Il monitor dell’ONU per l’Iran presenta i primi accertamenti sulle violazioni dei diritti umani

16 ott

Il monitor dell’ONU per l’Iran presenta i primi accertamenti sulle violazioni dei diritti umani

Nella sua prima relazione, il nuovo monitor dell’ONU per i diritti umani in Iran ha chiesto al governo iraniano di creare una cultura nella quale i diritti e le libertà fondamentali delle minoranze e delle donne siano protetti.

Il relatore speciale Ahmed Shaheed ha anche raccomandato all’Iran di astenersi dal reprimere il dissenso, ha detto di essere preoccupato per la salute di alcuni detenuti e ha nuovamente chiesto di poter visitare il paese.

La relazione interinale, presentata durante la 66a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ora in atto a New York, segue le preoccupazioni sull’Iran espresse la settimana scorsa dal Segretario generale Ban Ki-Moon.

Potete leggere la relazione del relatore speciale in inglese in questo indirizzo: http://news.bahai.org/sites/news.bahai.org/files/documentlibrary/859_Special_Rapporteur_report.pdf

Il relatore speciale, che è entrato in carica il 1° agosto, ha detto che, invece di presentare una relazione sostanziale, egli ha preferito presentare la metodologia che suggerisce per occuparsi dell’Iran e descrivere le recenti tendenze della situazione dei diritti umani in Iran, dedotte da testimonianze dirette che gli sono state offerte da persone e organizzazioni dopo la sua nomina.

Egli ha parlato di diffuse violazioni contro attivisti politici, attivisti dei diritti delle donne, giornalisti, produttori cinematografici, legali dei diritti umani e attivisti dell’ambiente. Ha parlato anche di uso della tortura sui detenuti, di applicazione della pena capitale senza le necessarie garanzie giuridiche, di richieste di cauzioni esorbitanti e di dipendenza dei giudici.

Il relatore speciale ha detto anche di essere preoccupato per la violazione dei diritti umani delle minoranze, come gli arabi, gli azeri, i baha’i, i baluci, i cristiani, i curdi, i sufi e i musulmani sunniti.

Quanto alla comunità baha’i in Iran, il dottor Shaheed ha riferito che i suoi membri hanno «subito storicamente svariate discriminazioni, come la negazione di impieghi, pensioni e accesso agli studi, nonché confische e distruzioni di proprietà».

Almeno 100 baha’i, fra cui sette dirigenti della comunità, sono ora detenuti nella Repubblica Islamica, dice la relazione.

«A quanto si dice la maggior parte di questi detenuti ha ricevuto accuse relative alla sicurezza nazionale e ha subito procedimenti giudiziari che non hanno rispettato i requisiti del giusto processo», ha scritto il dottor Shaheed.

In conclusione, il relatore speciale auspica un dialogo costruttivo con il governo iraniano, la comunità internazionale e la società civile.

«Siamo lieti che il dottor Shaheed abbia invitato il governo iraniano ad avvicinarsi maggiormente alla comunità internazionale per rafforzare la protezione dei diritti umani dei suoi cittadini», ha detto Bani Dugal, principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a New York.

«L’Iran ha il potere di creare una cultura di tolleranza che impedisca le discriminazioni contro le donne e le minoranze religiose ed etniche e protegga la loro libertà di associazione e di espressione», ha detto.

«Ora tocca all’Iran. Li esortiamo a collaborare con il relatore speciale, che deve essere messo nelle condizioni di poter assolvere il mandato che gli è stato affidato dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite».

Per leggere l’articolo in inglese online e accedere ai link, si vada a:

http://news.bahai.org/story/859

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