Numerosi capi religiosi contribuiscono all’Agenda 2030 dell’ONU

17 set

La Baha’i International Community e i rappresentanti di 23 altre grandi tradizioni religiose hanno offerto alle Nazioni Unite (ONU) idee e piani d’azione a sostegno degli Obiettivi per uno sviluppo sostenibile — noti come Agenda 2030, la principale agenda di sviluppo dell’ONU per i prossimi 15 anni.

Sotto il nome di «Impegni di Bristol», i contributi dei vari gruppi religiosi sono stati presentati e discussi in un evento di due giorni, intitolato «La fede nel futuro», che si è svolto a Bristol, Regno Unito, l’8-9 settembre. L’evento è stato co-ospitato dall’United Nations Development Programme e dall’Alleanza religioni e conservazione.

Nel suo contributo alla riunione, la Baha’i International Community ha parlato del ruolo vitale della religione nel successo degli Obiettivi per uno sviluppo sostenibile.

«La religione è stata una caratteristica della civiltà umana fin dagli albori della storia documentata e ha stimolato innumerevoli moltitudini ad agire per il benessere degli altri», ha spiegato in una dichiarazione scritta. «Quando è stata fedele allo spirito dei suoi fondatori trascendenti, la religione è stata uno dei più potenti strumenti per la creazione di modelli nuovi e benèfici della vita individuale e collettiva».

La Baha’i International Community ha anche affermato che «il collegamento tra la convinzione religiosa e il servizio al bene comune non è assolutamente automatico».

«Chiaramente c’è molto da imparare su come i nobili ideali si possono esprimere in un’azione impegnata e sostenuta», ha anche detto.

Spiegando ciò che la comunità baha’i fa per contribuire allo sviluppo, il documento evidenzia una serie di iniziative, tra cui processi educativi che intendono costruire capacità negli individui e nei gruppi perché essi possano farsi carico del proprio sviluppo morale, sociale ed economico. In alcuni casi, questi sforzi si evolvono nel tempo e portano alla luce la «capacità di impegnarsi in aree relativamente complesse di attività e di stabilire rapporti di lavoro con le agenzie di governo e la società civile».

Martin Palmer, segretario generale dall’Alleanza religioni e conservazione, ha affermato che l’impegno dei capi religiosi di essere una forza per il bene sociale nel contesto degli Obiettivi per uno sviluppo sostenibile si basa su una tradizione secolare.

Il signor Paul Ladd, direttore della squadra dell’United Nations Development Programme che si occupa dell’agenda di sviluppo post-2015, ha formalmente accettato gli Impegni di Bristol delle comunità religiose per conto delle Nazioni Unite.

Parlando del ruolo fondamentale che la leadership religiosa dovrà svolgere, il signor Ladd ha detto, «più dell’80 per cento delle persone del mondo è affiliato a una religione. Sapendo questo, è chiaro che l’ONU deve lavorare a stretto contatto con le comunità religiose nei prossimi 15 anni se i nuovi obiettivi globali per lo sviluppo sostenibile dovranno essere conseguiti».

Daniel Perell, uno dei rappresentanti della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, ha parlato del potere di trasformazione della religione, che può stimolare la motivazione umana a livelli più profondi.

«Possiamo tutti pensare a esempi di figure centrali della nostra fede che hanno cambiato i cuori, le menti e le vite – il corso della storia – mediante azioni apparentemente piccole», ha detto il signor Perell, rivolgendosi ai partecipanti all’evento.

«Sono queste piccole azioni, dotate di purezza d’intenti, che, nel loro complesso, cambieranno il mondo. Ora abbiamo l’opportunità di dedicarci a un impegno globale, universale, concordato dalle nazioni del mondo. Possiamo approfittare di questo buon inizio e fare in modo che esso apporti una grande trasformazione».

Gli Impegni di Bristol saranno presentati all’Assemblea generale dell’ONU questo mese, quando gli Obiettivi per uno sviluppo sostenibile saranno formalmente adottati.

Per leggere l’articolo inglese on-line, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/1067

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