In Iran, dopo perquisizione, avvertiti baha’i lascino la città o rischieranno di essere aggrediti

12 nov

Nella città iraniana di Abadeh dopo la perquisizione di 14 abitazioni da parte di agenti della polizia, gli inquilini sono stati convocati in polizia e sono stati esortati a lasciare la città per non correre il rischio di essere aggrediti e accoltellati dai loro concittadini.

«Queste perquisizioni e questi interrogatori si prefiggono chiaramente di creare un clima di intimidazione e di paura, per incoraggiare i baha’i di Abadeh a lasciare la città», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.

Secondo la signora Ala’i, agenti del Ministero dei servizi segreti di Shiraz, assieme ad agenti di Abadeh, hanno incominciato le perquisizioni alle 8 del 13 ottobre 2013. Le case sono state perquisite e libri, CD, foto, computer e altri oggetti baha’i sono stati requisiti.

Durante gli interrogatori, è stato detto a diversi baha’i che i residenti della città «non vi gradiscono» e che «quando camminate per le strade, «essi potrebbero aggredire voi e i vostri figli e accoltellarvi».

La signora Ala’i ha detto che non c’è alcuna prova che i cittadini di Abadeh siano ostili ai baha’i. Anzi, ai baha’i risulta proprio il contrario.

«La verità è che il governo è il responsabile di queste aggressioni e di queste minacce», ha detto la signora Ala’i. «La popolazione di Abadeh non ha nulla contro i baha’i e molti di loro li frequentano liberamente.

«Dal 2005 ci sono stati in Iran almeno 52 episodi di aggressioni fisiche contro i baha’i del paese. Queste aggressioni sono sempre avvenute per istigazione di agenti in borghese, del clero o dei media governativi, che hanno fatto una campagna per incitare odio contro i baha’i», ha detto la signora Ala’i.

Nelle recenti perquisizioni in Abadeh, ha detto la signora Ala’i, almeno un residente di ogni casa perquisita è stato convocato all’ufficio locale del Ministero dei servizi segreti per un interrogatorio. Fra i baha’i convocati vi sono numerosi giovani. Due di loro si trovavano in visita presso parenti.

Gli agenti hanno invitato i baha’i a lasciare la città. «Se sarete aggrediti per la strada, non potremo garantire la vostra sicurezza», è stato detto a un baha’i.

«È molto preoccupante che fra le persone convocate per essere interrogate ci siano stati dei giovani. Gli agenti si sono informati sulle loro attività, ha detto la signora Ala’i. «Ad altri è stato chiesto di sottoscrivere “un contratto” nel quale promettevano di non comunicare con altri baha’i o di non tenere nessun incontro, a parte un abituale incontro mensile di preghiera».

Gli agenti hanno anche chiuso un negozio che era stato di proprietà baha’i. Hanno sigillato le porte e hanno esposto il seguente avviso: «Questo negozio è stato chiuso per decreto del procuratore rivoluzionario generale della città».

«Purtroppo», ha detto la signora Ala’i, «i recenti eventi di Abadeh sono un altro episodio che dimostra che, malgrado le promesse del nuovo presidente dell’Iran, Hassan Rouhani, la situazione dei baha’i non è migliorata. Anzi, sembra peggiorata».

La signora Ala’i ha osservato, per esempio, che il governo non ha fatto nulla per portare davanti alla giustizia gli assassini di Ataollah Rezvani, un baha’i che è stato ucciso in agosto per motivi religiosi. E gli oltre 100 baha’i in prigione non sono stati rilasciati, malgrado siano del tutto innocenti.

Abadeh è una piccola cittadina con circa 60.000 abitanti a metà strada fra Shiraz e Isfahan nell’Iran centrale. Ha una discreta popolazione baha’i e negli ultimi anni è stata sede di altre attività anti-baha’i.

In passato, per esempio, alcuni baha’i hanno trovato graffiti anti-baha’i sulle pareti e sulle porte delle loro abitazioni e dei loro negozi. Alcuni graffiti dicevano: «A morte le spie baha’i degli americani e di Israele» e «i baha’i sono impuri».

Per leggere l’articolo online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/973

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