«Grave preoccupazione» per le violazioni dei diritti umani in Iran

15 ott

«Grave preoccupazione» per le violazioni dei diritti umani in Iran

Due nuovi rapporti di alto livello presentati alle Nazioni Unite la settimana scorsa esprimono preoccupazione per le persistenti violazioni dei diritti umani in Iran. Essi illustrano i crescenti attacchi contro giornalisti e difensori dei diritti umani e continue discriminazioni contro donne, ragazze e minoranze, come i membri della Fede baha’i.

Nel suo rapporto annuale all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il Segretario generale Ban Ki-moon ha espresso la sua «grave preoccupazione» per rapporti di torture, amputazioni, processi ingiusti, abuso della pena di morte e persecuzione di minoranze come i baha’i.

Anche Ahmed Shaheed, relatore speciale sui diritti umani in Iran, ha presentato all’Assemblea un rapporto nel quale dice di aver catalogato quest’anno svariate violazioni dei diritti umani, come limitazioni illegali della libertà di espressione, negazione di un giusto processo legale, attacchi contro la libertà di religione e arresto immotivato di bambini.

«Queste violazioni sono frutto di incongruenze legali, insufficiente adesione allo stato di diritto e una diffusa impunità», ha detto il signor Shaheed.

Bani Dugal, principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, ha detto che i due documenti dipingono un quadro fosco della vita del popolo iraniano.

«I due rapporti parlano di un paese nel quale libertà fondamentali come il diritto a un giusto processo, il diritto di parola, di assemblea e di credo religioso sono persistentemente e gravemente negati, anche se l’Iran ha promesso di rispettare queste libertà.

«Essi descrivono anche la misura in cui l’Iran ha rifiutato di collaborare con gli osservatori internazionali dei diritti umani, come il signor Shaheed, sfidando la comunità internazionale, che ha ripetutamente invitato l’Iran a rispettare i propri obblighi secondo la legge internazionale», ha detto la signora Dugal.

Il rapporto del signor Ban illustra la situazione dei giornalisti, dei difensori dei diritti umani e degli attivisti dei diritti delle donne, che egli dice essere sempre più bersagliati dal governo iraniano nella sua volontà di limitare la libertà di espressione o di assemblea.

«Fino al dicembre 2011, almeno 40 giornalisti sono stati arrestati e molti altri rischiano di esserlo», ha detto il signor Ban.

Il signor Ban ha anche notato che alcuni difensori dei diritti umani sono stati torturati mentre si trovavano in carcere per «aver pacificamente esercitato il loro diritto alla libertà di espressione, associazione e assemblea».

Egli ha anche menzionato la situazione delle minoranze, illustrando in particolare il caso della comunità baha’i iraniana. Dal 2004 sono stati arrestati oltre 474 baha’i, ha detto, e i baha’i sono sottoposti a «una grave pressione socio-economica». Ha detto per esempio che agli studenti baha’i è impedito proseguire gli studi superiori.

Il rapporto del dottor Shaheed discute ampiamente la libertà di religione, esaminando specificamente la situazione dei baha’i, dei cristiani e dei dervisci in Iran. «Vari livelli di intimidazioni, arresti, detenzioni e interrogatori sulle credenze religiose sono sati denunciati da membri di religioni riconosciute e non riconosciute», ha detto il dottor Shaheed.

Il dottor Shaheed dedica due paragrafi alla situazione della comunità baha’i dell’Iran. Ha notato che mentre il governo afferma che i baha’i hanno «pari diritti legali, sociali ed economici», lui continua a ricevere rapporti in base ai quali i baha’i «subiscono intimidazioni e arresti per motivi religiosi».

«Per esempio, il 17 febbraio 2012, alcuni funzionari si sono presentati a una manifestazione di beneficenza a Mashhad, hanno voluto i cellulari di tutti i presenti, hanno chiesto a tutti di declinare le proprie generalità e di scrivere il nome della loro religione per iscritto e davanti a una video camera…

«Inoltre, le persone che hanno detto di essere musulmane sono state separate dai baha’i, interrogati sui loro rapporti con i partecipanti baha’i e rilasciate. Le autorità hanno poi arrestato diversi baha’i», ha scritto il dottor Shaheed.

Il dottor Shaheed ha anche detto di essere preoccupato per le revisioni del «Codice penale islamico» nazionale dell’Iran, che tratta le donne e gli uomini in modo diverso e istituzionalizza la discriminazione religiosa.

«Per esempio, l’articolo 558 del Codice penale islamico revisionato stabilisce che il diya [denaro pagato alla famiglia di una persona assassinata] sia distribuito in parti uguali alle minoranze religiose riconosciute dalla Costituzione. Ma, la legge non vale per le religioni che non sono riconosciute dalla Costituzione, come quella baha’i».

Il rapporto esprime inoltre preoccupazione per le violazioni dei diritti dei bambini, notando in particolare che l’Iran ha recentemente annunciato che «una settantina di bambini che non hanno commesso alcun crimine si trova in prigione perché sono in prigione le loro madri». Altri rapporti, dice, indicano che per questo ben 450 bambini innocenti si trovano ingiustamente in prigione.

«Oltre a essere privati delle esperienze dell’infanzia, questi bambini sono anche esposti alle malsane condizioni delle prigioni, come la scarsa igiene e la malnutrizione, che ne danneggiano gravemente lo sviluppo fisico, emotivo e cognitivo e li mettono in una condizione di grande svantaggio nel momento della liberazione con la madre», ha scritto il dottor Shaheed.

Il dottor Shaheed conclude: «Le denunce e le interviste esaminate per stendere questo rapporto offrono un quadro preoccupante della situazione complessiva dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran».

Per leggere l’articolo in inglese on-line, vedere le foto e accedere ai link, si vada a:

http://news.bahai.org/story/927

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