Ha inizio la campagna “Cinque anni di troppo”

6 mag

Nel quinto anniversario dell’ingiusta detenzione dei sette dirigenti baha’i iraniani, la Baha’i International Community ha lanciato una campagna per chiedere la loro immediata liberazione e per attirare l’attenzione sul deterioramento della situazione dei diritti umani in Iran.

«Il 14 maggio, i sette innocenti dirigenti baha’i saranno rimasti in carcere per cinque anni, dopo essere stati ingiustamente messi in prigione unicamente per le loro convinzioni religiose», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Chiediamo alle persone di buona volontà di tutto il mondo di chiedere la loro libertà e la libertà di altri innocenti prigionieri di coscienza in Iran», ha detto.

La campagna si svolgerà dal 5 al 15 maggio e si chiamerà «Cinque anni di troppo». In tutto il mondo le comunità baha’i e altri stanno progettando manifestazioni pubbliche che si occuperanno della sorte dei sette, i quali dovranno restare in prigione per altri 15 anni. La loro condanna a 20 anni di carcere è la più dura sentenza che abbia colpito un attuale prigioniero di coscienza in Iran.

«I sette dirigenti baha’i sono stati arrestati per accuse false, sono stati messi ingiustamente in prigione e sono stati trattati molto duramente. Il loro è un esempio emblematico delle sofferenze dell’intera comunità baha’i iraniana e della situazione delle centinaia di innocenti prigionieri di coscienza che sono stati messi in carcere per le loro convinzioni», ha detto la signora Dugal.

«La loro severa condanna rispecchia la determinazione del Governo di opprimere duramente la comunità baha’i iraniana, che è la più numerosa minoranza religiosa non musulmana in Iran».

Sei dei sette dirigenti baha’i sono stati arrestati il 14 maggio 2008 durante una serie di blitz a Teheran. Il settimo era stato arrestato due mesi prima il 5 marzo 2008.

Dopo l’arresto, i sette – che si chiamano Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm – sono stati sottoposti a un processo farsa.

Durante il primo anno di detenzione, i sette non sono stati informati delle accuse mosse contro di loro e non hanno potuto consultare un legale. Il processo, che si è prolungato per mesi nel 2010 e che è rimasto davanti alla corte per soli sei giorni, è stato illegalmente chiuso al pubblico, è stato caratterizzato dai gravi pregiudizi del pubblico ministero e dei giudici e si è basato su prove inesistenti.

Oggi i sette vivono in condizioni durissime in due delle più famigerate prigioni iraniane. I cinque uomini si trovano nella prigione di Gohar-dasht a Karaj, uno stabilimento penale noto per l’affollamento, la scarsa igiene e l’ambiente pericoloso. Le donne si trovano nell’infame prigione Evin di Teheran.

La Baha’i International Community ha creato una sezione speciale del suo sito web che dà informazioni sulla campagna, presenta articoli e documenti sulla vita e sulla situazione dei sette dirigenti baha’i e comprende un blog che darà notizie delle attività e delle manifestazioni della campagna.

Per leggere questo articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/954

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