I sette leader baha’i imprigionati inviano una lettera al presidente Rouhani

17 dic

I sette leader baha’i imprigionati hanno scritto una lettera al presidente Hassan Rouhani, commentando la sua proposta di una «Carta dei diritti del cittadino».

Durante la sua campagna elettorale di qualche mese fa, il presidente Rouhani ha promesso una «Carta dei diritti del cittadino», dicendo che essa doveva mirare a porre fine alle discriminazioni basate sulla razza, sul genere o sulla religione.

Il 26 novembre u.s. una bozza di questa carta è stata postata in persiano su un sito web del governo, invitando i cittadini iraniani a offrire i loro commenti entro 30 giorni.

Il testo della lettera – firmata dai sette dirigenti, i signori Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm – è trascritto per intero più sotto.

Da oltre cinque anni i sette stanno scontando una condanna a vent’anni di prigione, una sentenza comminata in base ad accuse false in relazione al loro credo religioso, la condanna più severa di quelle inflitte ad attuali prigionieri di coscienza in Iran.

Traduzione della lettera degli ex Yaran al Presidente dell’Iran

A Sua Eccellenza, dottor Hassan Rouhani,

Nella vita di ogni nazione ci sono momenti di profondo significato, quando azioni apparentemente semplici possono modificare il flusso della storia, quando antichi malintesi possono incominciare a risolversi, quando può avere inizio un nuovo capitolo nei destini del suo popolo. L’invito che l’Eccellenza Vostra ha recentemente rivolto al pubblico di partecipare a un discorso collettivo sui diritti e sulle responsabilità dei cittadini ha acceso nei cuori una luce di speranza che un simile momento possa essere giunto per il popolo iraniano e per il destino di questa sacra terra. Apprezzando questo invito, siamo spinti da un dovere morale verso la nostra terra e specialmente da un profondo interesse per i giovani del nostro paese ad aggiungere la nostra voce a questo importante discorso.

Lo facciamo dalla nostra cella, malgrado i notevoli ostacoli, come un gruppetto di morigerati cittadini che oltre cinque anni fa sono stati arrestati e imprigionati semplicemente perché ci impegnavamo per gestire gli affari interni della comunità baha’i dell’Iran. Scriviamo questa lettera in questa congiuntura critica e decisiva affinché la storia non ci giudichi male per aver mancato al nostro dovere.

Dottor Rouhani, Vostra Eccellenza,

Sebbene il solo fatto di dimostrare interesse per un riesame e un sostegno dei diritti della persona sia di per sé un fatto altamente significativo, troviamo necessario affermare qui con energia che, a nostro avviso, l’unità e la fondamentale libertà di tutte le persone non sono solo semplici costruzioni civili e legali. Essi sono principi spirituali la cui fonte è l’unico Creatore divino che ha creato l’intera umanità dallo stesso ceppo. Il popolo iraniano desidera comprensibilmente vedere la propria vita personale e collettiva prosperare e fiorire. Desidera vedere i suoi figli progredire, i suoi giovani seguire la via del progresso e la sua nazione godere di una condizione di pace e di tranquillità. Ma nessuna di queste aspirazioni può realizzarsi se le condizioni sociali e legali non consentono che tutti gli elementi che costituiscono la società siano trattati alla pari e bene, che a tutte le persone siano accordati i loro diritti umani fondamentali e che nessuno sia sottomesso e oppresso a causa della sua etnia, del suo genere, del suo credo religioso o di altre distinzioni.

