Un ricordo del lascito di ‘Abdu’l-Baha all’Egitto, cent’anni dopo

20 apr

Come la lettera aperta dei baha’i dell’Egitto, che sollecita un dialogo nazionale sul futuro del paese, incomincia a suscitare un vasto interesse, così analoghe discussioni fra gli egiziani cent’anni or sono state vivacemente riportate in vita in un nuovo libro.

In Abbas Effendi, recentemente pubblicato dall’editore Al-Kamel di Beirut, il professor Suheil Bushrui dell’Università del Maryland esamina in particolare il contributo offerto da ‘Abdu’l-Baha Abbas Effendi, il figlio maggiore di Baha’u’llah. Il libro è disponibile in carta e in formato elettronico nel blog «Baha’i Faith in Egypt».

È la prima volta che la storia di ‘Abdu’l-Baha è raccontata ai moderni lettori arabofoni, i quali per lo più non sanno nulla di quanto Egli ha fatto per la loro società.

Durante la sua permanenza in Alessandria d’Egitto, fra il settembre 1910 e l’agosto 1911, ‘Abdu’l-Baha conversò con egiziani di ogni tipo sui principi fondamentali necessari per costruire una società pacifica e fiorente.

«Ho pensato che fosse importante presentare ‘Abdu’l-Baha, non tanto come capo religioso», ha detto il professor Bushrui, «quanto come una grande mente capace di trasmettere l’idea dell’importanza della religione in un momento in cui in Europa e in America prevaleva una civiltà materialistica e il mondo musulmano era preso da ambizioni politiche e di altro genere».

«Devo dire che, scrivendo questo libro, io stesso, pur essendo baha’i da tutta la vita, ho capito molto meglio la straordinaria personalità di ‘Abdu’l-Baha e la Sua immensa opera di promozione del dialogo culturale e religioso fra il mondo orientale e quello occidentale», ha detto il professor Bushrui.

Il libro ha già ottenuto l’alto encomio di alcuni pensatori arabi contemporanei, i quali nell’apprezzare ‘Abdu’l-Baha ricalcano le orme dei loro predecessori di cent’anni fa.

Edmund Ghareeb, esperto del Medio Oriente di rinomanza internazionale, ha definito il libro «un’opera pionieristica e formativa».

«Abbas Effendi è un’opera di superba cultura, molto accurata e istruttiva», ha scritto il dottor Ghareeb, «essa è un importante contributo alla conoscenza del Medio Oriente in un periodo cruciale della sua storia moderna e allarga notevolmente le nostre conoscenze di questo straordinario riformatore . . .».

In una recensione pubblicata dal quotidiano libanese As-Safir, lo scrittore Mahmud Shurayh ha scritto che ‘Abdu’l-Baha «insegnava senza provare imbarazzo i messaggi di Cristo e di Muhammad nelle sinagoghe e il messaggio di Muhammad nelle chiese cristiane e il messaggio della religione nelle assemblee degli atei, perché vedeva nell’unione dell’Oriente e dell’Occidente una porta verso un nuovo mondo nel quale regnano la giustizia, l’unità e la pace».

L’illustre poeta libanese Henri Zoghaib ha commentato che ‘Abdu’l-Baha è stato il primo ad aprire un serio dialogo fra le religioni.

«Con questo libro . . .», ha scritto il signor Zoghaib, «ho scoperto la natura degli insegnamenti sull’unità fra oriente e occidente divulgati da ‘Abdu’l-Baha e del Suo messaggio che invoca l’unità delle religioni».

Eminenti ammiratori

A 66 anni di età e libero dopo un’intera vita trascorsa come prigioniero ed esule, ‘Abdu’l-Baha era andato in Egitto per riposare per un mese, ma vi Si trattenne per un anno per ragioni di salute. Si veda news.bahai.org/story/792

Egli era convinto di avere una particolare missione da svolgere in Egitto, afferma il professor Bushrui.

«In primo luogo, rinnovare la verità e la purezza della fede religiosa, musulmana e cristiana, e in secondo luogo avvicinare l’Oriente e l’Occidente».

Numerosi eminenti egiziani, come Abbas Hilmi Pasha, l’ultimo Kedivè dell’Egitto e del Sudan, mostrarono una particolare reverenza verso il Capo della Fede baha’i.

«Anche il dotto giurista Muhammad Abduh ammirava molto ‘Abdu’l-Baha e Gli scrisse una lettera», racconta il professor Bushrui. «Leggendola, si vede che è stata scritta da una persona che aveva capito che ‘Abdu’l-Baha aveva nel cuore e nella mente una speciale luce divina».

May Rihani, nipote di Ameen Rihani, padre fondatore della letteratura arabo-americana, un altro degli ammiratori di ‘Abdu’l-Baha, ha detto che il libro Abbas Effendi è «un dono all’umanità».

«In questi tempi turbolenti di fanatismo religioso, di incomprensioni fra le culture del mondo e di facilità al confronto, abbiamo più che mai bisogno della voce di ‘Abdu’l-Baha», ha detto la signora Rihani.

Un secolo dopo, gli echi della voce di ‘Abdu’l-Baha risuonano nella lettera aperta che i baha’i egiziani hanno inviato ai loro concittadini.

La lettera afferma che l’accettazione del principio dell’unità del genere umano «richiede un profondo riesame di tutti i nostri atteggiamenti, i nostri valori e i nostri rapporti con gli altri, in ultima analisi richiede una trasformazione del cuore dell’uomo».

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere una speciale raccolta di fotografie, si vada a: http://news.bahai.org/story/818

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