I baha’i irlandesi tengono un convegno sulla società inclusiva

25 ago

I baha'i irlandesi tengono un convegno sulla società inclusiva

Una delle domande pressanti nella nazione irlandese, come in molti altri paesi in tutto il mondo, è come costruire una società coesa, dove diversi gruppi possano vivere insieme in armonia e integrarsi nella comunità allargata.

Questo è stato il tema di un convegno organizzato dall’Ufficio delle relazioni esterne della comunità baha’i dell’Irlanda il 3 agosto, intitolato «Il nuovo “noi” degli irlandesi — identità e integrazione nell’Irlanda moderna». Duecento persone hanno partecipato all’evento, nel quale sono intervenuti vari personaggi prominenti provenienti dall’Irlanda e dall’estero.

Patricia Rainsford, direttrice dell’Ufficio delle relazioni esterne e uno degli organizzatori dell’evento, ha riflettuto in seguito sullo scopo del convegno:

Sebbene nella cultura irlandese siano state presenti discriminazioni, alienazione ed esclusione sociale verso alcune delle popolazioni locali, ha spiegato la signora Rainsford, «l’Irlanda ha a che fare con un numero relativamente elevato di persone di diversa estrazione globale solo da circa 10 anni».

Uno dei modi in cui il convegno ha proposto di affrontare questo tema è di prestare una maggiore attenzione alla questione dell’identità in Irlanda.

Un esperto canadese di genocidio che ha contribuito a formare il Tribunale penale internazionale per il Ruanda dopo il genocidio del 1994, Payam Akhavan, ha parlato dell’importanza di una riforma dell’identità irlandese in modo da rispecchiare la crescente consapevolezza dell’unità del genere umano.

«Per la prima volta nella storia umana, non possiamo definire noi stessi attraverso l’alterità, ma dobbiamo farlo inclusivamente», ha detto il professor Akhavan, che tuttavia ha riconosciuto le difficoltà di riformare la propria identità.

Accanto al professor Akhavan c’erano vari oratori, tra cui un superstite dell’Olocausto, Tomi Reichental, e la cantautrice Sharon Murphy.

Il signor Reichental, che ha descritto la sua esperienza di ragazzo nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, ha dichiarato che «il genocidio non ha inizio nelle camere a gas, incomincia nel parco giochi e nel quartiere».

«Dobbiamo lavorare tutti per combattere il razzismo e la discriminazione e quando vediamo cattivi comportamenti dobbiamo essere attenti a non diventare spettator», ha anche detto.

La presentazione appassionata di Sharon Murphy, mentre descriveva la sua esperienza di bambina nera nell’Irlanda degli anni 1960 e ’70, ha commosso il pubblico fino alle lacrime.

Altri relatori della manifestazione di Kilkenny sono stati Ann O’Sullivan, giornalista e psicoterapeuta, che ha esaminato le conseguenze dell’esclusione per gli individui e per la società.

Karen McHugh del Dora Luimni, una ONG per difende i diritti umani di migranti e rifugiati, ha presentato una panoramica dei rifugiati e di come questo tipo di migrazione si differenzia da altre forme.

Tra i relatori c’era anche una signora dello Zimbabwe ora residente in Irlanda, Donnah Vuma, che è attualmente alla ricerca di asilo per sé e i suoi tre figli. Nella sua presentazione, ha descritto l’asilo come «una seconda possibilità, la possibilità di essere sicura e non costantemente nella paura per te e per i tuoi figli».

L’evento ha avuto la copertura dell’Irish Times.

Per leggere l’articolo in inglese on-line, vedere fotografie e accedere ai link: http://news.bahai.org/story/1064

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