Un incontro a Rio richiama l’Iran al rispetto dei diritti umani

20 giu

Ottocento sostenitori dei diritti umani, fra i quali c’erano rappresentanti del governo, delle comunità religiose e delle organizzazioni della società civile, si sono riuniti per chiedere all’Iran di cessare le persecuzioni contro i baha’i e le altre minoranze religiose.

I partecipanti sono venuti da tutte le parti del Brasile per partecipare all’incontro, che si è svolto nella spiaggia di Copacabana ieri. Per essere presenti alcuni hanno affrontato un viaggio di 15 ore in autobus.

Sulla spiaggia c’erano circa ottomila immagini che riproducevano i volti dei sette leader baha’i imprigionati in Iran, tanti quanti i giorni che i prigionieri hanno trascorso in prigione. Le fotografie erano sistemate in larghi cerchi, a rappresentare il mondo e l’unione dei popoli di tutte le razze e le nazioni.

Il deputato brasiliano Chico Alencar ha dato il la delle attività della giornata, dicendo: «la libertà religiosa è intoccabile».

Un partecipante ebreo, Natan Klabin, ha ribadito: «Noi sappiamo molto bene che cosa significa essere perseguitati per la propria religione e perciò sappiamo quanto è importante la solidarietà con le altre minoranze oppresse».

Babalowa Ivanir dos Santos, in rappresentanza della religione afro-brasiliana, Candomble, ha parlato delle persecuzioni spesso subite dalla sua comunità. «È per questo che dobbiamo protestare contro ogni genere di intolleranza religiosa. Spero che un giorno non dovremo più promuovere dimostrazioni come questa, in nessun paese», ha detto il signor Santos.

Sono state distribuite mille magliette con le scritte «Oggi siamo tutti baha’i» e «Liberate i 7 baha’i imprigionati in Iran» e opuscoli sulla libertà religiosa. Il programma è stato arricchito dalle esibizioni di musicisti che hanno eseguito canzoni sui temi della libertà e della solidarietà.

Il baha’i brasiliano Iradj Eghrari ha detto che le dimostrazioni di solidarietà fra le religioni sono essenziali per dimostrare alle autorità iraniane che la persecuzione non è una cosa che interessa solo ai baha’i.

«Chi non dimostra di sostenere le minoranze religiose perseguitate può essere lui stesso la prossima vittima dell’intolleranza religiosa», ha detto il signor Eghrari.

I sette dirigenti baha’i imprigionati erano membri di un gruppo ad hoc di livello nazionale che contribuiva a provvedere alle necessità degli oltre 300 mila credenti della comunità baha’i iraniana. Dopo una detenzione illegale di 30 mesi, essi sono stati processati su accuse costruite e condannati a 20 anni di carcere.

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere le fotografie, si vada a: http://news.bahai.org/story/834

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