Una commissione delle Nazioni Unite deplora la repressione delle minoranze in Iran

30 ago

L’Assemblea Spirituale nazionale dei baha’i d’Italia ha appreso che una commissione ONU di esperti ha espresso la propria preoccupazione per la continua repressione delle minoranze etniche e religiose, fra le quali sono compresi anche i membri della Fede baha’i, in Iran.

Nelle sue conclusioni diramate venerdì, il Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni razziali (CERD) ha chiesto perché le minoranze iraniane, arabi, azeri, beluci, curdi e baha’i, sono così scarsamente rappresentate nella vita pubblica iraniana.

La Baha’i International Community ha accolto con soddisfazione i risultati della commissione, la quale include la persecuzione dei baha’i in Iran fra le questioni di discriminazione basate sulla razza, l’etnia o la religione.

«Questa conclusione è importante perché è l’opinione di un gruppo di esperti internazionali sulla discriminazione, che comprende molte persone provenienti da paesi amici dell’Iran», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.

«Data la loro posizione, la loro critica dell’Iran, pur espressa in termini morbidi e diplomatici, è un’ulteriore prova del fatto che la comunità mondiale non chiuderà gli occhi davanti alla continua persecuzione in Iran dei baha’i, che sono la più numerosa minoranza non islamica del paese, né davanti alla violazione dei diritti umani di qualsiasi cittadino di quella nazione», ha detto la signora Ala’i.

La preoccupazione del Comitato

Nelle sue conclusioni sui baha’i e altre gruppi minoritari, il CERD ha raccomandato all’Iran di «svolgere uno studio di alcuni membri di tutte queste comunità che permetta allo Stato di identificarne le particolari necessità e di formulare piani di azione, programmi e politiche pubbliche efficaci per combattere la discriminazione razziale e gli svantaggi in tutti i campi della vita pubblica per queste comunità».

La raccomandazione è successiva a una serie di scambi il 4-5 agosto con una delegazione iraniana che si è presentata al Comitato per difendere la situazione dei diritti umani nel paese.

Alcuni membri del Comitato, fra i quali anche membri di paesi che in genere sono in buoni rapporti con l’Iran, come il Brasile, l’India e la Turchia, si sono mostrati alquanto scettici sugli sforzi iraniani per adeguarsi alla Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, di cui il Comitato è osservatore.

Rapporti di alcuni gruppi per i diritti umani

Altri rapporti presentati da alcuni gruppi per i diritti umani sono più critici e notano che i baha’i hanno subito sin dal 2005 un’ondata di arresti e detenzioni arbitrari, demolizioni di proprietà e violazioni del diritto all’educazione, all’impiego e alla partecipazione sociale.

«Dall’inizio del 2010, molti baha’i sono stati condannati a pene detentive», hanno detto l’International Federation for Human Rights (FIDH), l’Iranian League for the Defence of Human Rights (LDDHI) e il Defenders of Human Rights Center (DHRC) in un rapporto congiunto.

Amnesty International ha osservato che nei media sponsorizzati dallo stato appaiono frequentemente «articoli e programmi mediatici diffamatori». «Queste pratiche sono molto frequenti nei confronti della comunità baha’i».

Non è la prima volta che il Comitato parla del trattamento subito dai baha’i in Iran. Nel 2003 in analoghe osservazioni conclusive, il Comitato ha riportato con preoccupazione «le notizie di discriminazioni a danno di alcune minoranze, che sono private di alcuni diritti . . . su basi tanto etniche quanto religiose».

Nel 2003 il Comitato ha raccomandato che l’Iran assicurasse «che tutti godano del diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, senza alcuna discriminazione basata sulla razza, sul colore, sulla discendenza o sull’origine etnica o nazionale» e permettesse agli «studenti di differenti origini di iscriversi all’università senza essere obbligati a dichiarare la propria religione».

La signora Ala’i ha detto che il mandato del Comitato riguarda principalmente la discriminazione razziale, ma le Nazioni Unite lo interpretano in senso più ampio fino a comprendere tutte le forme di discriminazione, compresa quella religiosa.

«I membri della Fede baha’i provengono da varie origini etniche, ma il fatto che questo Comitato abbia pensato di doversi occupare dell’intensa discriminazione religiosa contro la comunità baha’i iraniana dimostra da un’altra prospettiva l’intensità dell’oppressione dei baha’i e di altre minoranze in Iran», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.

«Inoltre, le molte domande poste durante la sessione interlocutoria con l’Iran hanno mostrato chiaramente lo scetticismo con cui la comunità internazionale vede gli sforzi dell’Iran per difendere comportamenti insostenibili in termini di violazione dei diritti umani», ha detto.

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