Un simposio riformula il discorso su società laica, religione e bene comune

4 apr

Un simposio riformula il discorso su società laica, religione e bene comune

Importanti studiosi canadesi e protagonisti della società civile si sono incontrati a Vancouver all’Università della British Columbia dal 22 al 24 marzo per capire che cosa significa costruire una società e studiare il ruolo costruttivo della religione nella sfera pubblica laica.

Organizzato da un comitato nazionale in rappresentanza delle organizzazioni della società civile in Canada, compreso l’Ufficio degli affari pubblici della comunità baha’i canadese, il convegno, intitolato «La nostra società: come scavalcare la spaccatura laico-religiosa» ha coinvolto circa 140 partecipanti.

Fra gli oratori ci sono stati Andrew Bennett, ambasciatore canadese per la libertà religiosa, Marie Wilson, commissario canadese di verità e riconciliazione, Doug White, direttore del Centro per i Trattati preconfederali all’Università dell’Isola di Vancouver e Gerald Filson, Direttore degli affari pubblici della comunità baha’i canadese e Presidente della Conversazione interreligiosa canadese.

Il dottor Filson ha così sintetizzato le idea emerse dal convegno: «Molti hanno detto che è importante lasciare più spazio nella società all’influenza positiva dei concetti e dei principi del pensiero religioso, che la libertà di credere è una condizione necessaria nelle società laiche per salvaguardare il progresso compiuto nell’armonia sociale e la ricchezza culturale che il pluralismo offre alle società moderne».

«In ultima analisi l’amore, l’amicizia e la consapevolezza che gli altri contano per noi sono le fondamenta di una società nella quale tutti i membri della famiglia umana possano partecipare ai dialoghi che modellano la società», ha proseguito il dottor Filson.

Il convegno di quest’anno segue un analogo evento che ha avuto luogo nel maggio 2013 a Montreal, presso l’Università McGill. Geoffrey Cameron, ricercatore della comunità baha’i canadese e membro del Comitato organizzatore del convegno, ha spiegato: «Abbiamo avviato questa iniziativa circa quattro anni fa, quando un piccolo gruppo di persone si è riunito animato dal desiderio comune di spiegare con maggior chiarezza il ruolo positivo della religione nel pubblico discorso del Canada.

«Abbiamo tenuto un convegno e abbiamo continuato a lavorare fra noi e con altri», ha proseguito il signor Cameron. Egli ha spiegato che il loro discorso ha cercato di approfondire la comprensione del tema «come la società può riconciliare la religione, la laicità e il bene comune».

Le sessioni plenarie del convegno hanno trattato temi generali: il ruolo della religione nella sfera pubblica, i meriti e i limiti della laicità, il processo della riconciliazione fra i vari popoli, una definizione del bene comune nel contesto del pluralismo religioso, dimensioni e limiti della libertà religiosa e il ruolo dei giovani nella società.

Oltra alle sessioni plenarie ci sono stati alcuni seminari durante i quali i partecipanti hanno espresso idee tratte dall’esperienza.

«Dobbiamo andare al di là della dialettica religioso e laico, pubblico e privato, fede e ragione e lavorare assieme per il bene dell’intera società», ha detto la reverenda Karen Hamilton, Segretaria generale del Consiglio canadese delle Chiede, nel discorso di apertura.

Si è parlato anche della tensione nelle società laiche fra due aspetti del posto della religione nella vita pubblica: da una parte, la laicità offre all’arte di governo la capacità di conferire all’individuo fondamentali diritti alla libertà religiosa, dall’altra, quando va troppo oltre, essa può limitare il ruolo delle idee religiose nel discorso pubblico.

Il professor Paul Bramadat, uno dei massimi studiosi canadesi delle religioni, ha detto: «È importante tenere vivi nel pubblico discorso gli strumenti e i concetti delle religioni senza perderne il significato a causa di una “traduzione” laica».

Alia Hogben, direttrice del Consiglio canadese delle donne musulmane ha affermato che la società ha bisogno di criteri che definiscano il ruolo della religione nella vita pubblica: «Questa religione, contribuisce al bene pubblico? Serve il bene di tutti? Se lo fa, allora deve essere ammessa al discorso pubblico», ha detto.

John Stackhouse, un teologo del Regent College, ha sostenuto che la diversità delle religioni in Canada richiede che ogni religione riesamini i propri insegnamenti per «preparare un territorio sul quale vivere accanto a coloro che sono diversi».

Il dottor Stackhouse, ha anche illustrato l’importanza del posto della religione nella rete delle istituzioni sociali.

«Per costruire una società sana», ha detto, «si deve investire in “organizzazioni intermedie” fra l’individuo e lo stato, come gruppi religiosi e la società civile». Le religioni, egli ha spiegato, sono messe sotto pressione nel mondo laico perché sono un ostacolo al consumismo.

Uno dei momenti più importanti del convegno è stato una sessione con il dottor Andrew Bennett, ambasciatore canadese per la libertà religiosa. Bennet ha descritto il rapporto fra la difesa della libertà religiosa e la promozione della dignità umana, che sono essenziali per definire assieme una vita comune.

«È importante che le istituzioni della società si sappiano rapportare con le varie religioni», ha detto. «La competenza religiosa modella le azioni della gente nella società e grazie alle conversazioni sulla religione questa competenza migliora».

Il convegno ha anche studiato il ruolo che i giovani svolgono nella trasformazione sociale costruttiva. Parlando durante un seminario sul tema «i giovani e lo spirito del cambiamento sociale», Christine Boyle, direttrice di un’ONG per il cambiamento sociale, ha notato che «molti movimenti sociali guidati da giovani rispecchiano il

desiderio spirituale di creare un mondo migliore mediante un servizio altruistico».

Un altro oratore, Eric Farr della fondazione Inspirit, ha fatto eco a questi pensieri affermando che «molti giovani aspirano a una visione di cambiamento spirituale, cioè a una visione di una società più unita e più giusta . . . Dobbiamo avere fiducia nella capacità di tutti e nel desiderio di tutti di contribuire al benessere dell’insieme».

Il discorso finale del convegno è stato pronunciato da Doug White, in una sessione intitolata: «Riconoscere la nostra unità: la riconciliazione, la sfida dei nostri tempi». Il signor White, ex capo della prima nazione snuneymuxw ha detto che il dialogo richiede il superamento di molti dei rapporti conflittuali che oggi caratterizzano la società canadese.

«Scagliarsi l’uno contro l’altro non porta alla riconciliazione», ha detto. «Abbiamo bisogno di un discorso attivo e completo sul cambiamento sociale necessario per realizzare la riconciliazione nella società. Si può ottenerlo con una grande sofferenza oppure cercando di conseguire una sempre maggiore comprensione fra le differenti componenti della società».

«[La riconciliazione] esige una nuova mentalità e un nuovo orientamento verso noi stessi, l’uno verso l’altro e verso tutti coloro che ci circondano. Questa è una sfida spirituale, morale ed etica . . .».

Riflettendo sul convegno, il signor Cameron ha detto: «Siamo molto soddisfatti della qualità delle conversazioni e del genuino entusiasmo espresso nei confronti delle idee trasmesse dai partecipanti».

Ha spiegato che il convegno fa parte di un costante «processo di ricerca collettiva».

«È collettiva perché sta crescendo e si sta estendendo anche ad altre persone. Ed è una ricerca perché siamo motivati e unificati dalle domande che poniamo senza avere la presunzione di possedere le risposte giuste».

Per leggere online l’articolo in inglese, vedere le foto e accedere ai link si vada a : http://news.bahai.org/story/1048

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