L’attuale discorso sui diritti dei cittadini è incentrato su una carta ora pubblicata in bozza. Ma noi crediamo che oltre a chiedere commenti sui contenuti di quel documento il Suo invito sia per tutti noi un’opportunità per riflettere sullo stato del paese e per considerare il carattere della società nella quale desideriamo vivere. Perché questa riflessione sia efficace, sembra essenziale prima porre a noi stessi alcune domande sullo stato della nostra società e dell’ambiante nel quale vogliamo far crescere le future generazioni. Dobbiamo guardare dentro i nostri cuori. Dato che la nostra terra ha sofferto di ogni tipo di pregiudizio, di discriminazione, di aggressione e di malattie sociali, una sofferenza le cui conseguenze sono evidenti in tutti i settori della vita collettiva della nostra nazione, dobbiamo chiedere a noi stessi quanto segue. Quali sono veramente i principi più importanti che risponderebbero alle nostre più alte aspirazioni per la nostra nazione e quali sono gli strumenti per applicare questi principi? In che modo potremo rispettare la nobiltà di ogni persona? Come potremo favorire un ambiente costruttivo nel quale le varie parti costituenti della società possano prosperare? Quali sono le condizioni necessarie per permettere alle donne di offrire per intero il loro contributo? Come vogliamo che i bambini siano trattati? Come potremo permettere alle minoranze etniche, religiose, o d’altro genere di contribuire al miglioramento della società accanto agli altri? Cosa si deve fare perché le varie idee e le varie credenze siano rispettate? Che cosa si deve fare per sradicare la violenza dalla società? Come potremo garantire a tutti il diritto all’istruzione? Questi sono alcuni dei pensieri che ci dovranno guidare mentre cerchiamo i principi che devono guidare la nostra società e modellare la formulazione dei diritti della sua cittadinanza.

Vostra Eccellenza,

Chiedere ai vari elementi della società le loro idee sul futuro può sicuramente essere il primo passo verso la costruzione di un paese progressista. Ma la cosa più importante è la revisione dei programmi scolastici per fare in modo di preparare un terreno nel quale possa radicarsi una cultura progressista, una cultura fondata su principi essenziali come la nobiltà del genere umano e l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge.

Documentare i diritti dei cittadini e scriverli in una carta può essere un’importante iniziativa nel percorso dello sviluppo di una nazionale, ma se questa carta non è scritta bene o, ancor peggio, è deliberatamente concepita come strumento di esclusione, essa potrebbe essere usata come strumento per giustificare la discriminazione e perpetuare l’oppressione, Perciò, a parte i benefici di un discorso libero e aperto e di appropriati programmi educativi, per la protezione dei diritti del popolo è imperativo, in primo luogo, emanare leggi che proteggano esplicitamente questi diritti e, in secondo luogo, creare le strutture necessarie per prevenire un’arbitraria interpretazione della legge. Il licenziamento di migliaia di cittadini baha’i dai loro posti governativi, l’esecuzione capitale di oltre duecento baha’i innocenti, l’espulsione di migliaia di studenti dalle università, le condanne inflitte negli ultimi otto anni a centinaia di baha’i, e infine, ciò che è accaduto a noi e il nostro processo che si è concluso con una condanna a vent’anni di carcere per ciascuno di noi, sono lezioni che illustrano il nostro punto e dimostrano ampiamente la necessità di garanzie nell’applicazione della legge. Negli anni in cui abbiamo avuto l’onore di servire la comunità baha’i in Iran, le autorità erano pienamente informate del nostro impegno in questo lavoro. Poi, un giorno, a causa di qualche pensiero contorto e del capriccio di alcune persone di potere, è stato deciso di giudicare illegale il nostro servizio e di conseguenza abbiamo trascorso quasi sei anni dietro le sbarre.

Vostra Eccellenza,

Se non si può trovare una soluzione efficace a queste condizioni per cui i diritti umani di una persona possono essere così arbitrariamente calpestati, chi può essere certo che la sorte che è toccata a noi oggi non tocchi a lui domani.

Per chiudere, auguriamo all’Eccellenza Vostra ogni successo nel Vostro sincere servizio alla grande nazione dell’Iran sulla via della giustizia, della libertà e dell’eguaglianza.

Rispettosamente,

Vahid Tizfahm, Jamaloddin Khanjani, Saeid Rezaie, Mahvash Shahriari, Behrouz Azizi-Tavakkoli, Fariba Kamalabadi, Afif Naimi

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/977

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