In Iran i baha’i devono affrontare violazioni particolarmente gravi nel continuo deterioramento della libertà religiosa, dicono gli Stati Uniti

7 mag

Nel loro rapporto annuale sulla libertà religiosa internazionale, gli Stati Uniti dicono che l’anno scorso la libertà religiosa in Iran ha continuato costantemente a deteriorarsi, specialmente per le minoranze religiose come i baha’i, i cristiani e i musulmani sufi.

«Il governo dell’Iran continua a perpetrare sistematiche e flagranti violazioni della libertà religiosa, con atti come detenzioni prolungate, torture ed esecuzioni capitali basate principalmente o interamente sulla religione dell’accusato», ha detto la Commissione statunitense sulla libertà religiosa internazionale (USCIRF), un organo consultivo federale indipendente.

«Le aggressioni fisiche, le vessazioni, le detenzioni e gli arresti sono aumentati», ha detto l’USCIRF. «Anche alcune delle minoranze religiose non islamiche protette dalla costituzione iraniana, ebrei, zoroastriani e cristiani armeni e assiri, sono sottoposte a vessazioni, intimidazioni, discriminazioni, arresti e detenzioni».

Il rapporto annuale esamina la situazione della libertà religiosa in tutti i paesi al di fuori degli Stati Uniti. Sin dal 1999, l’Iran è elencato dal Dipartimento di stato americano fra i «paesi che destano particolare preoccupazione».

Il rapporto di quest’anno dedica quasi due pagine alla situazione della comunità baha’i in Iran.

«La comunità è da lungo tempo esposta a violazioni della libertà religiosa particolarmente gravi», dice il rapporto. «Le autorità iraniane vedono i baha’i, che sono almeno 300.000, come “eretici” e li reprimono per “apostasia” e altre accuse infondate».

Il rapporto dice che dal 1979 il governo iraniano ha provocato la morte di oltre duecento baha’i e ne ha licenziati oltre diecimila da pubblici impieghi e posizioni presso le università

«I baha’i non possono avere luoghi di culto, scuole o qualsiasi tipo di associazione religiosa indipendente», dice il rapporto. «I loro cimiteri, i loro luoghi santi e le proprietà della loro comunità sono spesso sequestrati o profanati e molti importanti siti religiosi sono stati distrutti. La comunità baha’i è soggetta a dure pressioni economiche, come il divieto di coprire posizioni lavorative nei settori pubblici e privati e di avere licenze commerciali».

Il rapporto dice che negli ultimi due anni «i baha’i hanno dovuto affrontare trattamenti sempre più duri, come arresti e detenzioni e attacchi violenti contro le case private e le proprietà personali».

Dice che dal 2005 oltre 650 baha’i sono stati arbitrariamente arrestati e che nel febbraio 2013 almeno 110 di loro erano in prigione, il doppio rispetto al 2011.

«Negli ultimi anni le autorità iraniane si sono date un gran daffare per raccogliere informazioni sui baha’i e controllare le loro attività», dice il rapporto. «Nel periodo di cui questo rapporto si occupa, decine di baha’i sono stati arrestati in tutto il paese, in centri come Teheran, Babolsar, Karaj, Nazarabad, Shahrekord, Semnan, Mashhad, Bandar Abbas, Shiraz e Ghaemshahr. Nella maggior parte dei casi, funzionari del Ministero dei servizi segreti si sono presentati nelle loro case, ne hanno perquisito gli ambienti e hanno sequestrato computer, libri e altro materiale e poi hanno proceduto ad arrestare diverse persone. Nella maggior parte dei casi non è stata presentata alcuna accusa formale».

Il rapporto parla anche della situazione dei sette dirigenti baha’i detenuti, Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naemi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm, notando che essi si trovano in prigione sin dal 2008 in base a «una varietà di dubbie imputazioni, che vanno dallo spionaggio alla “corruzione sulla terra”».

«Nell’agosto del 2010, i sette sono stati condannati a vent’anni di prigione. In questo momento le due donne si trovano nella prigione Evian e i cinque uomini sono detenuti in condizioni orrende nella famigerata prigione Gohardasht alla periferia di Teheran. Gli avvocati dei sette baha’i, fra i quali c’è anche il premio Nobel Shirin Ebadi, hanno avuto ben poche possibilità di parlare con i loro clienti o di accedere agli atti del processo», dice il rapporto.

L’intero rapporto in inglese si trova qui: http://www.uscirf.gov/

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/955

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