Gli Stati Uniti si uniscono all’Olanda, al Regno Unito e all’Unione Europea in un coro di condanna delle sentenze contro i dirigenti baha’i

13 ago

GINEVRA, 13 agosto (BWNS). Gli Stati Uniti d’America hanno detto che «condannano energicamente» il verdetto a vent’anni di carcere contro i dirigenti baha’i imprigionati.

Il segretario di stato statunitense Hillary Clinton ha detto che l’atto è una «violazione degli obblighi dell’Iran verso il Patto internazionale sui diritti civili e politici».

In una dichiarazione del 12 agosto, il segretario Clinton ha detto che gli Stati Uniti sono «molto preoccupati per la continua persecuzione dei baha’i e di altre minoranze religiose in Iran da parte del governo iraniano».

«La libertà religiosa è un diritto delle persone di tutte le fedi e le credenze dappertutto», ha detto.

«Gli Stati Uniti difendono la libertà religiosa in tutto il mondo e non hanno dimenticato la comunità baha’i in Iran».

«Continueremo a condannare l’ingiustizia e a invitare il governo iraniano a rispettare i diritti fondamentali di tutti i suoi cittadini secondo gli obblighi internazionali che ha assunto», ha detto il segretario Clinton.

La dichiarazione degli Stati Uniti è stata fatta subito dopo che la Baha’i International Community ha ricevuto la notizia che i sette dirigenti baha’i erano stati trasferiti nella prigione Evin di Teheran, dove avevano soggiornato per oltre due anni.

Essi sono stati trasferiti nella prigione Gohardasht, nota anche come prigione Rajaishahr, a Karaj, a 20 chilometri a ovest della capitale iraniana.

Altre difese

In difesa dei prigionieri ha parlato anche l’Unione Europea, in una dichiarazione fatta dalla baronessa Catherine Ashton, alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e le politiche della sicurezza.

«L’Unione Europea è molto preoccupata per la condanna a vent’anni di prigione dei sette dirigenti baha’i in Iran e ne chiede l’immediata liberazione», ha dichiarato.

«Il verdetto è stato pronunciato perché gli imputati appartengono a una minoranza religiosa e il processo giudiziario è stato scorretto e non ha rispettato né gli impegni internazionali dell’Iran secondo il Patto internazionale dei diritti civili e politici né la propria legislazione nazionale per quanto riguarda il diritto a un equo processo».

«L’Unione Europea ricorda che la libertà di pensiero, di coscienza e di religione sono diritti fondamentali che devono essere garantiti in tutte le circostanze secondo l’articolo 18 del Patto internazionale per i diritti civili e politici che la Repubblica Islamica dell’Iran ha sottoscritto e ratificato».

«L’Unione Europea invita l’Iran a cessare la persecuzione della comunità baha’i», ha detto la baronessa Ashton.

Nel Regno Unito, il ministro degli esteri William Hague ha detto che le condanne lo hanno lasciato «esterefatto» e che esse sono «uno scioccante esempio della continua discriminazione esercitata dallo stato iraniano contro i baha’i».

«È assolutamente inaccettabile», ha detto il signor Hague in una dichiarazione rilasciata mercoledì.

«La magistratura iraniana non ha potuto smentire le preoccupazioni internazionali e nazionali sul fatto che l’unica colpa di queste sette persone è quella di praticare la loro fede. È anche chiaro che dall’arresto alla condanna le autorità iraniane non hanno rispettato né il loro equo processo né tantomeno gli standard internazionali che l’Iran ha sottoscritto. Gli accusati non hanno potuto consultare adeguatamente i loro legali e il processo non è stato né equo né trasparente».

«Invito urgentemente le autorità iraniane a considerare ogni appello contro questa decisione e a smettere di vessare la comunità baha’i. Invito anche il governo iraniano a fare in modo che i diritti di tutte le persone siano protetti senza discriminazioni e a rispettare i propri obblghi verso i propri cittadini come stabilito dalla costituzione iraniana», ha detto il signor Hague.

Il minsitro degli esteri olandese, Maxime Verhagen, ha espresso la preoccupazione del suo paese per «le disfunzioni del procedimento giudiziario contro i sette dirigenti baha’i» e i suoi timori che l’arresto e la sentenza siano «basati unicamente sulla discriminazione di un credo religioso».

«È sconvolgente che queste persone siano state apparentemente condannate a causa della loro fede», ha detto il signor Verhagen.

«Raccomando alle autorità iraniane di rispettare i loro obblighi internazionali verso i diritti umani. I dirigenti baha’i hanno diritto a un equo processo e devono essere rilasciati al più presto».

Anche l’Australia, il Canada, la Francia, la Germania e il Presidente del Parlamento europeo hanno diramato energiche dichiarazioni dicendosi preoccupati per la notizia che i sette dirigenti baha’i in Iran erano stati condannati a vent’anni di prigione, come riferito dal Baha’i World News Service l’11 agosto.

Organizzazioni per i diritti umani

Diverse organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International, International Federation for Human Rights e Human Rights Watch, hanno chiesto la liberazione dei prigionieri e l’annullamento della sentenza e hanno sollecitato l’Iran a dimostrare che il processo è stato equo e conforme agli standard internazionali.

«È un oltraggioso errore giudiziario e un ulteriore esempio che dimostra che il regime iraniano continua a violare i diritti umani e le libertà religiose», ha detto Leonard Leo, presidente della Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale. «Le udienze e le sentenze sono state puri e semplici atti politicamente e religiosamente motivati e la Commissione chiede che queste sette persone siano liberate senza condizioni».

Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra ha detto che queste azioni delle autorità iraniane contro persone innocenti da ogni crimine sono una «indescrivibile e vergognosa parodia di giustizia».

«In tutti gli stadi del caso, la detenzione illegale, il carcere inumano, il processo e ora una condanna del tutto illegale, non sono state rispettate neppure le più elementari e fondamentali norme della giustizia».

«Siamo lieti che governi e organizzazioni per i diritti umani di tutto il mondo abbiano mandato un messaggio forte e chiaro. È ora che l’Iran corregga i torti che ha fatto».

Per leggere l’articolo online e vedere le fotografie si vada a: http://news.bahai.org/story/788

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