Malgrado le irruzioni e gli arresti, l’Università continua

2 giu

L’Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha’i d’Italia ha letto questo articolo di “University World News” che è sembrato interessante presentare all’attenzione della stampa italiana. Julio Savi Ufficio stampa dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha’i d’Italia

*IRAN: Malgrado le irruzioni e gli arresti, l’Università continua*

Yojana Sharma

25 maggio 2011

Gli insegnanti e il personale dell’Istituto baha’i di educazione superiore (BIHE) hanno promesso di continuare a dare agli studenti cui è negato il diritto all’educazione in Iran l’opportunità di conseguire un diploma, malgrado le incursioni contro i suoi locali e l’arresto di una trentina di suoi docenti di questa settimana.

«Continueremo. Sia gli studenti sia il corpo docente sono fermamente decisi ad andare avanti. Non possiamo abbandonare i nostri studenti che non possono andare nelle università», ha detto un professore iraniano residente negli Stati Uniti che insegna online corsi di lettere per il BIHE e che ha parlato a *University World News* a patto di mantenere l’anonimità.

Il BIHE è stato fondato nel 1987 come un’iniziativa comunitaria per dare istruzione agli studenti baha’i, dopo che la rivoluzione islamica aveva espulso dalle università pubbliche gli studenti appartenenti a religioni non riconosciute. La fede baha’i non è fra le religioni ufficialmente riconosciute in Iran, dove i baha’i sono circa 300.000.

Molte classi del BIHE si svolgono nelle case dei professori e nei centri della comunità sparsi in tutto l’Iran. Negli ultimi sette anni molte classi si sono svolte anche online, grazie ad alcuni professori iraniani esiliati che insegnano agli studenti in Iran e all’estero. Intanto nelle città iraniani ci sono anche classi dirette.

Il 23 maggio un quotidiano ufficiale iraniano ha riferito che alcuni baha’i erano stati arrestati perché gestivano «un’università baha’i online» per propagare la loro fede. Il quotidiano diceva che diverse persone erano state arrestate e che l’università online era stata smantellata.

«A Teheran sono stati chiusi anche alcuni edifici usati come laboratori e per altri scopi accademici», scrive il BIHE sul suo sito web.

Forze della sicurezza iraniana hanno perquisito e chiuso un centro scientifico e di ricerca gestito dal BIHE nell’Università aperta dell’Iran e hanno confiscato computer e altro materiale.

La Baha’i international community ha detto che ci sono state una serie di irruzioni coordinate e Teheran, Karaj, Isfahan e Shiraz.

«Lo stesso giorno vari agenti del Ministero dell’Informazione, cioè i servizi segreti, sono entrati nelle case [degli accademici] e le hanno perquisite, portando via computer, documenti e altri oggetti», Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i international community presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha detto a *University World News*.

Ala’i ha detto che le persone arrestate nelle ultime irruzioni erano legate al BIHE, che opera apertamente, anche se la maggior parte dei professori che insegnano online e direttamente sono stati licenziati dalle università e non possono ricoprire alcun posto governativo in seguito alla persecuzione della minoranza religiosa.

Secondo alcune fonti, il BIHE ha ora circa 3000 studenti e offre diplomi umanistici e scientifici come chimica, biologia, farmacologia, ingegneria civile, informatica, psicologia, legge, letteratura e contabilità.

I laboratori si trovano in edifici commerciali di proprietà privata a Teheran. I loro indirizzi sono noti solo agli studenti iscritti ai quali è stato chiesto di non andare e venire in grossi gruppi per evitare di attirare l’attenzione.

«Ma non è un’università underground. Le autorità iraniane sanno che esiste e in effetti non è la prima volta che ci sono irruzioni contro il BIHE», Ala’i ha detto a *University World News*. «Vogliono ora impedire alla comunità di far studiare i suoi giovani con mezzi alternativi».

L’istituto è stato oggetto di perquisizioni e arresti nel 1998, quando aveva circa 900 studenti and 150 professori.

«Queste irruzioni coordinate in molte città contro un’università alternativa dimostrano fino a che punto le autorità iraniane possono arrivare per impedire ai baha’i ogni progresso accademico», ha detto Hadi Ghaemi della Campagna internazionale per i diritti umani in Iran. «Già i baha’i non possono accedere alle università convenzionali in Iran, ma ora il governa cerca anche di porre fine agli sforzi che la comunità sta facendo per permettere ai suoi giovani di proseguire gli studi superiori».

L’anno scorso Seyed Ali Raeis Sadati, il viceministro della giustizia in Iran, ha detto durante il riesame periodico dei diritti umani in Iran da parte del Consiglio dell’ONU per i diritti umani: «Le limitazioni imposte ad alcuni di questi studenti universitari baha’i non hanno niente a che fare con le loro convinzioni religiose.

«Queste limitazioni dipendono dal fatto che essi non avevano i requisiti per entrare nell’università e perché facevano parte di un culto illegale che svolge attività contro i diritti umani».

Ma un professore iraniano residente negli Stati Uniti, che insegna all’Istituto, ha detto che tutti gli studenti del BIHE devono superare un rigoroso esame di ammissione che equivale agli esami di ammissione delle università iraniane.

«Dopo il diploma i nostri studenti si iscrivono a corsi universitari in Europa e negli Stati Uniti. Abbiamo avuto studenti che sono andati all’Università di Harvard e alle Università McGill e Carlton. Abbiamo studenti che sono ora specialisti, medici e avvocati».

Ma alcuni studenti non riescono a entrare in normali università in Iran, perché la nostra istituzione non è riconosciuta, ha detto il professore, che ha insegnato sin dall’inizio del BIHE su base volontaria.

«Il governo iraniano ha un progetto culturale. Vuole impedire alle future generazioni di baha’i di diventare istruite e socialmente mobili», ha detto. «Questa è la più recente di una serie di aggressioni contro la comunità perché l’Istituto è l’ultimo sforzo collettivo della comunità che ancora resta. Tutto il resto, lo hanno distrutto.

«Il BIHE non è un seminario religioso, ma un’istituzione scientifica. Gli attacchi contro il BIHE non sono una questione religiosa, ma una questione di diritti umani. Ogni essere umano ha il diritto di imparare».

*A questo articolo ha contribuito un giornalista iraniano che non può essere menzionato.*

fonte: www.universityworldnews.com

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