Tre anni dopo, i dirigenti baha’i in carcere in Iran sono il simbolo dell’oppressione di una nazione

16 mag

Il mondo ha ricordato le ingiustizie subite da moltissimi cittadini in Iran, mentre numerosi sostenitori ricordavano il terzo anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i.

In un messaggio del 14 maggio che la Casa Universale di Giustizia ha indirizzato ai baha’i dell’Iran, i dirigenti imprigionati sono stati definiti veri prigionieri di coscienza. La lettera menziona anche i molti iraniani, uomini e donne, che hanno accettato di andare incontro a molte difficoltà per difendere la loro libertà e i loro diritti umani.

Le loro difficoltà sono state ricordate in appositi incontri, fra i quali un ricevimento a Capitol Hill a Washington D.C., un servizio nel Tempio baha’i di Sydney, Australia e incontri di preghiera in numerosi luoghi di culto in Olanda.

Il ricevimento a Washington D.C.

Negli Stati Uniti, circa 300 dipendenti del Congresso, rappresentanti di gruppi per i diritti umani, della stampa e membri della comunità hanno partecipato a un incontro nell’Edificio dell’Hart Senate Office di Washington il 12 maggio, mentre l’evento era trasmesso in diretta via webcast.

Patrono dell’evento è stato il senatore Mark Kirk, che ha parlato di una risoluzione di condanna della persecuzione dei baha’i da lui recentemente presentata.

«Mi sono molto occupato della situazione dei baha’i in Iran», ha detto il senatore Kirk, «soprattutto dei sette dirigenti baha’i. Credo che dobbiamo incominciare a tenerne a mente i nomi.

«Stanno scontando 20 anni di prigione per accuse infondate e io sono qui oggi, come ho fatto per molti mesi, per dimostrare il mio sostegno e, soprattutto, per presentare i loro nomi al popolo americano», ha detto il Senator Kirk, che ha poi pronunciato ad alta voce davanti a tutti i nomi dei sette prigionieri.

Essi sono Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm. Erano membri di un gruppo ad hoc di livello nazionale che contribuiva a provvedere alle necessità dei 300.000 membri della comunità baha’i in Iran.

L’assistente del segretario di stato americano, Kathleen Fitzpatrick, ha detto agli astanti che, mentre in Medio Oriente sono in atto evoluzioni, cambiamenti e riforme democratiche, «le autorità iraniane continuano a usare brutali tattiche repressive contro i loro cittadini, mentre talvolta approvano le proteste in altre aree . . .».

«I baha’i e altre minoranze religiose . . . continuano a essere soggetti ad arresti arbitrari, persecuzioni e sentenze ingiuste», ha detto la signora Fitzpatrick. «Questo non accade solo alle minoranze religiose in Iran, ma anche a tutti gli altri iraniani e rispecchia l’oppressione che affligge la nazione per mano dei suoi capi».

A questo proposito, Kenneth E. Bowers, segretario dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei baha’i degli Stati Uniti, ha osservato che nelle prigioni iraniane non si trovano solo i baha’i, ma anche «avvocati che non hanno fatto nulla di male se non rappresentare i propri clienti, giornalisti che hanno cercato di dare al pubblico corrette informazioni e altri come studenti e blogger che hanno espresso opinioni che il regime non ha considera favorevoli alle sue politiche».

Il deputato americano Michael Grimm ha lodato la resistenza della comunità baha’i iraniana, l’attrice Eva LaRue ha raccontato la storia delle due donne in prigione e Iraj Kamalabadi, fratello di Fariba Kamalabadi, ha pronunciato il discorso di chiusura.

Il musicista KC Porter, vincitore del Grammy-award, ha eseguito una nuova canzone, intitolata «Yaran», che ha composto dopo aver saputo che i dirigenti erano inconfutabilmente innocenti e si trovavano in una terribile prigione.

Eventi in Australia e in Olanda

Oltre 500 persone hanno ricordato il terzo anniversario durante uno speciale servizio interreligioso sul tema della giustizia, che ha avuto luogo ieri nel tempio baha’i di Sydney, Australia. Fra gli ospiti speciali c’era il presidente dell’Australian Partnership of Religious Organisations, professor Abd Malak, copto egiziano.

Come molti altri, anche il Governo australiano ha attivamente sostenuto i sette dirigenti baha’i, nonché i diritti umani in Iran, ha detto Natalie Mobini-Kesheh, direttrice dell’Ufficio per gli affari esterni della comunità baha’i australiana.

«È importante che il pubblico continui ad esprimere la propria preoccupazione, per far sapere al governo iraniano che il mondo lo guarda», ha detto la signora Mobini-Kesheh durante un ricevimento che ha avuto luogo nel centro informazione del Tempio.

All’evento ha partecipato anche Mehrzad Mumtahan, nipote di Saeid Rezaei, che ha parlato delle speranze dei prigionieri, quando sentono che perfetti sconosciuti pensano a loro.

In Olanda, una veglia di 24 ore e altri incontri di preghiera hanno avuto luogo in ricordo dell’anniversario. Ad Amsterdam, sono state dette speciali preghiere nella chiesa cattolica romana del Salvatore. Nella chiesa ortodossa russa della città i nomi dei sette prigionieri e di altre vittime cristiane ed ebree della persecuzione religiosa in Iran sono stati letti ad alta voce.

Una chiesa protestante di Veldhoven, la congregazione delle Sorelle della carità di Hertme e Eindhoven e il mandir indù Shree Raam di Wychen si sono uniti alla commemorazione. Preghiere sono state recitate nelle sinagoghe di Utrecht e dell’Aia.

«Sono unito in preghiera a quei coraggiosi», ha detto Awraham Soetendorp, rabbino della comunità ebraica riformata dell’Aia. «Possano tutte le preghiere aprire le porte della libertà».

Il gruppo per i diritti umani, United4Iran, ha lanciato una campagna di poster per ricordare che il 14 maggio, i sette erano rimasti in prigione per 7.734 giorni. La campagna chiede ai sostenitori di disegnare un poster che riporti il numero dei giorni di prigionia dei sette dirigenti oppure di fare una fotografia o un video in cui si veda un poster già fatto.

In tutto il mondo si progettano altri eventi per ricordare l’anniversario, fra questi un «Concerto di solidarietà» previsto a New Delhi, India, giovedì prossimo.

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere le fotografie, si vada a: http://news.bahai.org/story/823

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