Non potranno far parlare di sé

6 set

In quasi tutti i paesi del mondo un adolescente campione di scacchi, un judoka d’eccezione nella nazione e un pianista di talento sarebbero apprezzati per il contributo che danno alla società.

Ma nel caso di tre giovani iraniani, essere membri della Fede bahá’í ha comportato l’esclusione dalle gare e dalle esecuzioni ad alto livello

Il judoka Khashayar Zarei, il giocatore di scacchi Pedram Atoufi e la pianista Pegah Yazdani sono stati vittime della sistematica politica dell’Iran, esplicitata in un memorandum del 1991 spalleggiato dal governo, di «bloccare» il progresso e lo sviluppo dei bahá’í e di «negare loro qualsiasi posizione di influenza».

La storia di Khashayar

Quando l’Iran ha portato a casa il suo bottino record di medaglie dai giochi olimpici londinesi del 2012, il diciannovenne Khashayar Zarei ha potuto solo sognare quello che avrebbe potuto accadere.

Nella categoria della sua età e del suo peso, Khashayar è uno dei più bravi judoka del paese. Ma gli è stato proibito di partecipare alle gare perché è baha’i.

«Sebbene sia risultato per tre volte il primo nella mia categoria di peso nella squadra nazionale, mi è stato impedito di partecipare alle gare mondiali asiatiche, perché credo nella Fede baha’i», ha scritto Khashayar in una lettera pubblicata dalla Human Rights Activists News Agency.

Alla delusione di Khashayar si è aggiunge ora quella di non poter proseguire gli studi di architettura all’Università di Shiraz a causa delle sue convinzioni religiose. I funzionari gli hanno detto che hanno ricevuto una lettera confidenziale dal Ministero della scienza, della ricerca e della tecnologia con l’istruzione di espellerlo. Anche questo fa parte della politica governativa ufficiale: quando si viene a sapere che uno studente è baha’i, quello studente deve essere espulso.

Khashayar non è il solo giovane iraniano le cui speranze sono state infrante.

I moduli per la domanda di ammissione ai programmi speciali per i giovani di talento prevedono che lo studente dichiari la propria religione, cosa che consente agli amministratori di escludere i candidati baha’i. Non è possibile lasciare la casella in bianco. Una baha’i, un’eccellente studentessa del secondo anno della scuola superiore della città di Sari, è stata recentemente espulsa dalla sua scuola. Ad altri due studenti è stato impedito di partecipare a un’Olimpiade di scienza e matematica per giovani-prodigio. A Teheran, un’eccellente studentessa baha’i che aveva conseguito un ottimo livello nella tecnologia «Robocup» non ha potuto iscriversi in una scuola per prepararsi a gare nazionali e internazionali. E nel 2008, la Baha’i International Community ha saputo che un amministratore scolastico ha detto ai genitori di uno studente che tutti i direttori di scuola di Marvdasht avevano ricevuto istruzioni verbali di dare solo la sufficienza negli esami agli studenti della «setta bahaista» e di altre minoranze, indipendentemente dal livello che avevano conseguito, per impedire che potessero chiedere di essere ammessi alle università.

Campione di scacchi

Questo tipo di esclusione non è nuovo. Dopo che aveva vinto un campionato nazionale di scacchi nel 1991 a 16 anni, Pedram Atoufi si è sentito dire che non poteva rappresentare l’Iran nel campionato asiatico di scacchi perché era baha’i.

Dopo la Rivoluzione islamica del 1979, gli scacchi sono stati banditi dall’Iran per un intero decennio. Perciò quando Pedram ha vinto il primo torneo nel paese per dodicenni, era elettrizzato al pensiero di rappresentare il proprio paese nelle gare internazionali.

Ma quando è andato a chiedere il passaporto, gli è stato consegnato un modulo e gli è stato chiesto di indicare la sua religione.

«Ho scritto baha’i», ha detto. «La persona che ha ricevuto la mia domanda mi ha detto: “Se metti baha’i, non ti sarà facile ottenere il passaporto”».

Pedram è stato informato che la sua sola possibilità era di andare dal presidente della Federazione scacchistica iraniana, che poteva farlo uscire dal paese con un visto per la squadra. Ma quando ha sentito che era baha’i, il presidente si è infuriato e ha mandato una lettera a tutti i membri della Federazione in tutti gli stati dicendo che Pedram non poteva partecipare a nessun torneo scacchistico ufficiale. Quell’anno l’Iran non ha mandato nessuno a partecipare per il paese al Campionato asiatico di scacchi.

In quattro anni Pedram è riuscito a ottenere una maggiore libertà e gli è stato proibito solo di partecipare alle gare internazionali. Nel 1997 quando la sua squadra ha vinto il campionato nazionale, Pedram è stato sostituito e i suoi compagni di squadra hanno rappresentato l’Iran in ambito internazionale.

Oggi Pedram vive in Scottsdale, Arizona, dove gestisce un club che si propone di coltivare l’unità attraverso gli scacchi. Non può ritornare nel suo paese. Un suo buon amico che ha partecipato al campionato giovanile di scacchi con lui è stato liberato dal carcere solo di recente.

Una pianista in esilio

L’interdizione degli studi superiori imposta ai baha’I riguarda anche altre forme di studi artistici e professionali.

Non potendo realizzare i suoi sogni musicali in Iran, Pegah Yazdani è andata da sola a Mosca nel 1998 per studiare pianoforte. Ha pianto durante tutto il viaggio.

«Dal punto di vista emotivo sono stati tempi molto duri. Ho dovuto abbandonare tutti», ha detto. «Ma ero anche molto emozionata perché ero sul punto di realizzare il mio sogno».

Completati gli studi dopo cinque anni, ha ottenuto il diploma ed è ritornata dalla sua famiglia in Iran, sperando di potersi esibire e di poter aprire una scuola di piano.

Le è stato offerto un lavoro part time al conservatorio di Teheran. Ma quando gli impiegati sono stati invitati a riempire un modulo sul quale dovevano indicare la propria religione, Pegah è stata licenziata e le è stato fatto divieto di dare lezione di musica o di esibirsi in pubblico.

«Se sanno che sei “baha’i”, ti negano il modulo senza neppure guardarti», ha detto.

«Sapevo di non poter far nulla in Iran. Non avrei potuto studiare. Non avrei potuto lavorare. Non avrei potuto avere una vita normale».

Ammessa nel 2007 al London College of Music and Media, Pegah ha ottenuto un master in Esecuzione pianistica e ora vive nel Canada dove si dedica alla musica, suona in pubblico, insegna pianoforte e lavora come pianista per una scuola di ballo.

Malgrado le difficoltà, Pegah, che ha ora 36 anni, dice che ama ancora moltissimo il suo paese e vorrebbe poter ritornare. Spera che in un giorno non lontano i baha’i che sono rimasti in Iran possano offrire il loro contributo alla vita del paese.

Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, dice che la strategia adottata dal governo iraniano nei confronti dei baha’i priva il paese di moltissimi talenti e capacità.

«Le misure adottate dall’Iran per impedire ai giovani baha’i di perseguire gli studi superiori diventano sempre più contorte ed estreme», ha detto. «Queste storie sono esempi di una campagna sponsorizzata dallo stato che, alla fin fine, non fa altro che privare l’Iran dei preziosi contributi che alcuni dei giovani più brillanti e capaci del paese potrebbero offrire alla società iraniana».

Per leggere on line l’articolo in inglese, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/922

Spiacente, nessuno articolo collegato.

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