Ritornati nella prigione di Evin due dirigenti baha’i iraniani

Le due signore fra i sette dirigenti baha’i iraniani messi in prigione sono state ritrasferite nella famigerata prigione Evin di Teheran.

La Baha’i International Community ha confermato che Fariba Kamalabadi e Mahvash Sabet sono ritornate dietro le sbarre della prigione in cui la loro detenzione ha avuto inizio tre anni fa.

Il trasferimento delle due donne a Evin ha seguito un breve interludio trascorso in condizioni che si dice siano state proibitive nella prigione di Qarchak, a circa 45 chilometri da Teheran.

Si è saputo che membri delle loro famiglie hanno ora potuto incontrarle a Evin.

La signora Sabet e la signora Kamalabadi erano membri, assieme a cinque colleghi, di un gruppo ad hoc di livello nazionale che contribuiva a provvedere ai bisogni dei 300 mila membri della comunità baha’i dell’Iran. Dopo 30 mesi di detenzione illegale nella prigione di Evin, i sette dirigenti sono stati processati in base ad accuse inventate e sono stati condannati a 20 anni di prigione ciascuno.

Dopo il processo, essi sono stati mandati nella prigione di Gohardasht, dove i cinque uomini sono ancora trattenuti sotto stretta sorveglianza in un’ala riservata ai prigionieri politici.

Sostegno globale

Una serie di eventi sta ricordando il terzo anniversario della detenzione dei sette dirigenti baha’i.

In India, oltre 250 sostenitori si sono riuniti per un Concerto di solidarietà, che ha avuto luogo nel Tempio baha’i di New Delhi.

Il giornalista Rohit Gandhi, vincitore del premio Emmy, ha annunciato ai presenti una campagna durante la quale oltre 100 eminenti indiani hanno chiesto alle autorità iraniane di liberare i sette assieme ad altre persone ingiustamente imprigionate in Iran.

«Questo è oggi il sostegno che possono dare persone rappresentative come i membri del parlamento, del sistema giudiziario, delle assemblee legislative, delle dirigenze religiose, del mondo accademico, del mondo degli artisti, delle organizzazioni per i diritti umani, dei media e di altre agenzie della società civile», ha detto il signor Gandhi, invitando l’India e la comunità mondiale a convincere l’Iran a trattare tutti i suoi cittadini con giustizia.

I baha’i in Iran rispecchiano il vero volto del pubblico iraniano, ha detto.

Presente al concerto, che ha avuto luogo il 18 maggio, era anche Farah Motallebi di Orissa, nipote di Fariba Kamalabadi, la quale ha parlato dei 7734 giorni che i sette hanno trascorso in carcere, in dure condizioni fisiche e psicologiche.

«Sono stati messi in prigione solo perché sono baha’i», ha detto la signora Motallebi.

Per leggere l’articolo in inglese on-line e vedere le fotografie, si vada a: http://news.bahai.org/story/826

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