I brasiliani in marcia per chiedere giustizia

19 set

I brasiliani in marcia per chiedere giustizia

L’attuale persecuzione delle comunità baha’i dell’Iran è stata messa in evidenza da 25 mila persone delle diverse tradizioni brasiliane che hanno fatto una marcia per difendere il diritto alla libertà religiosa e per chiedere giustizia.

Iniziata nel 2008 dal Comitato per combattere l’intolleranza religiosa (CCIR) di Rio, al principio la Marcia per la libertà religiosa si proponeva di attirare l’attenzione sul pregiudizio che colpisce i seguaci delle religioni tradizionali afro-brasiliane. In seguito, è diventata un evento annuale, che dai primi duemila partecipanti ha raggiunto quest’anno il record di 25 mila.

Ieri, ai capi religiosi afro-brasiliani si sono uniti cattolici-romani, musulmani, ebrei, protestanti, buddisti e baha’i, tutti uniti nell’intento di attirare l’attenzione sull’intolleranza.

I baha’i hanno distribuito mille magliette gialle con lo slogan, «Oggi, siamo seguaci di tutte le religioni» – sentimento felicemente condiviso dai partecipanti delle diverse comunità.

Nel discorso di apertura del raduno, il coordinatore del CCIR, Babalorixa Ivanir dos Santos, ha illustrato la persecuzione dei baha’i iraniani e ha invitato la folla a guardare il «gruppo in giallo», che erano «attivi sostenitori della causa della libertà religiosa in Brasile».

Leader e rappresentanti delle comunità riunite hanno poi parlato alle persone riunite della necessità di rispettarsi reciprocamente.

«I pregiudizi, gli stereotipi e la disinformazione sulle varie tradizioni religiose inducono le persone a comportarsi in modo irrazionale contro coloro che hanno un credo diverso», ha detto alla folla il baha’i brasiliano Iradj Roberto Eghrari.

«È come se smettessero di vedere gli altri come “esseri umani”, che meritano di essere rispettati e trattati bene», ha detto.

Il signor Eghrari ha parlato dei sette dirigenti baha’i iraniani che sono tenuti dietro le sbarre dal 2008, condannati a 20 anni di prigione per accuse costruite.

«Ci sono molte somiglianze fra la persecuzione dei baha’i in Iran e quella delle religioni afro-brasiliane in questo paese», ha detto. «Si distruggono e confiscano proprietà, si maltrattano bambini e i giovani non hanno accesso all’istruzione a causa del loro credo. E l’unico modo in cui gli oppressori accettano di lasciarli in pace è se accettano di abiurare la propria fede. Ma come è possibile togliere a una persona la sua fede senza distruggerla?».

Ivan Dos Santos, uno degli organizzatori della marcia, ha detto che l’intolleranza religiosa genera il razzismo e minaccia la democrazia.

«Le religioni sono causa di guerre nel mondo, ma qui noi le facciamo dialogare», ha detto.

«Il nostro movimento non è religioso, non promuove nessuna fede, chiede solo di rispettare un diritto».

Per leggere l’articolo online e vedere le fotografie, si vada a:

http://news.bahai.org/story/850

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