Nella Colombia rurale, i semi della trasformazione mettono radici

30 mar

Nella Colombia rurale, i semi della trasformazione mettono radici

In Norte del Cauca, la terra è ricoperta di piantagioni di canna da zucchero che si estendono per miglia e miglia sotto lo sguardo vigile delle Ande.

Sparsi nella distesa dei campi di monoculture, villaggi e piccole fattorie punteggiano il terreno. Negli ultimi decenni, queste fattorie tradizionali e il verde lussureggiante della regione sono stati ampiamente sopraffatti da vasti campi coltivati a canna da zucchero.

Qui, nel villaggio di Agua Azul e nelle comunità limitrofe, la gente ha incominciato a parlare della rinascita dell’habitat naturale. Questi discorsi sono nati nell’aprile del 2012, quando è stato annunciato che la gente della regione avrebbe qui costruito una Casa di culto baha’i.

Dopo l’annuncio, mentre la comunità si accingeva a prepararsi a questo importante evento, la maggiore consapevolezza della natura e dello scopo della Casa di culto ha prodotto una maggiore attenzione all’ambiente naturale e al suo rapporto con il benessere spirituale e sociale della popolazione.

«Quando i piani per il Tempio sono stati annunciati, ci sono stati molti incontri», spiega Ximena Osorio, rappresentante della comunità colombiana. «La gente si è sentita ispirata dal concetto della Casa di culto, del fatto che essa unisca devozione e servizio e che debba essere un luogo di preghiera per tutti».

«A poco a poco si è incominciato a parlare dei tipi di alberi e di fiori che avrebbero circondato il Tempio», dice la signora Osorio. «Si voleva che il paesaggio trasmettesse la bellezza e la diversità della regione».

Nel tempo i discorsi si sono evoluti. «È emersa un’idea», prosegue la signora Osorio, «Nel terreno attorno al Tempio si sarebbe fatta crescere una foresta tipica del luogo».

L’idea ha preso piede e attorno al progetto si è formato un team.

Hernan Zapata, che la comunità chiama affettuosamente Don Hernan, ha recentemente preso l’iniziativa. Contadino tradizionale del vicino villaggio di Mingo, ha lavorato la terra per tutta la vita.

Oggi la sua è una delle ultime fattorie tradizionali che sopravvivono nella regione e molte delle specie che si trovano nella sua terra sono quasi scomparse nelle zone adiacenti. La sua terra dà un’idea della ricca diversità ecologica che fino a qualche decennio fa caratterizzava Norte del Cacua.

«La verità è che un tempo Norte del Cauca era un’immensa foresta», spiega Don Hernan. «Ma tutto questo è stato distrutto. Non esiste più».

«Con questo progetto voglio fare una cosa», spiega. «Voglio fare in modo che le nuove generazioni sappiano che cosa c’era qui una volta. Questa foresta indigena che stiamo per piantare deve essere una scuola, un luogo di apprendimento».

Il progetto ha attirato l’attenzione di molti altri nella regione. In tutti i villaggi del luogo, le persone hanno incominciato a donare semi e piante, da far crescere nella terra attorno al Tempio e in una serra che un gruppo di volontari locali ha costruito per il progetto.

Fra le offerte ci sono state alcune specie indigene, come il raro albero «burilico», una specie in via di estinzione nella regione.

Secondo Gilberto Valencia, che lavora in una fabbrica locale ed è membro del team del progetto, questa iniziativa lo ha messo in contatto con la storia della sua famiglia in Norte del Cacua.

«Ho sempre avuto un grande desiderio di sapere di più sulla terra e sull’agricoltura perché, pur non essendo un contadino, discendo da una lunga razza di contadini. Mio padre e suo padre hanno sempre avuto una fattoria che hanno coltivato per coprire le necessità della famiglia e per vendere prodotti ad altri.

Il progetto ha ispirato il signor Valencia, che è sposato e ha figli, a incominciare a studiare ingegneria ambientale.

«Quando ho incominciato a lavorare la terra attorno alla Casa di culto, ho sentito che quello che stiamo per costruire cambierà l’ambiente naturale», ha detto. «Questa è un’occasione per cambiare il destino della regione».

Ora il signor Valencia lavora al progetto con suo figlio Jason che ha dieci anni ed è il più recente e il più giovane membro del team.

Negli ultimi mesi Jason si è gettato nel progetto. Aiuta a trapiantare i semi e i germogli nel terreno del Tempio e lavora accanto al padre per coltivare e proteggere la terra circostante.

«Ho imparato a conoscere questi alberi che non sapevo nemmeno che esistessero», dice Jason, parlando della sua esperienza. «Mi piace lavorare con mio padre su questo progetto perché, insieme, stiamo facendo rivivere molte piante che stavano andando perdute».

Per Alex Hernan Alvarez, abitante di Agua Azul e membro del team, quello che sta accadendo nel villaggio è molto importante per i bambini.

Qui a Norte del Cacua, non abbiamo terre o spazi aperti a tutti come questo. Ho tre bambini e sono molto contento di pensare che lascerò loro qualcosa», dice il signor Alvarez.

«Sapere che per le future generazioni sbocceranno un foresta verdeggiante e una magnifica Casa di culto mi ispira un profondo sentimento di dedizione».

Parlando di uno degli alberi indigeni della regione, il «saman», il signor Alvarez afferma: «Il saman è un albero tradizionale, bello e grande. Quando i miei figli andranno lì a pregare, avranno un posto dove sedersi, sotto quell’albero. Questo mi dà ogni giorno una motivazione. E mi fa felice».

La Casa di culto non è ancora sorta, ma, in molti modi, sta già svolgendo il suo compito. Ispira gli abitanti della regione e mettersi in contatto con il sacro e a puntare verso più alte vette di servizio alla comunità.

«L’idea del Tempio, ciò che esso rappresenta», dice la signora Osorio, «sta già di per sé suscitando in tutti noi, bambini, giovani e adulti, l’idea dell’importanza di una vita imperniata attorno al culto di Dio e al servizio dell’umanità».

Per leggere online l’articolo in inglese, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/1047

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