Una relazione illustra la campagna mediatica dell’Iran per demonizzare i baha’i

21 ott

Una relazione illustra la campagna mediatica dell’Iran per demonizzare i baha’i

Una vasta campagna mediatica, passata inosservata al di fuori dell’Iran, fomenta sistematicamente odio e discriminazione contro i 300 mila membri della minoranza baha’i del paese.

In una relazione pubblicata oggi, la Baha’i International Community documenta e analizza oltre 400 pubblicazioni stampa e mediatiche in un periodo di 16 mesi, che fanno parte di un insidioso tentativo sponsorizzato dallo stato di demonizzare e diffamare i baha’i, usando false accuse, terminologie incendiarie e immagini ripugnanti.

Il testo inglese della relazione si trova in questo indirizzo: http://bic.org/resources/documents/inciting-hatred-book

«Questa propaganda anti-baha’i è sconvolgente per le dimensioni e la veemenza, la portata e la sofisticazione», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Tutto è cinicamente calcolato per fomentare antagonismo contro una comunità religiosa pacifica i cui membri cercano di contribuire al benessere della loro società», ha detto.

Le principali conclusioni della relazione, intitolata «Un incitamento all’odio: la campagna mediatica iraniana per demonizzare i baha’i», sono:

– la propaganda anti-baha’i nasce ai più alti livelli della dirigenza del paese, che la sanziona. Fra questi vi sono il Leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, che l’anno scorso ha pronunziato un discorso altamente discriminatorio nella città santa di Qom;

– la campagna disdegna la legge e le norme internazionali dei diritti umani, compresa una risoluzione approvata qualche mese fa dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che condanna e combatte specificamente la stereotipizzazione negativa e l’incitamento all’odio delle minoranze religiose;

– i baha’i sono stigmatizzati come «estranei» nel loro paese e nemici dell’Islam in modo chiaramente calcolato per provocare la sensibilità religiosa dei musulmani sciiti iraniani;

– la campagna mira a distogliere l’attenzione dalle richieste di democrazia in Iran usando i baha’i come «capro espiatorio» multiuso e, così facendo, a marchiare chi si oppone al governo e i difensori dei diritti umani come baha’i, «come se questo fosse il più odioso dei crimini».

– le autorità disseminano grottesche teorie compresa quella che i giornalisti, in particolare quelli della British Broadcasting Corporation (BBC) e di Voice of America (VOA), sono controllati o influenzati dai baha’i, perché trasmettono reportage sulle violazioni dei diritti umani in Iran;

«Il contenuto diversificato di questi attacchi dimostra un enorme sforzo e un immenso impegno di risorse da parte della Repubblica Islamica», dice la relazione.

«Molti attacchi sono costruiti su volgari mistificazioni della storia baha’i. Alcuni usano una strategia di colpevolizzazione accomunando i baha’i a gruppi totalmente estranei, come i “Satanisti” o la polizia segreta dello scià. Altri ancora ricorrono alla tattica di collegare i baha’i agli “oppositori” del regime, cosa che permette al governo di screditare i baha’i e i suoi oppositori in un sol colpo. La campagna fa ampio uso della Rete e spesso usa immagini crude che mostrano i baha’i come spiriti malefici o agenti di Israele».

Bani Dugal ha detto che il tema della demonizzazione della comunità baha’i iraniana merita l’attenzione dei governi, delle istituzioni legali internazionali e delle persone giuste di tutto il mondo.

«La campagna viola chiaramente la legge internazionale dei diritti umani», ha detto, «e inoltre contraddice la vecchia pretesa dell’Iran presso le Nazioni Unite e altrove, ossia che il paese sta lavorando per appoggiare misure che mettano al bando o condannino ogni discorso di odio contro le religioni o i loro seguaci».

«Le somiglianze fra l’odierna campagna di propaganda anti-baha’i in Iran e altre passate campagne antireligiose sponsorizzate dallo stato sono innegabili. La storia dimostra che queste campagne fanno sempre prevedere vere e proprie violenze contro le minoranze religiose e, nel peggiore dei casi, precedono i genocidi.

«È arrivato al momento di dire all’Iran che queste madornali violazioni delle leggi e delle norme internazioni non possono più essere tollerate», ha detto la signora Dugal.

Per leggere l’articolo in inglese online e accedere ai link, si vada a:

http://news.bahai.org/story/861

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