Una tavola rotonda discute la crisi dei diritti umani in Iran

17 giu

La situazione dei diritti umani in Iran è stata discussa durante un seminario che si è volto nel Parlamento del Regno Unito.

La tavola rotonda, alla quale hanno partecipato membri del Parlamento, esperti e attivisti dei diritti umani, è stata ospitata dagli Amici pluripartitici dei baha’i del Parlamento inglese e dai gruppi per i diritti umani United4Iran e Christian Solidarity Worldwide (CSW).

«Non è esagerato dire che la situazione dei diritti umani in Iran è critica», ha detto Nazila Ghanea, docente dell’Università di Oxford ed editore del Journal of Religion & Human Rights.

La dottoressa Ghanea ha detto che il governo iraniano è «un motore di intolleranza, odio e persecuzione», facendo notare che la sistematica campagna di persecuzione religiosa contro i baha’i e la vessazione, l’imprigionamento e la tortura subiti da tutte le minoranze o da persone vulnerabili sono «istigati e perpetuati» dalle autorità.

Il governo «continua a mandare memorandum, leggi, istruzioni e minacce agli impiegati, alle università, agli insegnanti, alle aziende private, dicendo loro di mandar via i dipendenti, gli studenti e altre persone che appartengano a gruppi “devianti” o che siano baha’i, o che siano politicamente attivi», ha detto la dottoressa Ghanea.

I bambini sono umiliati e maltrattati nelle scuole, ha aggiunto, «non dagli altri bambini, ma per istruzione delle autorità governative e dagli insegnanti».

La dottoressa Ghanea ha notato che questa repressione colpisce ora «un crescente numero di persone che sono accusate di dissidenza». Nel suo pregiudizio contro la quasi totalità della popolazione, ha detto, «il regime iraniano non ha… riconosciuto la ricca diversità della civiltà iraniana».

L’attivista per i diritti delle donne, avvocato Shadi Sadr, che è stata messa in prigione in Iran, ha parlato della difficile situazione delle donne nelle carceri.

Esse sono «private di molti diritti che spettano loro… secondo la legge internazionale… e le leggi dell’Iran», ha detto.

La signora Sadr ha parlato dell’estrema violenza esercitata contro le donne in carcere durante gli interrogatori che, suscitando molte paure, impedisce l’attivismo delle donne nel paese.

Negli ultimi anni sono aumentate anche le persecuzioni contro i cristiani in Iran.

Khataza Gondwe di Christian Solidarity Worldwide ha detto che le autorità iraniane hanno l’abitudine di suscitare odio contro le minoranze, facendo ampio ricorso a una «retorica istigatrice» contro la comunità cristiana. Secondo il dottor Gonwe, la retorica afferma che i cristiani si sono «introdotti nell’Islam come parassiti» e sono parte di «culti pervertiti» e di «cospirazioni straniere».

Ricordando il calore e l’ospitalità degli iraniani durante le sue visite al paese, Mike Gapes, già membro del comitato parlamentare per gli affari esteri del Regno Unito, ha messo a confronto il comportamento del governo iraniano negli interessi della «sicurezza» con una «società giovane, dinamica e vibrane» che vuole «entrare in relazione con il mondo».

La sicurezza dell’Iran sarà garantita solo quando il governo iraniano avrà riconosciuto tutti i suoi gruppi etnici e religiosi e avrà dato loro pari diritti, ha detto il signor Gapes.

«La massima sicurezza è la sicurezza umana», ha detto.

Tenuto mercoledì 15 giugno, il seminario è la più recente fra le attività che si stanno svolgendo in tutto il mondo per ricordare il terzo anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i in Iran. Essi sono stati arrestati per accuse infondate, processati senza prove e in violazione del giusto processo e ora stanno scontando vent’anni di prigione.

In un messaggio che ha inviato al seminario, l’eminente giudice esperto di diritti umani, Cherie Blair, ha detto che la detenzione dei sette dirigenti «è una vergogna per i leader del paese». La signora Blair ha chiesto alle autorità iraniane di «liberare i dirigenti baha’i e di rispettare il loro impegno nei confronti della libertà religiosa».

L’attore e commediografo anglo-iraniano Omid Djalili, che ha partecipato alla tavola rotonda, ha detto che i sette «sono coerenti con le loro personalità e identità» attenendosi ai loro principi e alla loro fede. Il signor Djalili ha anche lodato la forza e la perseveranza dell’intera comunità baha’i iraniana.

Kishan Manocha, direttore dell’Ufficio degli affari pubblici della comunità baha’i del Regno Unito, ha concluso che il seminario «sottolinea le dimensioni della crisi dei diritti umani in Iran e ci ricorda che non sono solo i baha’i a essere sottoposti a costanti violazioni dei diritti umani, ma anche altre minoranze religiose, le donne, i giornalisti e altri».

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere le fotografie, si vada a: http://news.bahai.org/story/833

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