loro scelta, il rifiuto di considerare la possibilità di concedere la libertà su cauzione ai detenuti e la durezza delle prigioni, a causa del grave sovraffollamento e della scarsa igiene, nonché i persistenti racconti di detenuti sottoposti a torture e stupri e altre forme di violenza sessuale».

«L’escalation degli attacchi contro i baha’i»

Un altro motivo di preoccupazione sono le continue violazioni e discriminazioni contro minoranze etniche e religiose, in particolare i problemi degli arabi, degli azeri, dei beluci e dei curdi e le discriminazioni contro i cristiani, gli ebrei, i sufi, i musulmani sunniti e gli zoroastriani.

La risoluzione menziona «l’escalation degli attacchi contro i baha’i e i loro difensori . . . anche sui media sponsorizzati dallo stato, un significativo aumento del numero dei baha’i arrestati e detenuti, l’attacco contro l’istituzione educativa baha’i, il ripristino della condanna a vent’anni di carcere ai sette dirigenti baha’i dopo procedimenti legali irregolari e la ripresa delle misure per negare ai baha’i l’impiego nei settori pubblico e privato».

La risoluzione invita l’Iran a «eliminare la discriminazione e l’esclusione delle donne e dei membri di certi gruppi, come i membri della fede baha’i, quanto all’accesso agli studi superiori, e a eliminare la criminalizzazione dell’iniziativa per offrire gli studi superiori ai giovani baha’i ai quali è negato l’accesso alle università iraniane».

Il paese deve inoltre cooperare con le Nazioni Unite e i suoi funzionari per il monitoraggio della situazione dei diritti umani.

«Questa risoluzione è una forte testimonianza del fatto che tutti gli iraniani, e non solo poche minoranze o pochi dissidenti, vivono in uno stato di assedio, nel quale le vessazioni, gli arresti e le incarcerazioni arbitrarie, le torture e le minacce di morte sono diventati una preoccupazione quotidiana», ha detto la signora Dugal.

La risoluzione, che dovrà essere confermata in dicembre dall’intera Assemblea, chiede anche che il Segretario generale dell’ONU ripresenti un rapporto sui diritti umani in Iran il prossimo anno.

Una risoluzione europea

Un’analoga risoluzione di dura condanna dell’Iran per le sue violazioni dei diritti umani è stata adottata giovedì scorso anche dal Parlamento europeo.

Anche questa risoluzione cita numerose aree di preoccupazione, come il maggior numero di esecuzioni capitali, il largo uso della tortura, la sistematica oppressione dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti, delle donne e delle minoranze.

Anche il Parlamento europeo ha preso nota dell’aumento delle persecuzioni contro i baha’i, notando che essi «subiscono pesanti discriminazioni, come l’impossibilità di accedere agli studi» e che sette dirigenti baha’i si trovano ancora in prigione e «oltre cento membri della comunità sono agli arresti».

«Siamo soddisfatti per queste risoluzioni e speriamo che finalmente il governo iraniano dia ascolto all’appello della comunità internazionale e metta fine a queste pratiche e ritorni allo stato di diritto», ha detto Bani Dugal.

Il testo inglese della risoluzione del Parlamento europeo si trova nel seguente sito: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&reference=P7-RC-2011-0594&language=EN

Per leggere l’articolo online e accedere ai link, si vada a:

http://news.bahai.org/story/867

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