In Iran alcuni difensori dei diritti umani commemorano il sesto anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i

16 mag

In Iran alcuni difensori dei diritti umani commemorano il sesto anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i

In una dimostrazione di solidarietà che non ha precedenti, alcune influenti personalità iraniane, attivisti dei diritti umani, giornalisti e un eminente capo religioso, si sono riuniti questa settimana a Teheran per commemorare il sesto anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i iraniani e per esprimere la loro solidarietà.

Il 14 maggio la notizia di questo significativo incontro si è diffusa rapidamente online e sui social media. Fra i reportage spiccava una foto delle persone che si erano riunite in una casa privata accanto a un grande ritratto dei sette.

L’incontro rispecchia un crescente movimento di iraniani all’interno e all’esterno del paese i quali condividono la convinzione che «l’Iran deve essere per tutti», rifiutano la persecuzione dei baha’i da parte della nazione e si oppongono all’atteggiamento oppressivo del governo contro di loro, come ha osservato l’altro ieri la Casa Universale di Giustizia in una sua lettera ai baha’i iraniani.

Un dettagliato resoconto dell’evento è stato pubblicato da SahamNews, un sito web iraniano riformista.

«Fino all’anno scorso un incontro come questo non sarebbe stato possibile e noi non avremmo nemmeno potuto parlare del dolore che ci accomuna», ha detto Nasrin Sotoudeh, eminente legale e difensore dei diritti umani recentemente liberata dal carcere Evin. La signora Sotoudeh era stata messa in prigione con alcune donne baha’i, fra le quai Mahvash Sabet e Fariba Kamalabadi, due dei sette dirigenti baha’i.

«Mahvash e Fariba non si sono perse di spirito con straordinaria perseveranza e vanno avanti con stupefacente valore», ha inoltre detto la signora Sotudeh. «Noi siamo qui assieme perché la comunità baha’i è oppressa e le nostre madri e i nostri padri non hanno prestato attenzione a questo fatto».

«Conosciamo i baha’i per il loro onore e le loro nobili qualità», ha detto Nargess Mohammadi, un’eminente attivista dei diritti umani che ha partecipato all’incontro.

«Spero che un giorno la nostra società arrivi al punto in cui anche i baha’i possano lavorare e studiare», ha detto la signora Mohammadi, vice presidente dei difensori del Centro per i diritti umani, che ha difeso i sette davanti alla corte e che è stata fondato dal premio Nobel per la pace Shirin Ebadi.

Fra gli eminenti attivisti e personalità presenti all’incontro c’erano: Muhammad Maleki, il primo capo dell’Università di Teheran dopo la rivoluzione islamica, Masumeh Dehghan, attivista e moglie di Abdolfatah Soltani, un noto legale che ha rappresentato i sette e che ora si trova anche lui in prigione e Jila Baniyaghoob e Issa Saharkhiz, due eminenti giornaliste che sono state anch’esse in prigione.

SahamNews ha scritto che il signor Maleki ha detto: «So molto bene che ai baha’i è vietato di andare all’università». Egli ha poi detto: «Tutte le credenze devono essere rispettate. Onoriamo le reciproche credenze e mettiamo da parte le divisioni… Dobbiamo lavorare basandoci su principi comuni come la libertà».

Anche l’ayatollah Abdol-Hamid Masoumi-Tehrani, un presule musulmano che ha recentemente auspicato la coesistenza religiosa, ha partecipato all’incontro.

«Le prospettive devono cambiare», ha detto l’ayatollah Tehrani, secondo SahamNews. «E penso che questo sia il momento più adatto».

Era presente anche Muhammad Nourizad, già giornalista del quotidiano semiufficiale Kayhan, che è stato recentemente in prigione. Secondo alcune fonti, egli ha detto: «Prima di andare in prigione, era pieno di pregiudizi. Ma dopo che sono stato rilasciato dalla prigione, il pesante fardello del pregiudizio mi è stato tolto e le mie prospettive sono cambiate».

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a :

http://news.bahai.org/story/999

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