Un nuovo rapporto dell’ONU chiede la liberazione dei sette dirigenti baha’i in prigione

5 mar

L’investigatore indipendente per l’Iran delle Nazioni Unite ha chiesto l’immediata liberazione dei sette dirigenti baha’i in prigione invitando l’Iran a «fare onore» ai suoi impegni legali nei confronti della libertà di religione e di credenze.

L’appello è arrivato la settimana scorsa da Ahmed Shaheed, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, nel suo rapporto annuale al Consiglio per i diritti umani con sede a Ginevra.

In un rapporto separato al Consiglio, anch’esso in data 28 febbraio 2013, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha evidenziato le serie preoccupazioni sollevate dal dottor Shaheed. Il signor Ban ha sottolineato l’ampiezza e la gravità delle continue violazioni dei diritti umani in Iran, che comprendono l’ampio uso della tortura, la detenzione di avvocati e giornalisti e una costante repressione delle minoranze. Sotto questo aspetto, ha notato che «continuano a pervenire rapporti su gravi discriminazioni nella legge e nella pratica contro le minoranze etniche e religiose, specialmente contro la comunità baha’i».

«Un campagna mediatica in atto contro la comunità baha’i ha causato un aumento delle aggressioni contro i suoi membri e le loro proprietà», ha detto il signor Ban. «Questa campagna nazionale che consiste in libelli, manifesti, seminari anti baha’i e trasmissioni di discorsi contro i baha’i da reti radiofoniche sembra essere tacitamente accettata dalle autorità». Ha detto che c’è stato un notevole aumento degli arresti e delle detenzioni di baha’i, un centinaio dei quali si trovano attualmente in prigione.

Soprattutto, il signor Ban ha detto che «le violazioni dei diritti umani sono proseguite con un aumento delle misure restrittive contro giornalisti, difensori dei diritti umani e attivisti per i diritti delle donne».

Il rapporto del dottor Shaheed descrive come il governo iraniano ricorra alla tortura, alla detenzione in isolamento e all’arresto arbitrario in un continuo atteggiamento repressivo contro i giornalisti, i difensori dei diritti umani e altri.

Il dottore si è anche detto preoccupato per le leggi e le pratiche che reprimono le donne, notando che le donne subiscono una disparità di genere nell’impiego, nell’educazione e nella libertà di movimento. Ha detto che gli attivisti dei diritti delle donne «continuano a essere vessati perché fanno dichiarazioni che criticano politiche o azioni del Governo».

Quanto ai baha’i, il dottor Shaheed ha dato un «allarme» per la «sistematica persecuzione dei membri della comunità baha’i», che comprende «una grave pressione socio-economica, arresti e detenzioni». Egli ha invitato il governo iraniano a «considerare l’immediata liberazione di prigionieri di coscienza come i pastori Behnam Irani, Farshid Fathi e i dirigenti della comunità baha’i».

I sette dirigenti baha’i detenuti – Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm – si trovano ingiustamente in prigione dal 2008. Nel 2010, sono stati dichiarati colpevoli per false accuse e condannati a 20 anni di prigione, una condanna che è attualmente la più grave per un prigioniero di coscienza in Iran.

Diane Ala’i, la rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha accolto con soddisfazione entrambi i rapporti. Ha detto che essi «forniscono una pesante documentazione della misura in cui l’Iran continua a negare ai suoi cittadini i loro fondamentali diritti umani».

La signora Ala’i ha proseguito: «I rapporti descrivono un paese nel quale sono perseguitati non solo i baha’i, ma anche i giornalisti, le donne, i difensori dei diritti umani e numerose minoranze etniche e religiose.

«E tuttavia davanti alle Nazioni Unite e al Consiglio per i diritti umani, i diplomatici iraniani continuano a negare che le cose vadano male, affermando che l’Iran è una colonna delle democrazia e un forte sostenitore dei diritti umani».

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/941

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